SERDAR ZKAN.
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LA TIMIDEZZA DELLE ROSE.
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Traduzione di: Fabrizio Ascari.
2008. RCS Libri,  MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Siamo dovunque sia il nostro cuore. Se il tuo cuore  qui, non importa quanto tu sia lontano.
Diana  una ragazza poco pi che ventenne. Tutto nella sua vita sembra scorrere normalmente: amici, amori, studio, fino a quando una lettera sconvolge la sua vita. La madre, infatti,
prima di morire le ha lasciato un messaggio,in cui le rivela l'esistenza di una sorella gemella, Mary, che il padre aveva portato via con s.
Dopo aver ascoltato le parole di un vecchio cartomante, che la fanno riflettere sul suo destino, e dopo aver letto le lettere che Mary aveva mandato alla madre parlando di un giardino di rose a Istanbul, Diana si convince alla ricerca di sua sorella.
Diana parte cos alla volta della Turchia. Non sa ancora cosa l'attende: un viaggio nel sapere, che ridefinir profondamente tutta la sua vita, sia passata che futura.
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L'AUTORE.
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Serdar zkan  nato nel 1975 in Turchia. Si  laureato al Robert College, completando la sua formazione in Marketing e Psicologia alla Leigh University, in Pennsylvania, USA.
 poi tornato in Turchia e ha continuato gli studi di Psicologia all'Universit Bosphorous di Istanbul.
Dal 2002 si  dedicato a tempo pieno alla scrittura. La timidezza delle rose  il suo primo romanzo, in corso di traduzione in oltre quindici paesi.
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LA TIMIDEZZA DELLE ROSE.
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Dedica.
Al mio amato padre, Oktay zkan, che mi ha sempre incoraggiato a perseguire i miei sogni, e a tutte le rose autentiche...
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O rosa, sei malata: l'invisibile verme che vola nella notte, nell'ulular della tempesta, ha scoperto il tuo letto di gioia cremisi, e il suo cupo amore segreto distrugge la tua vita.
William Blake, La rosa malata, Canti dell'esperienza.
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Dovresti entrare in un giardino, dovresti attraversarlo, dovresti odorare una rosa appena sbocciata, una rosa che non appassisce mai...
Yunus Emre
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Prologo.
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Efeso! Citt della dualit. Sede del tempio di Artemide e della Santa casa di Maria, madre di Dio. La citt che incarna l'ego e l'anima. L'epitome della vanit e dell'umilt. Il simbolo dell'asservimento e della libert. Efeso! La citt in cui gli opposti si intrecciano. La citt che  umana come ogni anima viva.
Una sera d'ottobre erano seduti sulla riva del Meles nei pressi di quella citt... l'antica Efeso. Il sole stava calando dietro il monte Bulbul, tinto di scarlatto dai suoi raggi. Coloro che parlavano la lingua dei cieli avevano portato loro la lieta novella della pioggia imminente.
San Paolo parla alla gente della Madonna, disse la giovane donna. Odi la folla in collera che urla, protesta e lo maledice? In migliaia si ribellano contro la nuova religione che vieta loro di adorare la dea tanto amata. Ascolta! La folla strepita: Non vogliamo Maria! Noi veneriamo Artemide!
Artemide? chiese il giovane. La dea? La Diana dei Romani?
Non curarti di lei, disse la giovane donna. Non  altro che un'illusione, concepita e venerata da altri.
Sembra che tu la conosca bene.
La conosco come me stessa.
Allora, non puoi parlarmene?
 la dea della caccia, cominci la giovane. Una vera cacciatrice le cui frecce procurano una morte rapida ai suoi nemici. Libera di spirito eppure schiava, soggetta eppure orgogliosa. Sotto un ulivo, Latona partor lei e...
Dopo un profondo respiro, soggiunse: E il suo gemello...
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CAPITOLO 1.
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Due fanno una...
Soltanto una. S, naturalmente! Naturalmente c'
soltanto una bottiglia.
No, non  vero... Vedo due bottiglie.
Ma forse ci vedo doppio, forse c' ancora una possibilit
che ci sia soltanto una bottiglia...
No, non posso essere cos ubriaca, non posso vederci
doppio. Devono esserci davvero due bottiglie.
S, d'accordo, ci sono due bottiglie. Ma perch ce
ne sono due? Perch due?
Oh, Dio, sono esattamente uguali. La grandezza,
la forma, il colore sono esattamente gli stessi, persino
la loro maledetta data di produzione  la stessa!
Ma come? Come pu una bottiglia diventare doppia
all'improvviso? Come pu succedere una cosa
simile?
E perch?
Non  bello...
In una delle ville pi lussuose della citt, situata
su una collina sovrastante la baia, veniva rivissuta la
stessa scena ripetutasi quasi ogni sera nell'ultimo
mese. Distesa davanti alle bottiglie di vino fra i
cuscini del divano nero in un angolo dell'enorme
soggiorno, Diana cercava di capire come la sua vita
avesse subito un cos repentino sconvolgimento.
Quella sera, al pari di ogni altra sera, le angosce
tenute a bada durante il giorno riprendevano il sopravvento
opprimendola come una cappa di piombo.
Come al solito, aveva il corpo intorpidito, i
capelli castani arruffati e gli occhi verdi iniettati di
sangue. Il suo sguardo vagava dalle due bottiglie
posate sul tavolino alla foto di sua madre sulla mensola
del caminetto.
Unica differenza rispetto alle altre sere: aveva
acceso il caminetto per bruciare le due lettere. Le
fiamme guizzanti, che si riflettevano sul volto di Diana
in quella calda serata di maggio, parevano attizzare
il fuoco che la struggeva.
Vuotato il bicchiere che teneva in mano, lo
lasci cadere sul pavimento. Prima di raccogliere le
forze per afferrare la seconda bottiglia, per un attimo
gir gli occhi verso quella che aveva appena finito.
Sai, disse alla bottiglia, sei esattamente come
me. Anche vuota, stai ancora spudoratamente dritta.
Ebbe un sorriso sarcastico. Be', siamo dee,
non  vero? Che cosa pu abbatterci?
Poi si rivolse alla seconda bottiglia. Quanto a te,
intrusa!, mamma dice che siamo gemelle. Ma per
me non sei nulla, nient'altro che un'illusione.
Sollevatasi dai cuscini del divano, Diana si chin
verso il tavolino, ma invece di afferrare la bottiglia,
raccolse la lettera della madre che si trovava accanto
a essa. La lettera che, nel giro di pochi minuti,
aveva fatto comparire la seconda bottiglia.
Sua madre gliel'aveva data un mese prima, alla vigilia
della sua scomparsa. Le aveva chiesto di aprirla
solamente dopo la sua morte, soggiungendo: Sono
le mie ultime volont, tesoro. Voglio che tu mi prometta
di adempierle.
Diana le aveva chiesto che cosa desiderava che
facesse, ma la madre, senza rispondere alla sua domanda,
l'aveva fissata con i grandi occhi azzurri in
paziente attesa della promessa. Era stato come se
quegli occhi non volessero mai arrendersi, perci,
alla fine, incapace di sopportare pi a lungo lo
sguardo implorante della madre, Diana aveva dato
la propria parola.
Allora gli occhi di sua madre avevano ritrovato lo
scintillio di un tempo e il suo volto pallido si era rianimato
per un attimo. Presa la mano di Diana fra le
sue, aveva detto: Sapevo di poter contare su di te,
tesoro. Occupati di lei, occupati di lei meglio che
puoi.  unica.
Chinandosi verso la madre, Diana aveva chiesto:
Lei? Lei chi? Di chi stai parlando, mamma? Ma
la sua domanda era rimasta senza risposta fino alla
dipartita della madre il giorno seguente.
Quando Diana aveva letto la lettera, si era sentita
mancare la terra sotto i piedi. Cadendo lentamente
in ginocchio, l'aveva scorsa pi e pi volte mentre le
venivano meno le poche forze rimastele.
Da allora, ben poco era cambiato.
Prima di gettare nel fuoco la lettera della madre,
Diana la lesse un'ultima volta:
1 aprile
Carissima Diana,
spero tu stia bene, tesoro. Devi stare bene. Non
devi mai credere di avermi perduta. So che non 
facile. Ma ti prego, tenta...
Per favore, non scordarti di farmi sapere ogni
tanto come stai. Butta gi qualcosa per me nel tuo
diario, parla alla mia foto, scrivi storie per me...
Non appena sar stata fissata la data della consegna
dei diplomi, fammelo sapere. E per favore
non rinunciare alle tue passeggiate serali. Continui
a frequentare i tuoi corsi, non  vero? Hai
ricevuto qualche risposta alle tue domande di lavoro?
Soprattutto, non appena ricominci a scrivere le
tue belle storie, dimmelo, ti prego. Chiss, forse
molto presto, mi darai la bella notizia che hai
finalmente deciso di diventare una scrittrice.
Tesoro, che cos' che ti impedisce di perseguire
il tuo sogno pi grande? Anche se, come sempre, 
una tua scelta. Ci che voglio  la tua felicit.
Parlo della tua felicit, Diana, ma ci che ti
devo dire in questa lettera pu addolorarti. Ti prego
di credere che non  mia intenzione farti soffrire.
Ma temo di non avere altra scelta. Perdonami...
Vorrei davvero poter parlare con te faccia a
faccia di ci che sto per dirti. Ma, come puoi vedere
dalla mia scrittura incerta, non ho pi la
forza di metterti di fronte a questa notizia n di
fornirti tutti i particolari. La mia unica speranza
 che Dio mi aiuti ad arrivare alla fine di questa
lettera.
Non so proprio da dove cominciare...
E anche se lo sapessi, non potrei. Perch per
cominciare devo tornare indietro di ventiquattro
anni, al giorno in cui avevi un anno, al giorno in
cui hai visto tuo padre per l'ultima volta.
Diana... la verit  che tuo padre non  morto,
tesoro. Ma ci ha abbandonate, portando con s la
tua gemella Mary...
Per tutti questi anni ti ho lasciato credere che
fosse morto perch non provassi il mio dolore e
non crescessi segnata dall'abbandono paterno. Gli
ho persino fatto fare una tomba che, all'epoca in
cui vivevamo a New York, andavi a visitare ogni
mese pensando fosse quella di tuo padre, che era
come morto anche per me.
Quando ci siamo trasferite a San Francisco, 
stato come se ci fossimo lasciate il passato alle
spalle. Qui non ho mai detto a nessuno che tuo
padre era vivo n ho mai fatto cenno a Mary.
Sapevo che tuo padre, che ci aveva separate da Mary,
non ce l'avrebbe mai fatta rivedere. Deve averle
raccontato una storia simile a quella che ho
inventato per te.
Ti chiederai, giustamente, perch ti racconti
tutto ci adesso. Lascia che ti spieghi...
Circa un mese e mezzo fa, tuo padre  stato
informato della mia malattia da un amico comune
e deve essersi voluto liberare di un senso di colpa
dando il mio indirizzo a Mary. Ma so che non le
ha parlato di te o della mia malattia.
Da allora ho ricevuto una lettera di Mary ogni
settimana... quattro lettere in tutto. Ma sempre
senza l'indirizzo del mittente. Scriveva che non
vedeva l'ora di venirmi a trovare. Una settimana
fa, tuttavia, ho ricevuto questo biglietto da lei:
Mamma, non riesco pi a sopportare di starti
lontana. Se non posso ricongiungermi a te,  inutile
vivere. Oh, mamma... Vorrei uccidermi...
Mary, 23 marzo.
A giudicare dalle sue lettere, tua sorella sembrava
cos piena di vita che non riesco ancora a
capacitarmi che abbia scritto una cosa simile. E
dato che ha il mio indirizzo, perch non  venuta
a trovarmi?
Come se quel biglietto non fosse bastato, ieri ha
telefonato tuo padre. Era la prima volta in ventiquattro
anni. Non appena ho udito la sua voce, ho
capito che chiamava per Mary. Infatti le sue prime
parole sono state: "Sai dov' Mary? Ha proseguito
dicendo che circa due settimane prima Mary era
sparita lasciando una lettera d'addio... che troverai
allegata a questa mia. Tuo padre me l'ha inviata
ieri per fax. Mi ha raccontato di averla cercata
ovunque, rivolgendosi a tutti i suoi amici, ma senza
alcun risultato.
Oh, Diana, con il poco tempo che mi resta, non
c' pi nulla che possa fare ormai. Sono cos spaventata...
Sei la mia unica speranza. Perci non ho
altra scelta che chiederti di ritrovare la tua gemella
e di occuparti di lei.
Mi dispiace tanto di accrescere il tuo dolore e di
opprimerti con una simile responsabilit. Ma mi
dispiace ancora di pi di lasciarmi dietro un'altra
figlia che ha vissuto sempre nella speranza di incontrare
sua madre.
Sapendo quanto mi ami, non ho alcun dubbio
che farai tutto il possibile per esaudire questo mio
ultimo desiderio. Ma mi rendo conto che non sar
facile ritrovare Mary. Non c' assolutamente alcun
indizio di dove possa trovarsi. La nostra sola speranza
 che nelle sue lettere abbia lasciato una porta
socchiusa sul mondo straordinario che si  creata.
Il suo  un mondo astruso, segreto, da favola;
eppure, nello stesso tempo,  cos reale. Sono certa
che non lo abbia condiviso neppure con suo padre
o con i suoi amici pi intimi, ecco perch ritengo
che noi, pi di chiunque altro, abbiamo migliori
probabilit di ritrovarla.
Mi piacerebbe che entrassi nel mondo di Mary e
seguissi le sue tracce. Dopotutto, chi potrebbe farlo
meglio della sua gemella?
Nelle lettere di Mary figurano tre nomi: Zeynep,
"Socrate e quello di un palazzo. Da soli possono
non bastare a rintracciarla. Ma purtroppo 
tutto ci che abbiamo.
Le lettere di Mary si trovano nello scrigno antico.
Ne troverai la chiave nel mio portagioie.
Diana, spero che tu e Mary siate presto riunite,
proprio come lo eravate un tempo nel mio ventre.
E quando accadr, scrivimi, ti prego...
Diana, tesoro, non  il momento di dirsi addio.
Non  mai il momento. Ti prego, non dimenticare
mai che sono sempre con te. E che ti amo tantissimo.
Tua madre
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CAPITOLO 2.
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Diana apr la lettera di addio che Mary aveva
scritto al padre. Era venuto il suo turno di andare in
fumo.
17 marzo
Caro pap,
oggi devo andarmene di casa.
Ti chiederai perch...
Ieri, dopo tanti anni, ho riletto Il piccolo principe
di Saint-Exupry. Il libro mi  sembrato completamente
diverso! L'unica cosa che non  cambiata
 che la rosa resta ancora il mio personaggio
preferito. E la volpe, naturalmente; perch  lei a
insegnare al piccolo principe come diventare responsabile
della sua rosa.
Finalmente credo di cominciare anche a capire
che cosa significhi essere responsabile di una rosa.
Ed  la ragione per la quale me ne vado.
Alla fine del libro, Exupry ci esorta a chiederci:
La pecora ha mangiato o non ha mangiato la
rosa? L'autore dice che la risposta a questa domanda
cambia tutto. Perci mi pongo una domanda
simile: Gli Altri hanno rubato o non hanno
rubato la mia rosa?
Exupry aveva ragione: la risposta a questo
cambia tutto. Ma so che nessun adulto capir mai
perch.
Me ne vado perch la mia risposta a questa domanda
 "S.
Me ne vado a recuperare la mia rosa...
Mary
Diana si rivolse ancora una volta alle bottiglie: Ditemi,
bottiglie! Ditemi cosa mai significhi tutto ci!
Non  pazzesco? Andarsene all'improvviso dopo avere
letto un libro... Scomparire a causa di una rosa?
Recuperare la rosa, essere responsabile di una rosa...
No, no, non sono interessata a sapere che cosa
rappresenti la rosa nel Piccolo principe, n quale
significato abbia per quella ragazza. Davvero non
me ne potrebbe importare di meno! Tutto ci che
voglio sapere  per quale motivo devo essere io a
pagare perch una ragazza che non ho mai visto se
n' andata di casa con il desiderio di suicidarsi!
Tacque, arrabbiata con se stessa per la sua richiesta
di aiuto alle bottiglie che aveva tanto disprezzato
poco prima. Ma chi altri c'era l? Chi altri l'avrebbe
ascoltata, a parte quelle bottiglie?
Com'erano vere le parole di mamma, mormor
Diana. Ha detto che Mary era unica... Naturale,
naturale che  unica. Il modo in cui mi ha rubato
mia madre  davvero unico.
Dopo un attimo di silenzio, Diana accartocci la
lettera di Mary e la gett nel fuoco. Perdonami,
mamma, sussurr, osservando senza espressione la
carta che si trasformava lentamente in cenere.
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CAPITOLO 3.
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Diana si svegli di soprassalto al suono del campanello
della porta che, nonostante le sue note melodiose,
le trafisse la testa dolorante come un coltello.
Signora Lopez! Signora Lopez! Per favore, vada
alla porta!
Non ricevendo risposta, si ricord che era il giorno
libero della signora Lopez. Si alz a fatica dal
divano e, reggendosi in piedi a stento, si diresse alla
porta.
Nel monitor della telecamera di sorveglianza pot
vedere che lo scocciatore era Gabriel, il corriere che
le consegnava regolarmente pacchi di ogni tipo adorni
di nastri o fiori.
Quando apr la porta, si trov davanti Gabriel
con l'ennesimo pacco infiocchettato, che gli arrivava
quasi al mento. Il suo volto bruno, la sua tuta e il suo
berretto marrone si accordavano perfettamente con
il colore della confezione.
Buongiorno, signorina, disse Gabriel. Ho un
altro regalo per la pi bella ragazza di San Francisco.
Sa mica se vive qui?
Non ti pare un po' presto per consegnare dei
pacchi, Gabriel?
Be', allora questo deve essere l'indirizzo giusto.
Ma forse  l'ora sbagliata?
Che ore sono?
 gi mezzogiorno.
 davvero cos tardi?
Diana prese il pacco e firm la ricevuta tracciando
uno scarabocchio illeggibile. E prima che Gabriel
potesse dire la sua solita frase: Arrivederci
alla prossima consegna di un regalo dei suoi ammiratori,
chiuse la porta.
Di solito ricevere pacchi regalo ben confezionati
la rendeva felice. Questa volta, per, non era minimamente
interessata a sapere che cosa contenesse la
scatola o chi l'avesse mandata. La lasci sul pavimento
e si diresse di nuovo verso il divano.
Passando davanti allo specchio dell'ingresso,
not le macchie di vino sulla camicetta. All'improvviso,
come le succedeva ormai regolarmente,
si ricord di sua madre. In un modo o nell'altro, le
cose pi banali o apparentemente senza alcun rapporto
con la madre bastavano a farle tornare alla
memoria dei momenti vissuti con lei. Un colore, un
odore, una parola e adesso quell'indumento macchiato.
Il ricordo del giorno in cui aveva acquistato
quella camicetta e della conversazione che ne era
seguita con la madre si ripresent con vivezza
come se fossero trascorse soltanto ventiquattro
ore...
Per Diana era stato solo un giorno di shopping
come gli altri. Nella boutique, prima aveva riflettuto
sulla necessit o meno di una nuova camicetta,
dicendosi che aveva gi fatto abbastanza acquisti
per quel giorno, ma aveva finito col comperarne
un'altra gialla.
Quando l'aveva mostrata alla madre, Diana non
si era preoccupata di nasconderle il cartellino con il
prezzo: 900 dollari.
Dopo un'occhiata al prezzo, sua madre chiese:
Tesoro, hai letto dell'asta a Parigi nel giornale di
ieri?
No, mamma, perch?
Un panciotto appartenuto a Cartesio  stato
aggiudicato per 125.000 dollari.
Oh, davvero? Sono contenta che non ci fossimo.
Tu non lo avresti comprato e io non sarei riuscita
a togliermelo dalla testa. Comunque, guarda,
la mia camicetta  assai pi elegante del panciotto
di Cartesio, non trovi?
Ben 125.000 dollari, Diana!
Oh, d'accordo, capisco che cosa vuoi insinuare.
Stai cercando di dirmi che 900 dollari non sono
davvero molti per un capo del genere, non  vero,
cara mamma?
Diana sapeva benissimo che non era ci che sua
madre intendeva, ma voleva usare il proprio fascino
per farle digerire il suo acquisto e potere andare ad
appendere allegramente la sua nuova camicetta assieme
a tutte le altre.
Be', su un punto hai ragione, tesoro. La tua
camicetta  certamente pi elegante del panciotto
di Cartesio, che non era di seta o di kashmir, n firmato
Donna Karan o Armani. In un grande magazzino
non sarebbe stato venduto a pi di 15 dollari.
Ma il prezzo d'asta ha senso, mamma. Voglio
dire, il panciotto era stato indossato da Cartesio!
Vero. L'essere stato indossato da un personaggio
come Cartesio accresce il valore di un capo di
abbigliamento. Ma puoi immaginare il contrario?
Che cosa intendi dire?
Un capo di abbigliamento che accresca il valore
di una persona...
Diana abbass il capo un attimo. Aveva capito
che cosa la madre, nella sua inimitabile maniera,
stesse cercando ancora una volta di dire: L'unica
cosa di cui hai bisogno per sentirti speciale sei tu.
Capisco ci che intendi dire, mamma, ma gli
altri vogliono sempre vedermi con addosso il meglio.
Mi salutano solo dopo avermi squadrata da
capo a piedi. Se porto gli stessi vestiti due giorni di
seguito, mi guardano sbalorditi. Mi piace essere
giudicata in base alle apparenze? O vedere il rispetto
insincero negli occhi della gente? O udire i loro
mormorii sul mio guardaroba di alta moda, il mio
Cartier, la mia Maserati, il mio questo, il mio quello...
No, mamma, non mi piace proprio. Ma sai che
 per la nostra posizione che tutti, in ogni momento,
si aspettano il meglio da me.
E tu ti senti in dovere di non deludere le loro
aspettative,  cos, tesoro?
Che cosa posso fare? Non viviamo nella giungla.
Con un allegro sorriso, soggiunse: Ammettilo,
mamma. Diana Stewart  diventata un marchio. Come
posso deludere il mio pubblico che mi ammira
incondizionatamente? 
Cinque mesi prima, tuttavia, dal momento in cui
il dottore aveva pronunciato quelle poche parole,
molte cose erano cambiate nella vita di Diana.
Stiamo per perdere tua madre, aveva detto il dottore.
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CAPITOLO 4.
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La cucina con il suo armadietto delle medicine
sembrava cos lontana. Ogni giorno la casa diventava
sempre pi grande per Diana. La distanza fra il
soggiorno e la cucina, fra la cucina e la camera da
letto e fra la camera da letto e il bagno si faceva
sempre pi lunga. Era ormai da un mese che non
scendeva nel seminterrato dove si trovava la piscina
o non saliva al piano superiore dove c'erano la terrazza
e l'atelier, perci non sapeva se anche quel
tragitto si fosse allungato e non aveva alcun desiderio
di scoprirlo.
Quando raggiunse finalmente la cucina, si vers
un bicchiere di acqua e lo bevve tutto d'un fiato.
Poi se ne vers un altro. E un terzo, stavolta dopo
avervi disciolto due aspirine.
Torn in soggiorno. Mentre si dirigeva di nuovo
verso il divano, squill il suo cellulare. Squill una
seconda volta, una terza, una quarta... Dopo il settimo
squillo, si decise a rispondere.
Buon compleanno! Buon compleanno! Buon...
grid la voce di un giovane.
Diana spense immediatamente il telefonino e lo
gett sul tavolo.
Era vero?!
Era veramente il suo compleanno? Qualcuno
aveva dovuto ricordarglielo?
In passato, per, aveva sempre contato i giorni
che mancavano al suo compleanno e fatto i preparativi
per tempo, compilando una lista di coloro
con cui festeggiava abitualmente.
Il nome in cima alla lista era sempre quello di sua
madre.
Quello sarebbe stato il primo compleanno che
avrebbe trascorso senza di lei. Il primo di una serie
di compleanni...
Gli occhi le si riempirono di lacrime.
Raggiunta la scrivania, frug in parecchi cassetti
prima di riuscire finalmente a trovare il suo diario.
Sedutasi sul pavimento, lo apr e cominci a scrivere.
Amata mamma,
hai detto che saresti stata sempre con me... Se 
vero, allora perch mi manchi tanto?
Mi sono appena resa conto che oggi  il mio
compleanno...
Oh, mamma... Dove sei?
Perdonami, mamma, per non averti ancora
risposto. Ma  la prima volta che apro il mio diario
da quando te ne sei andata...
No, non sono arrabbiata con te per la tua rivelazione.
Forse all'inizio ero un po' in collera, forse
anche un po' affranta, ma il mio risentimento non
 durato a lungo. Sono certa che avessi delle buone
ragioni per nascondermi la verit.
Ma mi dispiace, mamma, non ho cercato Mary.
Non le perdoner mai di averti fatto vivere i tuoi
ultimi giorni nella preoccupazione e nell'angoscia.
Non ho neppure letto le sue lettere, riesci a
crederlo? Forse  gi morta da un pezzo... Perdonami...
Sai che cosa mi fa pi male, mamma? La sensazione
di non riuscire a mantenerti viva nel mio
cuore per essere venuta meno alla promessa che ti
avevo fatto. Ogni cosa mi ricorda sempre te, ma
ci peggiora solo la situazione... Mi sembra di non
poterti ricordare in pace... Se non si fosse fatta
viva, le cose non sarebbero cos.
E non voglio sapere nulla neppure di quell'uomo.
Sono sicura che tu avessi ragioni pi che valide
per considerarlo come morto per entrambe.
Comunque... Fammi rispondere alle tue
domande, mamma...
Oggi  l'ultimo giorno di lezioni. Mi diplomer
fra le prime tre della mia classe. La cerimonia
della consegna dei diplomi avr luogo il 19 maggio,
alle cinque del pomeriggio. Non puoi immaginare
quanto vorrei che tu fossi presente...
A dire la verit, non ho ripreso le mie passeggiate
serali. Ma non preoccuparti, ricomincer non
appena mi sentir meno stanca.
Per quanto riguarda le mie domande di lavoro...
La settimana scorsa, due dei pi stimati studi
legali della citt mi hanno offerto un posto. Vogliono
una risposta entro la fine del mese, ma non
ho ancora deciso quale accettare.
Lo so, mi esorteresti a respingere tutte le offerte
e a diventare invece una scrittrice. Vorrei davvero
poterlo fare, mamma. Ma sai bene quanto me
che sei la sola cui piacciano le mie storie. Gli altri
le trovano scadenti.
Comunque, se ho sognato di fare la scrittrice 
stato per le meravigliose storie che eri solita raccontarmi.
Erano le tue storie a dare significato alla
mia vita. Ma adesso te ne sei andata. E le tue storie
con te. Non puoi pi raccontarmene altre e, se
scrivessi un libro, non potresti mai leggerlo. Non
potresti mai dire: Oh,  splendido, Diana.
Questo  quanto, mamma, per ora. Spero tu
sappia, in un modo o nell'altro, che me la cavo.
Diana fiss il suo diario per un po'. Aveva scritto
la pagina mossa dalla sensazione fuggevole che
sua madre aspettasse qualche notizia da lei. Ma era
ridicolo! I morti non potevano leggere le lettere indirizzate
a loro n potevano apprendere che le figlie
se la cavavano.
Chiuso il diario, si avvicin alla cornice d'argento
che sua madre aveva fatto fare apposta per lei come
regalo di compleanno. Un mese prima di morire, le
aveva porto la cornice ornata da rose nere, una per
ogni lato, dicendole: Buon compleanno, tesoro.
Diana aveva capito immediatamente il sottinteso e si
era trattenuta dal sottolineare che mancavano ancora
due mesi alla ricorrenza.
Accarezzando le quattro rose nere che decoravano
il pi prezioso ricordo della madre, lesse a voce
alta la poesia racchiusa nella cornice:
No, non  ci che pensi,
non mi hai perduta.
Ti parlo attraverso ogni cosa,
dietro i ricordi...
Una lacrima le scivol sulla guancia. No, mamma,
non  ci che tu pensi, sussurr. Ti ho perduta.
E tu non mi parli.
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CAPITOLO 5.
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Diana si sedette accanto al pacco con la speranza
che le fosse stato inviato dalla madre. Si stupiva
che neppure quel pacco regalo le avesse ricordato il
suo compleanno.
Apertolo, vi trov una bottiglia di champagne,
un cuore di cristallo, un biglietto di compleanno e
una lettera d'amore senza firma. Prima che avesse la
possibilit di alzarsi per andare a buttare tutto nella
spazzatura, il campanello della porta suon di nuovo.
Sembrava proprio che quel giorno non potesse
stare tranquilla.
Con sorpresa mista a fastidio, vide sul monitor
Isabel e Andrea, le amiche carissime che si interessavano
solo alle sue acconciature, ai suoi abiti, al
suo successo in societ.
Tuttavia Diana sapeva anche che era merito loro
se si sentiva ammirata e speciale. Grazie ad amiche
come Isabel e Andrea era diventata la Diana.
In considerazione di ci di cui era loro debitrice,
adesso che erano venute a trovarla, non poteva lasciarle
fuori o dire loro di venire un'altra volta o gridare
da dietro la porta che non voleva vedere nessuno.
Perci apr la porta.
Buon compleanno a te, buon compleanno a te,
buon compleanno, cara dea, buon compleanno a
teee!
La loro manifestazione di gioia cess quando
notarono il suo aspetto trasandato.
Che ti  successo, Di?! chiese Isabel.
Quante volte ti devo dire di non mischiare i
tuoi drink, Di? esclam Andrea. Poi, non soddisfatta
forse della vista che si godeva dal soggiorno,
afferr la mano di Isabel e la trascin in fretta verso
la scala che portava alla terrazza, mentre cominciava
un fuoco di fila di domande.
Non abbiamo un party di compleanno stasera,
Di? Perch non eri a scuola? Allora, qual  il programma?
Non appena uscirono sulla terrazza, Isabel pass
un dito sui mobili di tek. Ecco, signorina Stewart!
Questa polvere dimostra a sufficienza che, sebbene
l'intera citt sia ai tuoi piedi, hai rinunciato a goderti
la vista. Non  vero, Andrea?
Certo! conferm l'amica.
Be', Di, prosegu Isabel, non hai risposto alla
domanda di Andrea. Che cosa c' in programma per
stasera?
Credo che non far nulla.
Cosa?!
Non voglio mai deludervi, lo sapete, ma sono
andata a letto tardissimo la notte scorsa e ho la testa
che mi scoppia, perci...
Ma oggi  il tuo compleanno, Di!
Non ho proprio voglia di...
Che ti sta succedendo, Diana? chiese Isabel
guardandola severamente. Eri tu a guidare la compagnia
e adesso non ti si vede quasi pi. Lo sappiamo,
stai attraversando un periodo difficile, lo capiamo
tutti. Ma credi che chiuderti in casa ti aiuter a
superarlo? Pensi sia ci che tua madre avrebbe
voluto? Rimettiti in sesto. Sei una ragazza forte.
No.
No cosa?
Sono debole.
No, non lo sei. Non puoi esserlo. Hai una lunga
strada da percorrere, mete, sogni... Ma se continui
a comportarti cos, non...
Quali sogni?
Be', non sogni di diventare un avvocato di successo?
Tirando un sospiro, Diana guard prima Isabel e
poi Andrea. Non avevano davvero idea, eh?
Non ho mai sognato di diventare un avvocato,
Isabel.
Che cosa vuoi dire?
Ho sempre sognato solo di fare la scrittrice.
Oh, giusto, quel sogno! disse Isabel.
Oh, suvvia, Di, replic Andrea. Non siamo
pi bambine. Quando ero piccola, volevo fare la
cantante. Ma quando sono cresciuta, indovina? Mi
sono resa conto di avere la voce di una cornacchia! 
N l'espressione amichevole sul volto di Andrea
n la sua autoironia bastarono a mascherare l'allusione.
Non preoccuparti, Andrea, disse Diana. So
gi che scrivo coi piedi.
Non intendevo dire questo, Di, io...
Be', ragazze, non  il momento di metterci a
discutere, disse Isabel. E per stasera?
N Diana n Andrea risposero.
Di, adesso dovremmo davvero muoverci, abbiamo
la prova dei completi per la consegna dei diplomi.
Ma passeremo a prenderti stasera, diciamo
verso le otto. Trovati pronta, cos non perdiamo tempo.
Ti porteremo all'Olympia o Da Mario, che ne
dici? E se ti va, da Pulana, okay? Alcune telefonate e
la vecchia compagnia si riunisce. Come ti pare il programma?
Io ci sto! grid Andrea.
Be', disse Diana, mille grazie per essere venute...
Ma oggi voglio restare sola.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Quando Isabel e Andrea se ne furono andate,
Diana rimase ancora sulla terrazza, pensando a quanto
poco la conoscessero. Erano amiche da anni, avevano
riso e si erano divertite insieme, condividendo
tanti bei momenti... Allora, come mai le due ragazze
non conoscevano i suoi sogni? Ma poi che importava
se nessuno capiva un sogno che aveva deciso di
abbandonare?
Pens alla domanda che la madre le aveva rivolto
nella sua lettera: Tesoro, che cosa ti impedisce
davvero di perseguire il tuo sogno pi grande?
Diana sapeva che se anche avesse avuto mille vite
da vivere, in ognuna avrebbe voluto fare la scrittrice.
Aveva scelto giurisprudenza unicamente perch
temeva di non essere all'altezza del suo sogno...
Per prima cosa, quelli del suo ambiente avrebbero
pensato che sprecasse le sue doti. Ciononostante,
per, avrebbero dissimulato educatamente il loro
reale pensiero dicendole che aveva scelto una professione
quanto mai interessante e appassionante.
Ma dietro le loro parole ci sarebbero sempre stati
una velata disapprovazione e un larvato disprezzo e
presto sarebbe diventata oggetto di pettegolezzi. La
gente avrebbe sparlato dell'erede di una catena internazionale
di alberghi e di uno dei pi prestigiosi
hotel di San Francisco, della sfortunata Diana Stewart,
un tempo simbolo dei giovani della citt,
ammirata da tutti, ma che era finita col diventare
una scrittrice di cui nessuno leggeva i libri. Coloro
che una volta avrebbero dato qualsiasi cosa per essere
al suo posto, l'avrebbero commiserata pensando
che fosse una fallita...
Diana non aveva mai confidato a nessuno che era
solo perch non voleva affrontare una simile eventualit
che aveva scelto una carriera che avrebbe
avuto l'approvazione della sua cerchia. Perci era
forse colpa sua se le sue amiche non sapevano come
la pensasse in realt. Ma non aveva mai tentato di
parlare loro dei suoi sogni e delle sue speranze?
Certo che s.
Ma ogni volta che aveva tentato, l'avevano giudicata.
Era come se sapessero che cosa fosse meglio
per lei e la sommergevano sempre di consigli su
cosa doveva fare, pensare e persino provare. Non
avevano mai cercato di capire.
Come affrontare la solitudine totale in cui l'aveva
lasciata la scomparsa della madre, se non c'era
nessuno che la capisse?
Per dare sollievo alla mente affaticata, Diana decise
infine di fare una passeggiata serale nel parco
sottostante, come aveva sempre fatto con la madre.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Il parco non era troppo affollato. Avvicinandosi al
mare il pi possibile, Diana passeggi lungo la riva.
Quante volte in passato lei e sua madre avevano
passeggiato l insieme, quante volte? Che cosa non
avrebbe dato per potere fare un altro giro l con sua
madre? Solo un altro giro...
Persa nei suoi ricordi, passeggi per circa un
altro quarto d'ora. Raggiunto il porticciolo con i
suoi velieri, fece dietrofront dirigendosi verso casa.
In genere, per rientrare, prendeva la scorciatoia
attraverso il parco, soprattutto perch le piaceva
osservare la gente bizzarra che vi incontrava. Persone
con i capelli tinti di ogni colore dell'arcobaleno,
con dei piercing nelle parti pi insolite del corpo,
persone senza un centimetro di pelle libera per
un altro tatuaggio...
Come di consueto, il sentiero era affollato di
venditori di cianfrusaglie, di artisti del tatuaggio, di
musicisti ambulanti e di mendicanti.
Mentre superava i mendicanti, Diana ud una
voce baritonale:
Ehi, piccola signora!
Non essendo sicura che si rivolgessero a lei, si
guard attorno ma non vide nessuno a cui potesse
essere rivolto quel richiamo. Allora scorse un vecchio
mendicante che la fissava. Costui grid un'altra
volta: Ehi, piccola signora!
Aveva visto spesso quell'uomo dai riccioli grigi
nello stesso punto, seduto a gambe incrociate su un
pezzo di stuoia di paglia. Era diverso dagli altri
accattoni perch non infastidiva mai i passanti, bench
i suoi occhietti neri osservassero di continuo la
folla in cerca di qualcosa. Un'altra differenza era
costituita dalla scritta che figurava su un angolo
della sua stuoia: Si predice la sorte - 4 dollari.
Diana rimase sorpresa. Era gi passata accanto
all'indovino-mendicante forse un centinaio di volte,
ma mai si era sentita chiamare.
Dice a me? chiese al mendicante indicando se
stessa.
La stai cercando?
Che cosa intende dire?
Lei!
Chi lei?
Se non lo sai tu, come faccio a saperlo io?
Cosa?!
Lei, sto dicendo!
Diana scosse il capo. Era inutile proseguire quella
strana e assurda conversazione. Forse l'uomo
voleva solo prendere in giro il primo malcapitato o
forse stava semplicemente provando un nuovo modo
di attirare l'attenzione di un possibile cliente.
Qualunque fosse la ragione, decise di andarsene il
pi in fretta possibile.
Stava per riprendere la sua strada come se niente
fosse, quando il mendicante la chiam ad alta
voce ancora una volta, inducendola a fermarsi:
Ehil, piccola signora, sono pronto a predirti la
sorte gratis. Su, se sei fortunata forse scoprirai dove
trovarla.
Non so di che cosa stia parlando e neppure voglio
saperlo.
In quel momento, rapido come il lampo, il mendicante
rovesci qualcosa che sembrava cenere nel
bicchiere d'acqua che aveva davanti e cominci a
scrutare il liquido che diveniva grigiastro. Poi disse:
Accidenti, che cosa vedo, che cosa vedo! E uguale
a te. Esattamente identica!
Diana rimase impietrita.
Chi  uguale a me? chiese deglutendo a fatica.
Piccola signora,  molto meglio che tu venga a
sederti adesso.
Diana obbed.
Il mendicante mescol l'acqua con l'indice prima
di passarne delicatamente la punta sul volto di
Diana. Senza attendere la sua reazione, disse: Sia
che tu la cerchi o no, somiglia a te.  proprio uguale
a te! Stessa et, stessa altezza, stesse sopracciglia,
stessi occhi...
Diana sent un brivido correrle lungo la schiena.
Non sapeva davvero che cosa fare o che cosa dire.
Ma ci doveva essere una spiegazione razionale. Non
esistevano le predizioni, non esisteva la lettura del
pensiero. Non c'era alcuna possibilit che quell'uomo
stesse parlando di Mary.
Per dimostrare che era solo un ciarlatano, Diana
chiese: Allora, dov'?
Non lontana.
Dove esattamente? chiese lei alzando la voce.
Il mendicante le prese la mano e le vers un po'
di acqua sporca nel palmo. Dopo averla esaminata
attentamente per un minuto, disse: Si avvicina.
Presto andr lontano, ma ritorner di nuovo.
Quindi sollev il capo fissando lo sguardo su
qualcosa all'altro lato del sentiero. Diana si volt
per vedere che cosa stesse guardando.
A una ventina di metri di distanza c'era un artista
di strada che li stava osservando. Quando costui
si rese conto che lo stavano guardando, torn in
fretta al suo cavalletto. Diana fece un gesto interrogativo
al mendicante.
La ragazza che ti somiglia tanto, disse il mendicante,
un giorno incontrer quell'artista.
Diana scatt in piedi. Era stato un errore sedersi
l. Era ovvio che l'uomo la stava prendendo in giro.
Se ne sarebbe dovuta rendere conto da un pezzo.
C'era stata una maliziosa espressione di divertimento
sul suo volto rugoso fin dall'inizio.
Mentre Diana se ne andava in fretta, il mendicante
le grid dietro: Leggi. Apri ci che  scritto
e leggi.
Apri e leggi! Tali parole raggiunsero Diana come
frecce infide.
Anche quella era una coincidenza? Quelle parole
potevano alludere alle lettere di Mary che non
aveva mai aperto e tanto meno letto? Le girava la
testa, ma stavolta prosegu senza voltarsi indietro.
Anche se voleva rincasare in fretta e dimenticare
l'episodio, Diana rallent involontariamente l'andatura
mentre superava il giovane artista di strada che
stava davanti al suo quadro. Diede una rapida occhiata
a quel tipo trasandato per vedere se potesse
trovare un senso in ci che le aveva detto il mendicante.
Probabilmente di qualche anno pi grande di lei,
l'artista era alto, prestante, abbronzato e con capelli
castani arruffati. Indossava una vecchia T-shirt
marrone rossiccio e un paio di jeans bucati alle
ginocchia. I suoi sandali erano troppo impolverati
per indovinarne il colore.
Appoggiati alla cancellata che circondava una
palma vicina c'erano i suoi quadri in vendita, quasi
tutti con lo stesso soggetto: il cielo, il mare e un gabbiano
in ciascuno. Un cartellino con il prezzo, 75
dollari, pendeva da ogni tela. Sebbene la qualit della
pennellata fosse modesta, i quadri di per s erano
interessanti.
L'artista, accortosi dello sguardo di Diana che
vagava da lui ai suoi quadri e viceversa, le punt addosso
i grandi occhi nocciola. Posso esserle utile?
Oh, do solo un'occhiata.
Ma sa vederli?
Prego?
Insomma, le piacciono i miei quadri?
Mi piace la sua scelta dei toni.
L'artista rimase in silenzio.
Diana, che si era aspettata almeno un grazie
per il suo complimento, disse: Allora... addio.
Il pittore si limit a fare un cenno con la mano e,
senza aspettare che Diana se ne andasse, si concentr
di nuovo sul suo quadro.
Diana non aveva nessuna intenzione di formalizzarsi
per le maniere di un artista di strada. Almeno
non quel giorno. Ma, mentre si allontanava con passo
spedito, non poteva fare a meno di pensare alla
villania del suo comportamento e alla sua antipatia.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Della falena che aveva volato per la stanza non
erano rimasti che un filo di fumo attorno alla lampada
e un leggero odore di bruciato. A quella vista,
Diana si chiese che cosa avesse spinto l'insetto a
gettarsi su quella luce mortale.
Doveva avere seguito un richiamo istintivo a
rifuggire dal buio, pens. La precipitazione del suo
volo doveva essere stata una ribellione contro le tenebre
che l'avvolgevano. Una ribellione contro l'incertezza.
Aveva scelto di dissolversi nel fuoco invece
di trascorrere una vita effimera in una oscurit perpetua.
Aprire e leggere le lettere di Mary non sarebbe
stato come imitare la falena? Sarebbe stata un'evasione
dalle tenebre in cui era precipitata ignorando
l'ultimo desiderio di sua madre? E in tal caso, sottraendosi
alle tenebre, all'incertezza e alla slealt
avrebbe corso il rischio di finire distrutta come la
falena?
Diana non sapeva pi che cosa pensare. Non
sapeva perch fosse nel buio, come ci fosse finita o
di chi fosse la colpa... Era colpa sua per non avere
agito secondo la volont della madre? O era colpa
della madre che le aveva posto sulle spalle un cos
pesante fardello? O del padre che aveva diviso la
famiglia in due? Forse la colpa sarebbe dovuta ricadere
su Mary poich era stata lei a inviare quel messaggio
egoistico a sua madre. O forse su Dio che le
aveva strappato la madre. Forse erano da incolpare
tutti, forse nessuno...
Non conosceva la risposta, eppure sentiva di
avere perso il controllo della propria vita da molto
tempo. Era come se eventi indipendenti dalla sua
volont stessero determinando i suoi pensieri, i suoi
sentimenti e le sue azioni; come se decisioni riguardanti
la sua vita venissero prese altrove, in qualche
luogo sconosciuto, e attuate a sua insaputa o senza
il suo consenso.
Era il destino?
In tal caso, anche le strane parole del mendicante,
che non le aveva mai parlato prima, facevano
parte di quel destino? Se si fosse alzata in quel momento,
se avesse aperto e letto le lettere di Mary,
sarebbe stato di sua spontanea volont? O avrebbe
semplicemente obbedito a un altro imperativo del
suo destino che la stava trascinando verso l'ignoto?
Forse non c'era alcuna differenza. Non lo sapeva.
Comunque, una cosa la sapeva: provava rispetto
per la falena.
All'improvviso Diana si alz in piedi. Si diresse
al portagioie della madre, prese la chiave dello scrigno
antico e si rec nella stanza in cui si trovava. Lo
apr e vi trov le lettere di Mary avvolte in un pezzo
di stoffa. Torn in soggiorno con il pacchetto.
Sedutasi sul pavimento, con la schiena contro
una poltrona, dispieg la stoffa trovandovi quattro
grandi buste e una quinta pi piccola, tutte di colori
diversi. Nella busta pi piccola c'era l'ultimo messaggio
di Mary alla madre. Le buste pi grandi erano
state numerate dalla madre nell'ordine in cui le
aveva ricevute.
I colori delle buste erano rosso, verde, bianco,
argento. Diana not che le prime tre erano state imbucate
a New York, mentre la quarta e quella pi
piccola recavano il timbro postale di San Francisco.
Quindi Mary doveva essere venuta a San Francisco,
pens Diana, che ricord a un tratto le parole
del vecchio mendicante. Lei viene da lontano,
aveva detto. Non  lontana.
Se Mary era venuta a San Francisco, perch allora
non aveva fatto visita alla madre? Poteva trovarsi
ancora l? Viveva a New York?
Mentre tali interrogativi le turbinavano nella mente,
Diana si accorse che la busta color argento, la
quarta, era vuota. Chiedendosi dove potesse essere
la lettera, sent crescere la propria confusione.
Nella speranza di trovare qualche risposta, lesse
le lettere da cima a fondo. Poi riprese la prima e
cominci a leggerla attentamente una seconda volta.
Lettera n. 1: Opporsi agli Altri
14 febbraio
Amata mamma,
fuori, guizzare di fulmini e rombi di tuoni. Mi tornano
in mente le notti in cui mi raggomitolavo nel
mio letto tremante di paura, desiderando ardentemente
il rifugio di un seno materno.
Quando sto per essere sopraffatta dalla tua assenza
ancora una volta, pap entra nella mia stanza
e mi confessa che sei viva! Porgendomi il tuo
indirizzo, mi autorizza a scriverti.
La tempesta mi diventa all'improvviso amica. I
fulmini si trasformano in flash che fotografano la
mia gioia. Finalmente, mi dico, finalmente ritrover
mia madre!
S, mamma,  incredibile ma vero. La mia ricerca,
cominciata cos tanto tempo fa, sta per giungere
a una lieta conclusione. Fra un mese esatto,
verr a trovarti!
Il pensiero di incontrarti dopo cos tanti anni mi
colma di una indescrivibile felicit. Eppure sento
che la mia felicit  incompleta perch tu non mi
conosci veramente.
Di recente, ho cominciato a scrivere un romanzo
perch tu possa conoscermi. La trama  basata
sulle esperienze fatte mentre ti cercavo. Oh, mamma,
se solo sapessi che cosa ho passato in questa
ricerca senza fine! Mi sono opposta agli Altri, ho
attraversato un oceano e ho persino parlato con
una rosa!
Vorrei poterti inviare subito una copia del mio
romanzo, ma non  ancora finito. Tuttavia, mi piacerebbe
dividere la mia storia con te. Per dartene
un'idea, ho deciso di spedirti una lettera alla settimana,
raccontandoti le diverse fasi della mia ricerca.
Le ho chiamate: Opposizione, Sentiero e "Annientamento.
L'ultima fase, "Rinascita inizier non
appena saremo riunite.
Comincer a raccontarti la mia storia con la
fase dell'Opposizione...
Ero giovanissima quando mi sono posta la domanda:
"Perch non ho una madre?
Ma, nonostante ce la mettessi tutta, non riuscivo
mai a trovare la risposta.
Tuttavia, se c'era una domanda, doveva esserci
anche una risposta, Naturalmente, non ero abbastanza
grande da ragionare cos; ma allora potevo
ancora udire la voce del mio cuore.
"Non chiederti: Perch non ho una madre? diceva
il mio cuore. Fatti la domanda giusta: Dov'
mia madre? Chiedilo a Qualcuno-che-sa.
Qualcuno-che-sa... Qualcuno che sa... Qualcuno
che  al corrente... Mio padre!
Pap, dov' la mamma? chiesi.
Dopo un attimo di esitazione, mio padre rispose:
"Tua madre  con Dio, bambina mia.
Certamente, quella doveva essere la verit.
Perch Dio viveva nel posto migliore e anche mia
madre era degna del posto migliore.
E dov' Dio?" chiesi subito dopo. Mio padre mi
guard come se avessi fatto la domanda pi strana
del mondo. Poi rispose: "Non lo so."
Nella speranza che gli Altri forse sapessero
dove ti trovassi, chiesi loro: Sapete dove sia mia
madre?
"Tua madre non esiste, dissero.
"Che cosa significa? chiesi.
"Be', che  morta, non  pi qui.
Com'era possibile che tu fossi morta, che non
fossi pi "qui"? Come potevano prospettarmi la
tua assenza quando ti sentivo cos intensamente
presente? Ancora una volta il cuore mi parl: "Se
senti la presenza di tua madre, significa che esiste.
Andai dagli Altri e dissi: "Mia madre  viva!
Loro mi diedero una risposta diversa: "Tua madre
 da qualche parte, lontano.
Non fui convinta neppure da tale risposta perch
sentivo che mi eri molto vicina.
Loro mi diedero una risposta ancora diversa: Potrai
vedere tua madre soltanto nell'altro mondo.
No! Ci doveva essere un'altra risposta.
Andr a cercare Dio, allora, dissi a me stessa e
chiesi agli Altri se sapessero dove potevo trovarLo.
Se lo avessi scoperto, avrei scoperto anche dove ti
trovavi tu. Ma presto mi resi conto che le opinioni
della gente a proposito di Dio erano assai confuse.
Alcuni affermavano: Dio non esiste; altri: "Dio si
trova in un posto lontano; e altri ancora: "Vuoi vedere
Dio soltanto nell'altro mondo.
Di nuovo doveva esserci un'altra risposta! Ma
almeno tali risposte dimostravano che ero sulla
strada giusta. L'affinit palese fra le risposte degli
Altri alle domande: Dov' Dio? e Dov' mia
madre? dimostrava che tu eri davvero con Dio. In
realt mi sono resa conto di recente che le fasi della
mia ricerca di te non erano troppo diverse da quelle
della mia ricerca di Dio. Anzi, erano identiche.
Cos, mamma, con il passare del tempo, vedendo
che tu eri il mio unico pensiero, gli Altri tentarono
di distogliermi da te. Mi diedero molti giocattoli
che mi svagarono per un po', ma presto mi
vennero a noia. Me ne offrirono di nuovi, pi attraenti,
pi costosi, pi divertenti...
Forse, pensai, se i miei giocattoli vengono rinnovati
di continuo e se me ne regaleranno sempre
di pi belli, allora potr divertirmi per il resto
della mia vita. Ma no, non  ci che voglio davvero.
Tutto ci che voglio  mia madre!
Quale giocattolo poteva rendermi felice se tu
eri assente? Ma se tu fossi stata con me, la mancanza
di quale giocattolo avrebbe potuto offuscare
la mia felicit?
Perci riuscii a sfuggire alla trappola dei giocattoli,
ma entro breve tempo la mia ricerca di te
venne interrotta di nuovo. Lascia che ti spieghi,
mamma...
Pi crescevo, pi gli Altri mi prestavano attenzione.
Deplorevolmente, mi ammiravano molto.
Dico deplorevolmente poich presto mi resi
conto che la loro ammirazione e il mio desiderio di
mantenerla viva mi impedivano di perseguire il
mio sogno pi grande... ritrovarti.
Avevo l'impressione che se avessi continuato a
fare domande agli Altri su di te, presto li avrei
persi. Ecco perch finii col rinunciare a cercarti,
abbandonandomi invece al piacere della gioia continua
dei loro sorrisi.
Gli Altri continuavano a lanciarmi i loro strali
di elogio e stima - strali mortali come mi resi conto
in seguito. Sei speciale, non c' nessun altro
come te nel mondo intero, dicevano. Cos il dolce
veleno dei loro strali mi entrava nel sangue.
Talvolta, per, dubitavo della verit delle loro
parole. Spesso mi chiedevo: Sono davvero speciale?"
Ma dato che erano stati gli Altri a farmelo credere,
non potevo rispondere a questa domanda
prescindendo da loro. Era come se lo specchio della
mia anima si fosse rotto e potessi soltanto vedermi
riflessa nelle loro parole.
Cercavo di stare sempre in loro compagnia; cosicch,
ogni volta che chiedevo: Sono davvero speciale?
potevo udirli rispondere invariabilmente:
S, lo sei proprio. Non c' nessuno come te nel
mondo intero!
Non mi stancavo mai di fare la stessa domanda
o di udire di nuovo la stessa risposta. Proprio come
l'acqua salata accresce la sete di chi la beve, le loro
lodi accrescevano soltanto il mio bisogno di udirle.
Peggio ancora, per non perdere l'approvazione
degli Altri, mi sentivo obbligata a non tradire le
loro aspettative. Ben presto mi resi conto che vivevo
la vita che gli Altri avevano scelto per me, non
quella che avevo sempre sognato.
Ancora una volta il cuore mi parl: Sei infelice,
Mary.
Era vero. Ero cos insoddisfatta di me stessa da
non riuscire pi a trarre piacere dall'ammirazione
degli Altri. Tuttavia, fu la mia infelicit a ridarmi
infine la forza di cui avevo bisogno per continuare
a cercarti.
"Dov' mia madre? chiesi ad alta voce agli
Altri.
Mi diedero le stesse vecchie risposte:
Tua madre non esiste.  da qualche parte,
lontano. "Potrai vederla soltanto nell'altro
mondo.
No! dissi. Non  ci che pensate.
 ci che abbiamo udito dagli altri.
"E se gli altri si sbagliano?
Guardati attorno, non puoi vedere n tua madre
n Dio. Se fossi destinata a incontrarli in questo
mondo, certamente li vedresti.
"Se usassi soltanto i miei occhi per vedere, sarei
perduta nel vostro mondo oscuro.
Su, sii ragionevole, ormai sei grande.
No, sono piccola, ribattei. "E lo sar sempre!
Tuttavia, tale obiezione da sola non bastava a
portarmi da te, mamma. Dovevo trovare un sentiero.
La seconda fase della mia ricerca  cominciata
quando mi hai mostrato in sogno il sentiero che
conduceva a te. Mi hai detto dove potevo trovare
quel Qualcuno-che-sa. Assai dopo, nella vita reale,
questa persona mi avrebbe presa per mano e accompagnata
sul sentiero che mi avevi mostrato finch tu
e io ci saremmo ricongiunte in questo mondo.
Ti racconter questo sogno nella mia prossima
lettera.
Con tutto il mio amore...
Mary.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Nell'abito di lino verde che piaceva tanto a sua
madre, Diana attravers a grandi passi il prato in
direzione della tomba. Mentre si avvicinava, vide
una figura dai lunghi capelli castani in piedi accanto
alla lapide della madre. Era l'unica lapide sotto
l'enorme platano, perci non avrebbe potuto confondere
la sepoltura. Era un giorno qualsiasi. Chi
poteva essere quella visitatrice cos mattiniera?
Che si trattasse di Mary?
Esit ad avanzare, osservando per un po' l'inattesa
visitatrice.
Di chi hai paura? si disse in tono di rimprovero
ricominciando a camminare in direzione della
tomba. Sentiva il cuore che le batteva forte. Era senza
fiato, ma non si ferm. Anche se aveva quasi raggiunto
la tomba, la visitatrice non si voltava a guardarla.
Mentre si avvicinava, Diana ne scorse il volto e si
sent sollevata nel vedere che si trattava soltanto della
signora Johnson, la compagna di viaggio di sua
madre. Diana l'aveva incontrata l'ultima volta al
funerale. Bench la signora Johnson fosse stata una
delle amiche pi intime di sua madre, non avevano
avuto la possibilit di vedersi spesso poich la donna
viveva a New York.
Diana le sfior la spalla. Sono felice di vederla,
signora Johnson.
Oh, Diana, come va? chiese la signora Johnson
abbracciandola. Stai bene, mia cara? Ti ho telefonato
tante volte, ma non sono mai riuscita a trovarti.
Ho lasciato un messaggio alla direttrice dell'hotel.
Mi ha detto che stavi bene, ma...
Mi dispiace moltissimo di non essere riuscita a
richiamarla, signora Johnson. Adesso va meglio.
Indic con un cenno del capo le rose gialle che la
signora Johnson aveva portato a sua madre. Come
sono belle!
La signora Johnson assent con lo sguardo. Diana,
ho un appuntamento per l'ora di pranzo e rientro
nel pomeriggio. Ma se hai voglia di venire, sarei
felicissima di portarti con me a New York.
Grazie, signora Johnson, apprezzo la sua gentilezza,
ma ho delle cose da fare qui.
Come desideri, mia cara, ma non dimenticare,
siamo sempre felici di ospitarti... Dopo un attimo
di silenzio, la signora Johnson prese la mano della
ragazza. Adesso sii sincera, Diana. Stai bene?
L'espressione di Diana fu eloquente.
Diana, so che non hai bisogno di sentirtelo dire
da me, ma lasciamelo dire lo stesso... Tua madre 
sempre stata orgogliosa di te.
Non ero proprio preparata alla sua scomparsa,
signora Johnson. Tutto  accaduto cos in fretta.
Cinque mesi fa, tutto era perfetto. Persino quando
stava male. La mamma non si  mai comportata
come se le rimanessero soltanto pochi mesi di vita.
Non si  mai lasciata andare, non ha mai perso lo
scintillio dello sguardo. Non ha mai chiesto una sola
volta: Perch io?
Gli occhi di Diana si riempirono di lacrime.
Ma non posso essere come lei, non ci riesco.
Ogni mattina, quando mi sveglio, mi faccio la stessa
domanda: Perch lei? Perch  dovuto toccare a
mia madre? Non era solo una madre, era... era una
luce che risplendeva su chiunque le stesse attorno.
 vero, disse la signora Johnson.
Ma non mi sono mai avvicinata alla sua luce,
non ho mai cercato di farmi illuminare da lei... E
proprio quando le cose sarebbero potute cambiare,
se n' andata.
Cambiare?
Diana annu.
Negli ultimi tempi, avevo intuito che dovevo
vedere la vita attraverso gli occhi di mia madre. Dovevo
scoprirla, essere come lei. Dovevo svelare il mistero
che si celava dietro il suo sguardo, le sue parole,
il suo modo di vivere... Nel suo intimo aveva un tesoro
nascosto che non ero mai riuscita a raggiungere.
Un improvviso ricordo disegn un vago sorriso
sulle labbra di Diana. Qualche volta... qualche volta
la stuzzicavo. Su, mamma, le dicevo, se pensi che
abbia anch'io un tesoro, allora dammi la chiave per
arrivarci. Mi mostrava le mani vuote dicendo: Non
ce l'ho. Nessuno ce l'ha tranne te.
Diana tir un profondo sospiro. Avevo bisogno
di quella chiave, signora Johnson. Ne avevo bisogno.
Volevo essere come mia madre. Volevo essere
degna di lei, almeno. Sa che cosa provo qualche volta?
Vorrei che non mi avesse lasciato agire di testa
mia o permesso di commettere i miei errori. Vorrei
che non mi avesse accettata per quello che sono.
Vorrei che avesse cercato di rendermi pi simile a
lei, come fanno altre madri. Volevo essere la figlia di
mia madre, signora Johnson, lo volevo davvero.
Vedendola scoppiare in lacrime, la signora Johnson
abbracci Diana.
Oh, Diana, ma sei la figlia di tua madre. Le
somigli tanto. Non ho mai conosciuto un'altra ragazza
che somigliasse tanto a sua madre. Non metterlo
mai in dubbio. Forse non ho avuto l'occasione
di trascorrere molto tempo con te. Pu sembrare
che stia solo cercando di confortarti, ma credimi, ti
conosco molto bene. Ho appreso tantissimo sul tuo
conto da tua madre, che ti conosceva meglio di quanto
tu conosca te stessa.
I singhiozzi di Diana cessarono. Che cosa le ha
detto mia madre? chiese con un filo di voce.
L'anno scorso, quando siamo state ad Alessandria,
mi ha parlato tantissimo di te, rivelandomi
quanto ti sentissi inappagata e insoddisfatta e come
diventassi ogni giorno pi infelice.
S, mormor Diana, chinando il capo.  vero,
circa un anno fa ho cominciato a sentirmi cos. Ma
ritenevo di essere riuscita a nascondere ci che provavo.
Non volevo che mia madre si rattristasse, specialmente
considerando il fatto che non avevo alcuna
vera ragione di essere infelice. Ma suppongo che
fosse in grado, come sempre, di leggermi dentro. Mi
chiedo perch non mi abbia detto nulla. Chiss come
si sar sentita triste...
Triste? Non credo proprio, fece la signora Johnson.
Gli occhi le scintillavano quando me ne parlava.
Scintillavano?
S, sembrava esserne davvero felice. Ha persino
detto: Vedo che mia figlia sta diventando sempre pi
desiderosa di Piogge ottobrine. In effetti pensava di
invitarti a partecipare al nostro prossimo viaggio.
Le Piogge ottobrine? Intende dire i viaggi che
facevate ogni ottobre? Quei misteriosi viaggi?
La signora Johnson annu.
Mi incuriosivano sempre tanto, disse Diana.
Ogni volta sarei voluta venire con voi, ma la mamma
non me lo ha mai permesso. E quando ritornavate,
ogni volta che le chiedevo qualcosa al riguardo, si
limitava a dire: Abbiamo ascoltato e siamo state
rigenerate.
Diana rivolse uno sguardo implorante alla signora
Johnson. Un tempo si trattava di una mia semplice
curiosit, ma alcuni anni fa cominciai a credere
che quei viaggi possedessero qualcosa di speciale,
come se fossero la fonte della luce di mia madre.
Penso che conoscerei meglio mia madre se ne sapessi
di pi al riguardo. E lei  l'unica persona che
possa aiutarmi in ci, signora Johnson. Per favore,
non pu dirmi che cosa avete fatto ad Alessandria?
O ad Atene, Gerusalemme, Fez, Surabaya...?
La signora Johnson cercava di evitare lo sguardo
di Diana. Sembrava dispiaciuta di avere intavolato
l'argomento.
Ho sempre ammirato la maniera meravigliosa
in cui si esprimeva tua madre, Diana. Riassumeva i
nostri viaggi nel modo pi bello: abbiamo ascoltato
e siamo state rigenerate.
Diana si rese conto che era inutile insistere. Capisco...
Allora posso farle un'altra domanda?
Spero non sia difficile come la prima, disse la
signora Johnson sorridendo.
Dov' mia madre, signora Johnson? Dov'? Voglio
sapere che cosa le  accaduto. E sono certa che
lei abbia una risposta migliore della mia a questa
domanda.
Dopo un momento di silenzio, la signora Johnson
disse: Ricordi, Diana? Quando ho conosciuto tua
madre, le chiedevi in continuazione dove fosse tuo
padre. E la tua cara mamma ti dava sempre la stessa
risposta: Tuo padre  con Dio, bambina mia.
Non appena Diana ud tale risposta, si rese conto
che la domanda che aveva appena fatto alla signora
Johnson era esattamente la stessa che Mary aveva
fatto durante tutti quegli anni. Si chiese perch la
signora Johnson le avesse risposto in quel modo.
Poich non era sicura che conoscesse la verit su
suo padre, si astenne dal parlarle di Mary.
Si pu consolare una bimba che ha perduto la
madre dicendole che  con Dio. Ma io non sono
una bimba, signora Johnson, pu dirmi la verit. La
prego. Mia madre non esiste pi, vero?
Ci che si dice per consolare un bimbo non 
sempre sbagliato, Diana. L'importante  che adesso
tua madre sia con Dio.
Diana abbass lo sguardo.
La signora Johnson le sfior la spalla. Adesso ti
lascio un po' da sola con tua madre, mia cara. Ma
ricordati che per te c' sempre posto a casa nostra.
Diana la abbracci. Grazie, signora Johnson. Verr
a trovarla appena posso. Buon ritorno a casa.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
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...
Quando la signora Johnson si fu allontanata,
Diana si sedette ai piedi della tomba e a mani giunte
preg in silenzio per un po'. Anche se non credeva
che sua madre potesse udirla, le parl comunque.
Mamma, hai sentito ci che ha detto la signora
Johnson? Ti somiglierei in maniera straordinaria. 
una persona cos gentile. Ma suppongo ci siano cose
che lei ignora...
Volevo dirti che ieri notte ho dato una scorsa alle
lettere di Mary, ma poi le ho rimesse via. Anche se
forse con un eccessivo ritardo, ho pensato di fare
ci che ti avevo promesso. Ma non ci riesco, mamma.
Non chiedermi perch, mi  semplicemente
impossibile.
Mi domando che cosa tu abbia pensato quando
hai letto le lettere di Mary. Abbiamo pensato entrambe
la stessa cosa, non  vero? Che Mary  mentalmente
malata? Lo so, mi hai detto che era unica,
ma lo hai fatto affinch non mi rifiutassi di cercarla,
non  vero?
Mi piacerebbe davvero sapere che cosa intendessi
esattamente con la parola unica. Per quello che
ne so, la parola significa che non  simile a nessun
altro in tutto il mondo. Ma non hai usato l'aggettivo
in questo significato, vero, mamma? Non pensavi
che Mary fosse pi degna di me di essere tua
figlia, eh?
Comunque, non potrebbe essere vero. Mary 
pazza. Non hai letto la sua terza lettera? Come udiva
la rosa respirare, la brezza soffiare nella sua stanza,
come vedeva la luce risplendere dappertutto... E che
dire della conversazione con la rosa? Se questi non
sono sintomi di una psicosi, che cosa sono? Non
sono altro che allucinazioni. Credimi, mamma, ho
studiato abbastanza psicologia da saperlo.
A ogni modo, le cose che dice nella sua prima
lettera, le cose di cui si sarebbe resa conto da piccola,
bastano da sole a concludere che non  normale.
Una bambina di quell'et pu avere una simile percezione
della vita?
E che dire poi del sogno che descrive nella seconda
lettera? Stando a quanto afferma, nel suo
sogno tu le dici di andare in un giardino, di incontrarvi
una persona e di parlare con una rosa. E molti
anni dopo, lei ci va e fa esattamente quello che le
hai detto di fare. Trova la persona di cui parlavi, e
per di pi impara da lei come comunicare con le
rose!  mai possibile?
Comunque, non preoccuparti per Mary, mamma.
Magari la vita  pi facile se non si ha la testa
perfettamente a posto. E non preoccuparti neppure
per me. Forse sto soffrendo perch sono ancora
sana di mente, forse non riesco a convincermi di
non averti perduta e forse non posso fare a meno di
credere che non esisti pi... Ma nonostante tutto,
non impazzir, mamma. Non cercher di fuggire
dalla realt e non mi creer un mondo fantastico.
Perch sono grande e lo sar sempre!
Alzatasi in piedi, Diana soggiunse: E un giorno
superer tutto questo dolore e riuscir a essere tua figlia.
...
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...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Al ritorno dal cimitero, Diana pass la maggior
parte del giorno dormendo. Bench avesse molte
cose da fare (pagamenti bancari, preparativi per la
consegna dei diplomi, e-mail cui rispondere ecc.),
continuava a rimandare tutto a un altro giorno.
Non aveva voglia di fare nulla, ma quell'inerzia
non contribuiva altro che ad accrescere il vuoto che
aveva dentro. Alla fine decise di andare a passeggiare
lungo la spiaggia.
Il parco era pi affollato del giorno precedente,
ma Diana trov un angolo appartato dove potersi
sedere a osservare i bambini che lanciavano pezzetti
di pane ai gabbiani. Dopo una breve passeggiata,
si sedette di nuovo, stavolta per contemplare il sole
che tramontava lentamente sull'oceano.
Sulla via del ritorno, prese di nuovo la scorciatoia.
Voleva passare davanti al mendicante nella speranza
che potesse chiarirle in qualche modo il significato
delle sue parole del giorno precedente.
Mentre si avvicinava al punto in cui si trovava il
mendicante, vide che l'uomo si guardava attorno nella
stessa maniera. Fermandoglisi davanti, Diana lo
fiss negli occhi. Con sua sorpresa, lui non le bad
continuando invece a girare il capo di qua e di l per
osservare gli altri passanti, come se la ragazza che
adesso gli stava davanti non fosse la stessa cui aveva
parlato il giorno prima.
Salve, non mi predice la sorte oggi?
Sembr che il mendicante non avesse idea di che
cosa stesse parlando.
Ti conosco?
Non ricorda? Sono io.
So che sei tu. Ma chi sei?
Diana, ormai certa che la stesse prendendo in
giro, volt i tacchi e se ne and.
Fatti alcuni passi, not l'artista, intento a dipingere.
Indossava la stessa vecchia T-shirt e gli stessi
jeans. Diana non trovava che ci fosse molto di diverso
nel quadro cui stava lavorando, a parte la
maggiore quantit di schiuma di un'onda.
Oggi ha un aspetto migliore, disse l'artista.
Che modo educato di iniziare una conversazione,
pens Diana. Ma non pot fare a meno di chiedersi
che aspetto orribile dovesse avere il giorno
prima.
Non d un'occhiata alla mia tela?
Per quello che riesco a vedere, non c' molto di
cambiato.
Non conta l'aumento della furia dell'ondata?
Certo che conta, rispose Diana. Davvero, ieri
il quadro era completamente diverso! Adesso  come
se ne guardassi un altro! Oh, sono sbalordita!
Con poche pennellate in pi,  riuscito a creare una
tempesta che rivela la forza racchiusa nell'onda. Oh,
sono davvero impressionata!
Proprio come la sua.
Prego?
Anche la sua tempesta rivela piuttosto bene che
cos'ha dentro.
Colpita dal suo commento, Diana incurv le
spalle. Mi dispiace, non intendevo essere insolente.
Okay. Che cosa vede veramente nella tela?
Be'... Vedo che non c' ancora il gabbiano che
vola negli altri suoi quadri.
 dotata davvero di spirito di osservazione, devo
dire.
Dicono, ribatt Diana.
Malgrado il suo aspetto sciatto e lo stile rude
dell'approccio, l'artista sembrava una persona con
una certa educazione.
 uno studente? chiese Diana.
Lui scosse il capo.
Quindi ha finito i suoi studi?
Studiavo economia, ma ho interrotto.
Diana lo guard con aria interrogativa.
Prima che fosse troppo tardi, mi sono reso
conto che non avrei mai migliorato la mia pittura
ascoltando i miei professori di economia.
Non avrebbe potuto coltivare la sua arte e continuare
nello stesso tempo gli studi?
Non  che non avessi tempo. Il problema era
che ogni volta che terminavo un quadro, avevo l'impressione
che il precedente fosse migliore.
Migliore in che senso?
Be', come ogni artista, trasferisco sulla tela ci
che ho dentro. Ma ogni giorno che passava, vedevo
che i miei colori perdevano freschezza. Forse si potrebbe
dire che dovevo piantare gli studi nell'interesse
dei miei colori originari.
Gli occhi di Diana mostrarono la sua approvazione
mentre gli tendeva la mano. Ha avuto un bel
coraggio, devo dire. A proposito, mi chiamo Diana.
L'artista si limit a stringerle la mano.
Lo aveva fatto di nuovo! Si era comportato come
se provasse la pi totale indifferenza nei suoi confronti.
Non le aveva detto il suo nome n aveva
avuto la cortesia di dichiararsi lieto di conoscerla.
Diana trovava inutile continuare una conversazione
che si era protratta fin troppo con qualcuno che
non si prendeva nemmeno il disturbo di presentarsi.
Con la scusa di un appuntamento cui non poteva
mancare, Diana mormor un saluto e se ne and.
Sulla via del ritorno, tuttavia, la sua mente rimuginava
le parole del pittore a proposito della perdita
di freschezza dei suoi colori. Proprio come l'artista
aveva sentito la mancanza dei suoi colori originari,
Diana pens a quanto le mancassero i colori di sua madre.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
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...
Dopo che Diana si fu allontanata, il mendicante
fece un cenno al pittore. Il giorno prima, l'artista
era andato a fargli un sacco di domande sulla bella
ragazza cui aveva predetto la sorte.
Con un largo sorriso, il mendicante aveva detto:
Un momento, figliolo! Ci che accade fra me e i
miei clienti non rimane qui. Vola via. Vai a chiedere
alla piccola signora stessa ci che vuoi sapere. Verr
qui presto. Domani... Ma guarda che roba, chiedere
aiuto a un vecchio matto come me! Sei giovane, arti-sti-co
e di bell'aspetto come me. Perch hai bisogno
di me per sedurre la piccola signora?
Il pittore, leggermente imbarazzato, aveva cercato
di difendersi. Ho visto che mi guardavate entrambi,
perci, naturalmente, mi sono chiesto perch.
Non farmi ridere, figliolo. Quegli occhioni che
l'hanno vista scendere il sentiero, che la fissavano
intensamente non erano i miei, vero? Non c' bisogno
di predizioni. Hai desiderato conoscere la piccola
signora nell'attimo in cui l'hai vista. Sbaglio?
Se sbaglio, fammi cacare in testa dal tuo gabbiano!
Non sapendo che dire, l'artista se n'era andato
con un pretesto. Si era reso conto che non sarebbe
stato facile carpire informazioni al vecchio mendicante.
Solo pochi minuti prima, tuttavia, quando il
mendicante gli aveva fatto un cenno accompagnato
da un cordiale sorriso, gli era passato per la mente
il pensiero che forse il vecchio era disposto a dirgli
qualcosa a proposito di Diana. L'artista avrebbe
tentato di nuovo la fortuna andandolo a trovare
quella sera.
...
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CAPITOLO 13.
...
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...
Il pittore pos con attenzione al centro della
stuoia la bottiglia di succo di frutta che aveva preso
dal refrigeratore nella sua jeep. La sera precedente,
il mendicante lo aveva avvertito di non ripresentarsi
a mani vuote. Gli aveva anche raccomandato di
attendere che il parco fosse meno affollato per non
allontanargli i potenziali clienti.
Accetti un ospite adesso che ...
Sono sempre disponibile per chiunque non voglia
sapere troppo.
Okay, okay, non voglio fare tante domande stasera.
Ma mi piacerebbe sapere come facevi a prevedere
che oggi avrebbe fatto un'altra passeggiata. Hai
usato i tuoi doni profetici? A proposito, non ho
quattro dollari, te lo dico subito.
Non credo in nessuna veggenza, disse il mendicante.
La gente vuole conoscere il proprio futuro
e io glielo dico. Che cosa dovrei fare? Dire: Non
chiedetemelo, se vivrete lo scoprirete?
Perci intendi dire che tu in realt non puoi
predire il futuro?
Ma fammi il piacere, giovanotto, sono un uomo
d'onore. Rispetto il mio lavoro. La veggenza  solo il
nome del gioco. Ceneri, vasi, acqua, sono solo fumo
negli occhi. Il pubblico ha bisogno di un po' di spettacolo
che assomigli a ci che si vede nei film. Supponendo
che sia verosimile ogni cosa che uno dice,
non ci crederanno senza i trucchetti di rito. Come
ho detto, la veggenza  solo una parola. Quello che
faccio  leggere le facce. Leggo le facce, c' scritto
tutto.
Che cosa intendi dire?
Diciamo che stavo osservando la piccola signora
mentre le parlavi. Sai che cosa ho capito? Ho
capito dalla sua faccia che le piacciono i tuoi quadri.
Abracadabra, so che uno dei prossimi giorni
torner. Ecco, ti ho fatto una predizione.
Non mi starai dicendo che la sua passeggiata
era una scusa per vedermi, eh?
Il mendicante scroll le spalle. Che ne so dei
pensieri della piccola signora? Non sono uno strizzacervelli.
Non conosco le ragioni, solo i risultati.
Ma adesso dimmi qualcosa di te. Okay, la piccola
signora  carina, ma dimmi chi sei o non sei. Da
dove vieni, dove vai? Sei una specie di vagabondo
come mostra la tua faccia?
S, qualcosa di simile. Sono venuto da San Diego
e preparo il mio ritorno laggi dipingendo lungo
la spiaggia. Il quadro che vedi l  il primo del mio
progetto estivo. A dire il vero, secondo il mio programma,
avrei dovuto finirlo ieri ed essere ormai
lontano cinquanta chilometri, alla mia seconda tappa,
ma... Comunque, conosci il resto.
Il quadro non voleva essere finito dopo che hai
visto la piccola signora, eh? Guarda guarda, la caccia
 sempre la fase pi piacevole.  quando si cattura
o si  catturati che le cose si guastano, eh? 
una bella cosa, figliolo, bellissima. Lascia che il quadro
rimanga incompiuto un altro po'.
Il mendicante svuot sulla stuoia la tazza delle
monete che rappresentavano l'incasso della giornata.
Dopo averla riempita di succo di frutta, la mise
davanti al pittore. Lui bevve una sorsata dalla bottiglia.
Com' la tua San Diego per l'accattonaggio?
Non ne ho idea. E non posso dire che sia proprio
la mia San Diego. Sono di New York. Ho frequentato
il college a Boston e quando l'ho abbandonato
mi sono trasferito a San Diego da un amico.
Che cos'hanno detto i tuoi quando hai interrotto
gli studi? Ho sentito dire che i laureati fanno
soldi a palate, eh?
La mia famiglia non ha mai contato sui miei
eventuali guadagni. Economicamente stanno bene.
Ma ho deluso le loro aspettative. Pensavano che
sarei potuto diventare un abile banchiere o qualcosa
del genere. E dato che mi sono ritirato da Harvard,
hanno fatto un sacco di storie. Ma non c'erano
alternative, dovevo dipingere.
Har-vard, uh? Accipicchia! Ne ho sentito parlare.
Lo hai detto alla piccola signora, scommetto.
No.
Il mendicante fiss stupito il pittore.
Figliolo, ci sono tre possibilit. 1: Sei un pazzo.
2: Non vuoi sedurre la piccola signora. 3: Sei un
pazzo. Scegli tu.
Il pittore sorrise.
Che cosa vuoi, figliolo? chiese il mendicante,
Vuoi che lei ti consideri un perdente? Un pastore
che conduce un gregge di quadri che non si vendono?
Dille chi sei. Come fa a saperlo se non glielo
riveli?
Non so, non sono sicuro di volere che lei mi
consideri in maniera diversa solo perch ho frequentato
Harvard. In fin dei conti, non voglio la
punizione di essere amato per chi non sono.
Cosa?! Chi ama che cosa e punisce chi?
Se devo piacerle perch ho frequentato un'universit
prestigiosa,  meglio che non le piaccia affatto.
Perch io non sono la mia educazione. O il mio
lavoro o il mio quoziente intellettuale... E non sono
neppure la somma delle tre cose.
Quindi sai chi sei, figliolo?
Be', sono solo... Sono solo chi sono.
Figliolo, dammi retta. Non vedi com' elegante
con i suoi begli occhiali da sole rialzati sulla fronte. La
parola Harvard  musica per le sue orecchie. Dille
solo Har-vard, forse sarai fortunato.
L'artista scosse il capo. No, troppo rischioso...
Ci sar sempre qualcuno migliore di me. Ma non c'
nessuno come me. Sai, le impronte digitali di ciascuno
sono diverse. Mi piace pensare che possediamo
anche una sorta di impronta digitale interiore. L'impronta
digitale che copriamo portando guanti alla
moda...
Accidenti! Il povero ragazzo comincia a parlare
di guanti adesso.
Mi dispiace, disse l'artista sorridendo.
Allora, che cosa ti aspetti dalla piccola signora?
Non lo so. Pensi che verr qui domani?
Spiacente, figliolo. Farsi predire il futuro costa
quattro dollari. Non posso predirlo gratis a chi non
sa che cosa vuole.
Suppongo tu abbia ragione.
Dopo un breve silenzio, il pittore soggiunse: Be',
credo sia ora di togliere il disturbo.
Come vuoi, figliolo. La prossima volta che vieni
porta un po' di root beer. Bottiglia gigante, per.
Dopo avere messo i suoi quadri nella jeep, l'artista
si distese su una sdraio sotto le stelle. La luna
piena proiettava sull'acqua una scia argentea che si
allargava verso l'orizzonte. Contempl lo spettacolo chiedendosi come fosse potuto rimanere cos
affascinato da una ragazza il cui viso mancava della
luce di cui era alla ricerca.
...
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...
CAPITOLO 14.
...
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...
Alla fine di una giornata lunga, uguale alle altre
e senza scopo, Diana fissava la foto della madre.
Mamma, supponiamo che abbia cambiato idea
e vada a cercare Mary. Che differenza farebbe?
Pensi davvero che possiamo rintracciare Mary solo
grazie a un nome, quello di una donna che le avrebbe
insegnato a parlare con le rose molti anni fa?
Fece un profondo respiro. Supponiamo per un
minuto che percorra migliaia di chilometri per recarmi
nel paese in cui sorge quel palazzo e supponiamo
pure che trovi l'albergo di quella donna nei pressi del
palazzo. Sappiamo forse se quella donna  ancora
viva? Se lo , si ricorder della ragazza straniera che
ha soggiornato nel suo albergo cos tanti anni fa? Be',
se ha davvero insegnato a Mary a parlare con le rose,
sono sicura di s. Ma non crediamo veramente che
una cosa simile sia possibile, eh, mamma?
E anche se si ricordasse di lei, a che servirebbe?
Come farebbe a sapere dove si trova Mary adesso?
Se mi recassi davvero laggi, le chiederei educatamente:
Scusi, signora, non so se rammenta, ma
molto tempo fa, una giovane turista ha soggiornato
qui. Si chiamava Mary. Ricorda? Era la ragazzina
cui ha insegnato a parlare con le rose... Adesso per
favore mi dica: dove posso trovarla?
Come pensi reagirebbe a una domanda del genere,
mamma? Assai probabilmente prima mi sorriderebbe,
ma quando mi ostinassi a fare la stessa
domanda al personale e anche agli ospiti dell'albergo,
mi chiederebbe educatamente di andarmene. E
se le dicessi che non mi muoverei di un passo finch
non abbia appreso dove si trovi Mary, restia a gettarmi
fuori con la forza, informerebbe l'ambasciata
americana. Ma non mi arrenderei. Terrei occupato
per ore il personale dell'ambasciata, chiedendo loro:
Dov' Mary? Dov' Mary? Dov' Mary?
E allora cosa? Ritenendo che debba avere perso
la ragione, mi metterebbero sul primo aereo per
l'America, con in mano una carta che dichiara che
sono pazza. All'aeroporto ci sarebbero ad aspettarmi
degli uomini in camice bianco che mi prenderebbero
sottobraccio per accompagnarmi al pi
vicino ospedale psichiatrico.
Be', sarebbe una bella cosa, mamma. Perch 
l'unico posto in cui posso trovare Mary.
...
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...
CAPITOLO 15.
...
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...
Era come se tutte le ragazze alte e castane di San
Francisco avessero deciso di recarsi nel parco e di
somigliare tutte a Diana. Non appena si avvicinavano,
tuttavia, il pittore rimaneva deluso. Le due sere
precedenti, aveva aspettato Diana nello stesso
posto, ma non si era vista.
Si rimprover di non rispettare il suo programma
per una ragazza che non era quella giusta per
lui, se ne rendeva conto, ma non riusciva proprio a
lasciare il parco.
Ormai da un pezzo l'artista non aveva una storia,
fin da quando aveva perso la fiducia nell'approccio
empirico alle relazioni amorose. Era giunto alla
conclusione che ogni nuova relazione comportava
inevitabilmente una nuova separazione, cos aveva
deciso di cercare rifugio nella condizione tranquilla
di single.
In precedenza aveva considerato ogni distacco
come la preparazione per il rapporto successivo e
non aveva pensato di avere perso qualcosa. Ma presto
era arrivato a capire che le rovine di una relazione
proiettavano la loro ombra perniciosa su quella
successiva.
Si era anche reso conto che perlopi tutte le persone
ritenevano di aver ricevuto un trattamento
ingiusto alla fine di una relazione. Pensavano tutti
di avere dato il massimo, senza essere stati corrisposti
nella stessa maniera.
Era stato cos per lui e la sua ultima ragazza
quando si erano separati tre anni prima. Per settimane
aveva cercato di capire questa discrepanza.
Come mai entrambi credevano di avere l'esclusiva
del trattamento ingiusto? Un giorno, mentre stava
osservando il volo di due gabbiani, aveva trovato la
risposta che cercava.
Quel giorno aveva installato il suo cavalletto sulla
scogliera, a breve distanza da dove viveva. Mentre
era assorto nella pittura, un gabbiano lo aveva
distratto spiccando il volo da una roccia vicina e
scendendo in picchiata verso l'acqua. Immediatamente,
un altro gabbiano lo aveva imitato, lanciandosi
dalla roccia di fronte e scendendo a capofitto
verso lo stesso punto. Proprio quando erano a un
pelo dall'acqua, rischiando di scontrarsi, una serie di
manovre li aveva riportati in cielo. Quasi abbracciandosi
con le ali, si erano innalzati insieme ben al
di sopra della scogliera.
Mentre osservava il volo dei due gabbiani, l'artista
aveva pensato che forse per legarsi a qualcuno
prima ci si doveva liberare dai vecchi legami.
Tuttavia, i pi iniziavano una nuova relazione
con il fardello del passato. Sia che si portassero dietro
sentimenti di diffidenza e di incomprensione o
meccanismi di difesa, non potevano vivere liberamente
la nuova relazione. Forse avevano ragione di
pensare di essere stati trattati ingiustamente nelle
loro precedenti storie; ma non arrivavano poi a
capire che non era stato il partner a trattarli ingiustamente,
ma il passato che non erano riusciti a
lasciarsi dietro.
I due gabbiani, partiti da rocce diverse, che rappresentavano
il loro passato, erano stati capaci di
scendere al livello del mare, quello zero, liberandosi
delle loro separate identit; cos erano potuti
librarsi in cielo uniti.
L'abitudine dell'artista di dipingere gabbiani
risaliva a quel giorno. Ma ormai il suo gabbiano si
era stancato di voli solitari e aspettava ardentemente
il momento in cui scendere verso il mare. Forse
quello non era il punto giusto per farlo, eppure non
riusciva ancora ad andarsene e continuava a volteggiare
in cielo.
Quando si fece buio, l'artista si rese conto che
neppure quella sera Diana sarebbe venuta sul lungomare.
...
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...
CAPITOLO 16.
...
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...
I sogni interruppero persino la siesta di Diana. La
giovane cerc di liberarsi la mente dalle scene frammentarie
di un palazzo e di un roseto. Era impossibile.
Se non riusciva a scacciarle dalla testa, sperava
almeno di essere in grado di trovarvi un senso.
Ma anche questo pareva impossibile.
Si alz e si mise la tuta e le scarpe da ginnastica.
Forse una breve passeggiata nel parco o quattro
chiacchiere con il pittore le avrebbero fatto bene.
Il vecchio mendicante, seduto sulla sua stuoia
con aria regale, cominci immediatamente a contare
le sue monete quando vide arrivare Diana, come
se stesse cercando di mostrare che non intendeva
prestarle attenzione neppure quel giorno. Diana
non se la prese. Comunque non si aspettava pi alcuna
spiegazione da lui.
...
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...
CAPITOLO 17.
...
.
...
L'artista era al solito posto, di nuovo assorto nel
suo quadro.
Allora, come sono i suoi colori oggi? chiese
Diana.
Buoni. E i suoi?
Okay, suppongo, signor X.
Jon o Mathias. Come preferisce.
Ha due nomi?
Una specie di sdoppiamento della personalit,
se vuole.
Che cosa intende dire?
Mathias vuole rimanere in questo mondo e goderselo.
Mentre Jon vuole volare via.
Volare dove?
Non lo so, al di l di questo mondo, forse.
Oh, capisco... Mathias, nome insolito da queste
parti.
Dicono, replic Mathias, proprio come Diana
l'ultima volta che si erano parlati.
Diana sorrise e si volt a guardare il quadro. Dato
che non vi figurava ancora alcun gabbiano, dedusse
che non era finito. Pur osservandolo con attenzione,
non trov niente da dire.
Il suo silenzio e la possibilit che se ne andasse
turbarono Mathias. Per arrivare a conoscerla meglio,
non solo aveva cambiato il suo programma, ma
era dovuto rimanere per giorni in un motel economico,
il genere di posto in cui l'acqua della doccia 
fredda, lo sciacquone non funziona e il letto  pieno
di bozzi e stretto.
Be', disse Mathias, come pu vedere, oggi mi
manca l'ispirazione. Pensavo di andare a prendere
un caff laggi per fare una pausa. Avrebbe voglia
di farmi compagnia?
Diana esit prima di dire con aria di indifferenza:
D'accordo. Avevo comunque bisogno di una
sosta per riprendere fiato.
Mathias ripose con cura il pennello nella scanalatura
del cavalletto.
Andiamo.
Quando si avvicinarono al caff, lui si rese conto
che era un posto assai pi elegante di quanto si fosse
aspettato o di quanto avesse desiderato.
Arrivarono in un locale con tavolini rivestiti di
cuoio e torce che producevano speciali effetti luminosi.
Il genere di posto in cui i clienti erano pronti
a spendere 10 dollari per una tazza di caff seduti su
scomode sedie di ferro battuto in mezzo a un gran
chiasso. Mathias non si sarebbe mai sognato di entrare
in un locale simile anche se fosse rimasto a San
Francisco cent'anni. Ma purtroppo non c'era nessun
altro caff nelle vicinanze.
Si erano appena accomodati a un tavolino accanto
alla finestra che comparve un cameriere.
Desiderate?
Dopo avere ordinato in fretta un caff alla vaniglia
e un espresso, Mathias si guard attorno. Che
posto per l'ispirazione! 
Ispirazione, oh be', disse Diana. Una volta
anch'io dipingevo. Ma devo ammettere che non
sono mai stata visitata dall'ispirazione. Suppongo sia
la differenza fra un pittore vero e qualcuno che dipinge
per hobby.
Non ritengo essenziale l'ispirazione.
Davvero?
Per me, l'ispirazione si manifesta nel tempo che
ci vuole per finire un quadro piuttosto che nel quadro
stesso. Alcuni quadri richiedono soltanto un
paio di giorni; altri non li giudico finiti nemmeno
dopo averci lavorato per anni. E non c' neppure
molta differenza fra i miei quadri.
Oh, giusto, stavo per chiederglielo, perch dipinge
sempre il mare? Non dipinge mai qualcos'altro?
No, non negli ultimi tempi. Ho attraversato un
periodo tempestoso alcuni anni fa, e da allora ho
dipinto solo il mare.
Posso permettermi di chiederle che genere di
tempesta?
 stata una cosa strana.  cominciato tutto con
la rottura di una mia relazione. Un giorno avevo
voglia di scacciare con una mazza da baseball chiunque
mi venisse vicino; il giorno dopo, non potevo
fare a meno della gente. Alla fine ho deciso di trasferire
i miei alti e bassi sulla tela come vedute di mare,
nella speranza che mi avrebbero aiutato a capire me
stesso.
E il gabbiano?
Una lunga storia. Dubito che voglia ascoltarla.
Ci provi.
Devo davvero raccontargliela?
Di fronte al suo sguardo insistente, il giovane
cominci a raccontarle del giorno in cui aveva assistito
al volo dei due gabbiani. Non entr nei particolari,
ma Diana riusc a comprendere il significato
del gabbiano solitario nelle sue tele.
Posando con attenzione i caff sul tavolino, il
cameriere chiese se non desiderassero altro. Ricevuta
risposta negativa, si ritir con un inchino.
Dipinge sempre il mare, la sua tempesta non 
dunque ancora finita?
Be', s, ma nel frattempo mi sono reso conto che
mi piace dipingere sempre soggetti diversi.
Diana parve confusa. Solo un attimo prima aveva
detto che dipingeva unicamente marine, ma adesso
stava dicendo che gli piaceva dipingere cose diverse.
Mentre continuavo a dipingere scene dello stesso
tratto di mare, una dopo l'altra, mi sono reso
conto che la cosa che pensavo cambiasse di meno
era in realt quella che cambiava di pi: il mare.
Come lei? chiese Diana ricordando il parallelo
che Mathias aveva fatto tra se stesso e il mare.
Be', come chiunque. Tutti noi pensiamo di vedere
la stessa persona quando ci guardiamo allo specchio
ogni mattina. I nostri amici pensano di vedere la
stessa persona anche quando ci incontrano dopo
parecchi anni.
Vero, disse Diana. E anche se notano un cambiamento,
questo di solito riguarda cose come il
peso o la pettinatura...
Esatto, non considerano mai che chi hanno
davanti possa essere diventato una persona nuova...
Personalmente ritengo che si possa cambiare anche
nel giro di pochi giorni.
Diana abbass lo sguardo pensando a quanto
fosse cambiata per forza di cose negli ultimi tempi.
Mathias le sfior un braccio. Mi dispiace, ho
detto qualcosa di sbagliato?
No, no. Le sue parole mi hanno fatto venire in
mente qualcosa, ecco tutto.
Appoggiandosi sui gomiti, Mathias si protese
verso di lei. Le va di parlarmene?
Be'... Forse pi avanti.
Il cameriere ricomparve per chiedere se gradissero
qualcos'altro. Diana si rivolse a Mathias. Che
cosa vuole? Io prendo dei dolcetti al cioccolato.
S, anch'io, devono essere ottimi.
Sono molto spiacente, disse il cameriere. Ho
appena servito i dolcetti a un altro tavolo e so che
ne restano soltanto altri due. Ed  solo una porzione.
Che ne direste se dividessi i dolcetti al cioccolato
fra voi e ne aggiungessi due alla vaniglia per completare
la porzione?
Entrambi accondiscesero con una certa riluttanza.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
I dolcetti non erano ancora arrivati. Ma i due
erano troppo immersi nella conversazione per lamentarsene.
Tuttavia, Mathias voleva ricordare l'ordinazione
al cameriere per evitare che i loro dolcetti
al cioccolato finissero a un altro cliente. Proprio in
quel momento arriv il cameriere con due piatti.
Assaggiato il suo dolcetto alla vaniglia, Diana
chiese a Mathias: Quali sono le sue mete? In materia
di pittura, intendo dire.
Ne ho una sola: dipingere.
Pensavo che le mete riguardassero il futuro,
non  vero?
C' un adagio che mi piace, disse Mathias sorridendo.
Finch il tempo scorre, il futuro dal
quale siamo cos affascinati non  altro che un passato
intatto.
Si chiese come lo avrebbe interpretato Diana mentre
dava il primo morso al suo dolcetto al cioccolato.
Dopo un attimo di silenzio, Diana disse: Suppongo
che lei voglia dire che un giorno del futuro
diventa il passato rispetto al giorno che lo segue. E
che quel giorno che segue non mancher di arrivare
perch il tempo scorre... Perci ogni giorno che
vediamo come il futuro, in realt non  altro che un
passato differito. Un passato che non  stato ancora
toccato dal tempo... Ho capito bene?
Non ho mai conosciuto nessuno che l'abbia
espresso meglio.
Ma tutto ci mi sembra troppo filosofico e non
credo che rivesta, un valore pratico nella vita di ogni
giorno.
Ehi, fece lui sorridendo. Ho solo cercato di
rispondere alla sua domanda.
Oh, mi dispiace.
Ci che voglio dire veramente  che mi piacerebbe
raggiungere le mie mete nell'unico tempo che
esiste davvero, cio nel presente. Ed ecco perch ho
scelto la pittura come mia sola meta.
Ma avr di certo alcuni progetti a lunga scadenza,
no?
S, un progetto ce l'ho. Sto pensando di tornare
nella cittadina in cui vivo, nei pressi di San Diego,
dipingendo marine lungo tutta la costa. Alla
fine dell'estate, terr una mostra in uno dei posti
dove ho fatto tappa.
Perci Mathias non era di San Francisco... A dire
il vero lo aveva gi indovinato. Eppure, il tono
indifferente con cui Mathias aveva detto la cittadina
in cui vivo nei pressi di San Diego, come se
dicesse qualcosa di nessuna importanza, aveva suscitato
in Diana un senso familiare di malinconia e di solitudine.
E ho anche gi in mente il titolo della mostra: I
mari mutevoli della California... disse Mathias
interrompendo i pensieri di Diana.
Suona bene.
Ma non so davvero se sar in grado di portare
a termine il progetto in tempo. E ci sono molte altre
cose che non so... Se realizzo il progetto in tempo,
avr abbastanza denaro per organizzare una mostra?
E se lo avr, sar capace di trovare un posto
adatto per esporre i miei quadri? Se lo trover, riuscir
a ottenere il permesso dalle autorit competenti?
Se lo otterr, sar in grado di permettermi le
spese di pubblicit? Se potr sostenere le spese,
qualcuno si interesser ai miei quadri? Se la mia
mostra dester interesse, ne sar soddisfatto? Anche
se tutto filer liscio come l'olio, sar felice? Se
sar felice, quanto durer? Anche se durer un pezzo,
sar in grado di superare la paura che un giorno
la felicit finisca? E la lista delle cose che non so
va avanti e...
E avanti... lo interruppe Diana.
Capisce, ecco perch ho deciso che dipingere 
il mio unico scopo.
E cos, supponendo che la mostra abbia luogo
davvero, dove si terr?
Ancora non lo so, ma avevo deciso prima di
mettermi in viaggio che avrei esposto dove avessi
dipinto il quadro migliore.
Avevano finito entrambi il loro primo dolcetto.
A Diana restava sul piatto quello al cioccolato e a
Mathias quello alla vaniglia. L'ordine in cui avevano
scelto di mangiare i loro dolcetti aveva attratto
l'attenzione di Diana. Lei aveva serbato per ultimo
quello che le piaceva di pi, mentre Mathias aveva
mangiato per primo il suo preferito.
Adesso tocca a me, pens Diana. Indicando il
dolcetto al cioccolato rimasto sul suo piatto, disse:
Guardi, anche questo dolcetto rivela che il futuro
mi affascina di pi. Fin da piccola, ho sempre serbato
per ultimo il cibo che preferivo. Ma allora, il
pi delle volte, quando arrivavo a mangiarlo, scoprivo
di essere troppo sazia. E ci che mi  accaduto
anche oggi, temo.
 troppo sazia per mangiarlo? Allora suppongo
che il suo dolcetto al cioccolato sia rimasto nel passato
come intatto, eh?
Sorrisero entrambi, guardandosi negli occhi finch
sentirono tutt'e due la necessit di volgere altrove
lo sguardo.
Diana diede un'occhiata all'orologio. Oh, si sta
facendo davvero tardi.
Mathias chiese il conto.
Diana, sta a lei, ma se c' qualcosa di cui le piacerebbe
parlare, sono qui per ascoltarla.
Gli occhi di Diana si velarono per qualche attimo.
Poi, riacquistata la padronanza di s, la giovane
cominci a riassumere quel che aveva vissuto
negli ultimi mesi.
Mathias la ascolt con la massima attenzione. Alla
fine, non riusc a dire altro che gli dispiaceva tanto.
Ci che mi sconvolge maggiormente  l'idea
che mia madre non esista pi, prosegu Diana.
Vorrei che esistesse ancora da qualche parte anche
se non dovessi vederla mai o udirne mai la voce.
Mathias not le lacrime nei suoi occhi.
Diana, disse sommessamente. Non potr mai
capire appieno la sua sofferenza. Nessuno lo pu.
Perci qualunque cosa dica non avr molto significato...
So che non  lo stesso, ma dopo la morte di
mia nonna ero completamente sconvolto. Non
sapevo proprio come accettarla. Ma allora ho letto
in un libro una breve storia che mi ha profondamente
colpito.
Diana, ricordando le storie che sua madre era
solita narrarle, riusc a stento a trattenere le lacrime.
Mi piacerebbe sentirla.
Bene, disse Mathias. C'era una volta nell'oceano
un'onda che si muoveva godendo il calore del
sole e la velocit del vento. Sorrideva a tutto ci che
la circondava mentre si avvicinava alla riva. Ma poi
not all'improvviso che le onde che la precedevano
si infrangevano l'una dopo l'altra contro la scogliera,
dissolvendosi brutalmente. Oh, Dio! esclam. Finir
proprio come loro. Presto anch'io mi franger
scomparendo! In quel momento, un'altra onda che
le passava accanto percep il suo panico e le chiese:
Perch sei cos in ansia? Guarda com' bello il tempo,
ammira il sole, senti la brezza... L'onda ribatt:
Ma non vedi? Guarda con quanta violenza le onde
che ci precedono si infrangono contro la scogliera.
Guarda come spariscono in maniera terribile. Presto
ci dissolveremo proprio come loro. Oh, ma tu non
capisci, disse l'altra onda. Non sei un'onda. Sei una
parte dell'oceano.
La storia e la compassione che aveva visto negli
occhi di Mathias mentre gliela raccontava diedero a
Diana un barlume di conforto. All'improvviso ebbe
voglia di toccargli la mano che era posata sul tavolino.
Ma si trattenne facendo invece un cenno di
apprezzamento.
Comparve il cameriere con il conto infilato nel
guscio di un'ostrica. Quando Diana accenn a prenderlo,
Mathias disse: L'ho invitata io.
Mentre Diana riaccompagnava Mathias al parco,
si ricord all'improvviso delle parole del mendicante.
La ragazza identica a te incontrer quell'artista
un giorno, aveva detto. Per un attimo pens di
riferirlo a Mathias perch non scambiasse Mary per
lei se le loro strade, un giorno, si fossero davvero
incrociate. Ma voleva tenere fuori il mendicante
dalla faccenda, perci decise di tacere.
Quando giunsero al suo cavalletto, Diana gli tese
la mano. Ho trascorso una bellissima serata, Mathias.
O Jon. Grazie.
No, grazie a lei.
Per un attimo, Diana pens di chiedergli quando
avrebbe lasciato San Francisco. Le sarebbe anche
piaciuto dirgli che poteva trovarla all'albergo in fondo
alla strada e risparmiargli altre notti nello squallido
motel offrendogli una stanza. Ma, si limit a
salutarlo e se ne and.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Era passata mezzanotte quando Diana scese dal
suo atelier. Si gett negligentemente sul letto senza
pensare che era tutta sporca di blu. Naturalmente,
la coperta si macchi.  il prezzo da pagare se si
vuole dipingere il mare, pens.
Non era il soggetto del quadro il responsabile di
quel piccolo disastro, ma piuttosto la nuova tecnica
pittorica che aveva sperimentato dopo avere messo
da parte tutte le regole imparate nelle lezioni di arte
prese in passato. Si era schiacciata un intero tubetto
di blu sul palmo e, accompagnata dalle mistiche
melodie di Loreena McKennitt, lo aveva spalmato
sulla tela in cerchi irregolari.
Diana si sentiva in certo qual modo in debito con
Mathias perch l'aveva indotta con il suo esempio a
dipingere di nuovo dopo cos tanto tempo e soprattutto
perch la storia che le aveva raccontato l'aveva
fatta sentire un po' meglio. Non voleva perdere
quella sensazione e desiderava anzi rafforzarla impegnandosi
in qualcosa che avrebbe fatto piacere a
sua madre.
Prese la busta verde che si trovava sul comodino
accanto alla lampada e lesse di nuovo la seconda
lettera di Mary.
Lettera n. 2: Il sentiero nel giardino
22 febbraio
Amata mamma,
negli anni della mia infanzia, nonostante gli Altri,
ero riuscita a preservare il mio sogno di ritrovarti.
Ma con il passare del tempo sentivo che la mia
forza si indeboliva di fronte ai loro tentativi infiniti
di trasformare anche me in un'altra.
Poi, una notte, ho fatto un sogno. Ero in una
piccola imbarcazione di legno in bala delle correnti
dell'oceano. Portavo una camicia da notte bianca
e un cappello arancione. L'orizzonte era limpido,
ma, senza vela n remi, come raggiungerlo?
Mentre attendevo impotente, mi hai parlato da
dietro le nubi grigie:
Mary, ritorna da me.
Dove sei, mamma?
Non mi hai perduta, sono sempre con te.
Allora perch non riesco a vederti?
Perch non sei con me.
Come faccio a essere con te?
Devi vedermi in te stessa.
Non ci riesco.
Allora cerca di vedermi nei miei doni.
All'improvviso il cielo si squarci con un assordante
fragore. Una mano di luce scese a togliermi
il cappello, sostituendolo con una corona
di rose bianche. Quella mano era la tua, mamma.
E la corona era il pi bel dono che avessi mai ricevuto.
Guardandone il riflesso nell'acqua, ammirai a
lungo la bellezza del tuo dono. Poi scoppi una terribile
tempesta. Mentre la barca veniva squassata da
ondate altissime, mi rannicchiai sul fondo cominciando
a dire fra i singhiozzi: Aiutami, mamma!
Un po' pi tardi, il vento cess, la pioggia cominci
a cadere e il mare si calm.
Quando guardai di nuovo il mio riflesso nell'acqua,
vidi che non avevo pi in capo la corona. In
quel momento mi sembr di avere perso tutto. Mi
sentii come un fiume in secca, come un uccello
senza ali, una rosa senza profumo... Eppure, ero
ancora un fiume, un uccello, una rosa. Dovevo cercare
la mia corona immediatamente.
La cercai nella barca. La cercai in lontananza,
sul mare e in cielo... Ma non riuscii a trovarla.
Ti invocai:
Mamma, dov' la mia corona?
China il capo, Mary."
Non appena ebbi chinato il capo, vidi dal mio
riflesso che la corona mi era semplicemente scivolata
sulla nuca. Allora mi parlasti di nuovo. Ma
questa volta la tua voce non proveniva dal cielo,
ma dalle rose della mia corona.
"Mary, bambina mia, non credere mai di averla
perduta. Non cercare al di l di te stessa ci che
gi possiedi.
Proprio allora, in mezzo all'oceano, emerse un
palazzo accanto al quale c'era un giardino, circondato
da mura ricoperte di rose rampicanti. Da esso
si innalzava il canto degli usignoli.
Mi parlasti ancora una volta:
"Se vuoi udire la mia voce, percorri il sentiero
del giardino. Tieni la mano del giardiniere e ascolta
le rose.
"Oh, mamma,  cos lontano. C' un intero oceano
fra di noi e non so nuotare!
"Non avere paura, limitati a camminare. Se
lasci il tuo bagaglio, l'acqua ti sosterr.
"Ma non ho alcun bagaglio!
"Credere che l'acqua non possa sostenerti  un
pesante bagaglio. Perci deponilo e cammina.
"Ma dove mi condurr questo sentiero, mamma?
"Da me.
"Allora posso davvero ricongiungermi con te in
questo mondo?
"S, in questo mondo.
Non riuscivo a togliermi dalla testa questo sogno
e vivevo nella speranza che si avverasse. Tre
anni dopo, mentre ero in viaggio con un'amica e la
sua famiglia, notai un roseto sul retro del piccolo
albergo in cui soggiornavamo. Un po' pi in l,
potevo scorgere il palazzo Topkapi che somigliava
moltissimo a quello che avevo visto nel mio sogno.
Non appena vidi quel giardino e il palazzo, pensai
potesse essere il posto che volevi farmi visitare. Non
mi sbagliavo.
Zeynep Hanim, la proprietaria dell'albergo, era
una persona straordinaria: una Non-Altra. Era
quel Qualcuno-che-sa, atteso da tanto, colei che mi
avrebbe aiutato a udire la tua voce. Mi fece fare
magiche passeggiate nel roseto e in breve tempo
mi insegn ci di cui avevo bisogno per udire le
rose. I semi che aveva sparso nel mio cuore mi permisero,
anni dopo, di udire la voce di una rosa
nella mia stessa casa.
Nella mia prossima lettera, spero di poterti parlare
della terza fase del mio viaggio.
Con tutto il mio amore...
Mary
Non era la prima volta che Diana leggeva questa
lettera. Ma in quel momento prov qualcosa di leggermente
diverso. La sua gemella aveva consacrato
la propria vita alla ricerca della madre. Pens alla
profondit dei suoi sentimenti, alla sua determinazione
a ritrovarla...
Be', forse Mary fantasticava troppo, forse nelle
sue lettere raccontava le cose che avrebbe desiderato
vivere, anzich quelle che viveva realmente. Forse
era pazza, o forse solo dotata di una fervida immaginazione.
Ma una cosa era certa: Mary amava
sua madre... E soprattutto era riuscita a mantenerla
viva nel suo cuore per tanti anni, mentre per Diana
sarebbe stato impossibile.
E proprio quando Mary pensava di essere sul
punto di incontrare sua madre, l'aveva perduta per
sempre. Forse non lo sapeva neppure. O forse era
perch aveva appreso della sua morte imminente
che aveva deciso di togliersi la vita, per poterla raggiungere
il pi presto possibile nell'aldil.
Nel suo sogno, la madre aveva detto che l'avrebbe
vista in questo mondo. Ma l'universo immaginario
di Mary era crollato quando tale promessa era risultata
essere una menzogna. Mary non sarebbe mai
stata in grado di rivedere la madre in questo mondo.
Proprio come me, mormor Diana.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
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...
Mathias aveva finito il suo quadro a mezzanotte.
Eppure, era ancora nel parco allo spuntare dell'alba,
tormentato dall'interrogativo cui era stato incapace
di rispondere durante la notte: doveva trasformare
o no il titolo della sua mostra in I mari mutevoli
di San Francisco?
Anche il mare lungo quella costa mutava di continuo,
perci poteva affittare per l'estate un piccolo
bungalow nelle vicinanze e dipingere tutti i suoi
quadri nel parco. Sarebbe stato certamente interessante.
Ma non riusciva proprio a decidersi. Solo per
un'estate piena di ispirazione non voleva cominciare
una relazione che sapeva non sarebbe durata.
Raggiunta la jeep, prese due bottiglie dal refrigeratore,
azione che non pass inosservata al mendicante
che non si era ancora seduto al lavoro sulla
sua stuoia.
Ehi tu! grid il mendicante. Vieni qua!
Afferr la Coca-Cola che il pittore gli porgeva.
Una bottiglia di Coca-Cola  tutto ci che hai a quest'ora
del mattino? Avevo parlato di una root beer gigante.
Hai detto che leggi le facce, vero?
Se lo dico, allora  cos. Ma non gratis, figliolo.
Parliamoci chiaro.
Ho appena buttato gi un elenco delle dieci qualit
che deve possedere la ragazza che cerco. Indovina
un po'! Lei le ha tutte, tranne la prima. E io che
credevo di detestare questo genere di calcoli!
Che c'entro io con il tuo elenco, figliolo? Che
cosa vuoi? Sputa l'osso!
Pensavo che forse potresti dirmi qualcosa sul
primo requisito, che per me  pi importante di tutti
gli altri messi insieme.
Che razza di requisito?
Ci dovrebbe essere una luce sul suo volto.
Perbacco! E che genere di luce?
Una luce che non ho mai visto sul volto di nessuna,
ma che riconoscer non appena la vedr. Purtroppo,
neppure lei la possiede.
A che serve questa luce, figliolo?
A dirmi che ho trovato la mia anima gemella.
Che gemella?! Non parlare in modo misterioso,
figliolo. I puzzle non sono il mio forte.
Mathias indic il mare. Ogni giorno, migliaia
di persone guardano lo stesso spettacolo. I pi vedono
il mare, ma forse alcuni di loro possono vedere
qualcosa di diverso. Mi chiedo se qualcuno vi
abbia mai visto un deserto infuocato, o una montagna.
Che roba! Non farmi discorsi del genere, figliolo,
no!
Se, un giorno, sostenessi di vedere un deserto
mentre guardo il mare, o un mare mentre guardo il
deserto, qualcuno mi crederebbe?
Oh, no, figliolo, ancora di queste menate! Smettila
di esasperare questo povero vecchio e dimmi di
che stai parlando.
Intendo dire che la mia anima gemella sar l'unica
a credermi anche quando il mondo intero penser
che io stia mentendo. O addirittura sar l'unica
a farmi notare le dune di sabbia o le insenature
che mi sono sfuggite.
Adesso basta!  disse il mendicante con un gesto
significativo. Figliolo, d'ora in poi paghi per quello
che dici a questo vecchio. Ogni parola che dici senza
il mio okay ti coster un dollaro! 
Mathias sorrise.
Ho una sola cosa da dirti, figliolo. Mi dispiace,
ma leggere le facce non ha nulla a che vedere con la
luce che vorresti sulla faccia della tua piccola signora.
Credi sia facile trovare la luce su un viso? Nella
mia lunga vita, mi  capitato solo una volta. Su quella
di mio fratello Joe. E stato sulla faccia di mio fratello 
Joe che ho visto quella luce. Era davvero splendente.
Anno 1962. Cadillac. Nuova di zecca. Pure
metallizzata. Una perla rara! Io scassinavo la portiera
mentre Joe faceva il palo. Sembrava che ce l'avessimo
fatta. Ma ecco che sentiamo dei passi, perci
mi volto verso Joe. In quell'attimo i miei occhi
rimangono abbagliati. Grazie al faro da 500 Watt dei
piedipiatti, la faccia di Joe era piena di luce. Una
luce accecante! Quel figo di Joe era illuminato, eccome!
Mathias si mise a ridere.
Figliolo, veniamo al punto. Rimani o te ne vai?
Che cosa credi che stia facendo qui a quest'ora?
Sono aperto a ogni suggerimento. Ma so una cosa.
Se parto, sar per sempre. La cosa migliore per entrambi
 darci un taglio. Mi sono gi spinto troppo
lontano. Lo sapevo fin dall'inizio, ma non ho potuto
farci nulla. Ho chiacchierato con lei, l'ho invitata
a prendere un caff, le ho raccontato di me e ho
cercato di capirla. Il peggio  che ho cercato di farle
impressione. Niente di tutto ci sarebbe dovuto
succedere. E adesso sto pensando di andarmene
senza nemmeno salutarla. Dimmelo tu, che cosa dovrei
fare?
Va' via, figliolo.
Andare via da te o dalla citt?
Non chiedermi quello che gi sai. Io dico rimani,
ma tu dici il contrario. Io dico divertiti, approfondisci
la conoscenza della piccola signora, accompagnala
in posti interessanti, sii felice. Ma tu
sei sul piede di partenza. Sei venuto da me perch
non riesci a prendere la decisione di rimanere.
Prima che tu ti sedessi, l'ho visto sulla tua faccia
che te ne saresti andato. Ecco come leggo le facce,
figliolo. Due bottiglie grandi di Coca-Cola fanno
quattro verdoni, quindi sei stato mio cliente. Sono
un uomo d'onore, non scordartelo, e rispetto il mio lavoro.
Dopo essere rimasto in silenzio per un attimo,
Mathias tese la mano al mendicante:
Mi mancheranno le nostre chiacchierate, amico mio.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Si pu cambiare persino in pochi giorni, le
aveva detto Mathias. Anche in un giorno solo? Una
persona, sensibile e premurosa un giorno, poteva
alzarsi e andarsene il giorno seguente senza nemmeno
salutare?
Temo di s, pens Diana, poich erano sei sere
che non lo vedeva.
Appena tornata dalla passeggiata serale, Diana
stava scorrendo i numeri della sua agenda, chiedendosi
come avesse fatto a conoscere cos tanta gente.
Fra tutti quei numeri, avrebbe probabilmente composto
quello di una sua amica, l'avrebbe invitata a
prendere un caff e senza esitare avrebbe messo la
questione sul tappeto. Poi, avrebbe udito l'amica
formulare alcune ipotesi che avrebbero messo in
rilievo le ragioni logiche per le quali l'artista se n'era
andato in quel modo. E presto si sarebbe convinta
che il suo fascino era fuori discussione e cos il suo
orgoglio non ne avrebbe sofferto.
Non credo che Mary si comporterebbe in questo
modo, pens Diana.
Gett l'agenda sul tavolo. Non perch si sentisse
in competizione con Mary. Semplicemente non
aveva pi voglia di chiamare nessuno. Ma compose
un altro numero, quello dell'ufficio viaggi dell'hotel.
Pronto, cosa posso fare per lei?
Ciao, Sarah, sono Diana. Ti chiedo un favore. Se
non mi sbaglio, il palazzo Topkapi si trova a Istanbul,
vero? Dopo averlo verificato, mi puoi prenotare un
volo per venerd? Prendi un biglietto con il ritorno
aperto.
Ho sentito bene, signorina Stewart, ha detto
venerd?
S,  ci che ho detto.
E la cerimonia dei diplomi di domenica, signorina
Stewart? E stata rinviata?
No, ma devo partire al pi presto.
Va tutto bene, spero.
Non preoccuparti, Sarah. Tutto  come dev'essere.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Quando il comandante annunci che l'aereo
stava per atterrare, Diana teneva ancora in mano la
lettera che aveva letto parecchie volte durante il
volo.
Lettera n. 3: Annientamento nella rosa
1 marzo
Amata mamma,
circa un anno fa, c' stato un periodo in cui non
mangiavo o bevevo quasi nulla. Avevo perso ogni
interesse per le cose che prima mi procuravano piacere.
Non lasciavo mai la mia stanza e trascorrevo
la maggior parte del tempo in compagnia delle mie
rose che avevano cominciato a emanare profumi
mai sentiti.
Ogni angolo della mia stanza era pieno di rose
che avevo cominciato a coltivare dopo essere tornata
dal roseto. Mi sentivo come una fiorista che
non potesse vendere i suoi fiori.
Un giorno accadde un fatto molto strano: udii
le rose respirare. La cosa and avanti per giorni.
Talvolta spirava da esse una fresca brezza che mi
scompigliava i capelli come per spazzare via ogni
traccia del passato dalla mia mente.
Una sera la brezza rinforz, aumentando ancora
di pi nel corso della notte, per poi calmarsi allo
spuntare dell'aurora. All'improvviso la stanza, in
cui regnava un silenzio assordante, si riemp di
una luce accecante.
Il silenzio fu rotto quando la rosa carnicina alla
testa del mio letto mi parl. Ma era come se la
voce non provenisse dalla rosa, bens da me. Dal
mio intimo!
La voce si fece sempre pi forte, giungendo a un
tale crescendo che non potevo udire, vedere o odorare
nient'altro. Tutto ci che potevo vedere, odorare,
toccare era la voce della mia rosa.
Ebbi paura di me stessa. No, non era possibile.
Come potevo avere paura di me stessa? Non c'ero
neppure. C'era soltanto la rosa. La voce della rosa.
Entrambe parlavamo con quell'unica voce:
La pace sia con te, Mary.''
"Non ci credo! Odo una rosa!
No, Mary,  perch hai creduto che puoi udirmi.
Ma  straordinario!
"Per gli esseri straordinari, le cose straordinarie
sono del tutto ordinarie.
Non credo di essere degna di tale lode.
"Ecco perch ne sei degna.
Adesso che ho udito una rosa, posso udire
anche mia madre?
Tua madre ti parla attraverso ogni cosa. Ma
solo dopo avere ascoltato Socrate che te ne renderai
conto e udrai la sua voce.
Dove posso trovare Socrate?
Non puoi trovarlo. Sar lui a trovare te.
Ma quando?
Al momento opportuno.
Queste furono le prime e ultime parole che udii
dalla rosa carnicina. Da quel giorno ho atteso l'apparizione
di Socrate, l'ho atteso proprio come la
volpe attendeva che il piccolo principe venisse ad
addomesticarla. Anche se adesso ho il tuo indirizzo
sotto gli occhi, mamma, so che non udr la tua
voce prima di avere incontrato Socrate.
Ma sono certa che mi trover. Ne sono certa
perch me lo ha detto la mia rosa. Chiss, forse
incontrer Socrate a San Francisco.
Spero di inviarti da l la mia ultima lettera.
Con tutto il mio amore...
Mary
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Diana aveva atteso per quasi un'ora i bagagli e
aveva perso il posto tre volte nella coda per il taxi,
spintonata da viaggiatori prepotenti. Poi aveva dovuto
sopportare le soffocanti nuvole di fumo dell'autista
che accendeva una sigaretta dopo l'altra.
Era rimasta spiacevolmente sorpresa dal traffico,
pi lento dei pedoni. Non era riuscita a convincere
i venditori ambulanti di piazza Sultan Ahmet che
non aveva bisogno di un tappeto. E adesso, dopo
essere entrata in ogni alberghetto alla ricerca infruttuosa
di un giardino sul retro, non riusciva a
nascondere le lacrime all'uomo che l'aveva abbordata
dicendole: Salve, bella signora. Ha bisogno
di una guida affascinante? Se solo fosse stata capace
di trovare il piccolo albergo di Zeynep Hanim,
nessuna di quelle contrariet avrebbe avuto importanza.
Trov un angolo deserto a Santa Sofia e pianse
fino all'ora di chiusura fissandone le pareti, che, sebbene
in cattivo stato, sembravano impegnate in una
nobile lotta contro il tempo per sostenere il ricordo
spirituale di milioni di persone. Forse valeva la pena
di perseverare per una simile causa. Ma valeva la
pena di angustiarsi tanto per trovare Mary?
Quando il guardiano avvert per la terza volta che
la basilica stava per chiudere, Diana lasci Santa
Sofia e vag in direzione del palazzo Topkapi. Raggiunta
la fontana monumentale situata di fronte
all'ingresso principale del palazzo, si sedette per terra
perch l non cerano orari di chiusura.
Mentre si stava chiedendo se sarebbe riuscita a
trovare un posto sul primo volo per l'America, ud
una voce sopra la sua testa:
Giornata dura, eh?
Levato il capo, Diana vide una straniera di mezza
et, ben vestita, che la stava guardando con un interesse
misto a degnazione, come se non avesse mai
visto qualcuno seduto in mezzo alla strada.
Non me lo chieda nemmeno, disse Diana. Non
c' un albergo in cui non sia stata. Adesso sto conoscendo
le strade.
S,  cominciata l'alta stagione. Anche noi
abbiamo fatto fatica a trovare una stanza.
La donna indic la stradina che serpeggiava di
fianco al palazzo. In realt, ci avremmo tenuto molto
a soggiornare in uno di quei due piccoli alberghi
pieni di fascino, ma erano al completo. Perci abbiamo
dovuto ripiegare sul Four Seasons.
Oh! esclam Diana balzando in piedi. Mi
faccia dare un'occhiata a quegli alberghetti. Lei si
goda il Four Seasons.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Proprio di fronte a Diana si trovavano due grandi
case di legno. Quella color champagne, preceduta
da un giardino, era pi grande e pareva pi lussuosa.
L'altra era verde pastello. Poich la sua
entrata dava sulla strada, era impossibile sapere se
avesse o no un giardino sul retro.
Diana era impaziente di precipitarsi in una delle
due, ma, poich non riusciva a immaginarsi Zeynep
Hanim, le era impossibile dedurre quale delle case
potesse essere la sua. Ammesso che, naturalmente,
una delle due lo fosse.
Scelse di tentare prima con la pi grande. Mentre
si dirigeva verso l'ingresso, osserv il giardino.
Bench ci fosse una variet di fiori di tutti i colori
(gialli, rosa, azzurri, purpurei, cremisi, arancioni),
non riusc a scorgere una sola rosa. Tornando sui
propri passi, entr nella seconda casa per una stretta
porta.
Il receptionist era occupato al telefono. Dopo
avere atteso esattamente diciassette minuti che concludesse
la sua conversazione, Diana alla fine ferm
uno dei camerieri che passavano. Scandendo bene
le parole, chiese: E qui Zeynep Hanim?
 uscita mezz'ora fa, signora. Ma ha detto che
sarebbe tornata presto.
Sorpresa, Diana esit un attimo.
Oh... Okay... Quando torna, sarebbe cos gentile
da dirle che c' qualcuno che vorrebbe vederla?
Certamente, signora. Se desidera, pu attendere
nella nostra sala da t.
Non mi aspettavo che fosse cos facile, pens
Diana. Era come se il destino, che le era stato avverso
fino a quel momento, avesse deciso all'improvviso
di darle una mano.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
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...
La sala da t, con quattro spar, era ben illuminata
e arredata in autentico stile turco. A parte il
cameriere all'entrata, con un gil dalle passamanerie
dorate, non c'era nessun altro.
Alcuni kilim, dalle semplici decorazioni geometriche
rosso mattone, giallo senape e blu, ricoprivano lo
scuro pavimento di legno. Alle pareti erano appesi
quadri raffiguranti varie scene della vecchia Istanbul:
battelli ottomani sul Corno d'oro, moschee dai minareti
che gareggiavano in altezza, dervisci danzanti,
imponenti case di legno lungo il Bosforo...
Poco dopo un suono di passi che si avvicinavano
riscosse Diana che fantasticava davanti ai quadri.
Una donna - lineamenti delicati e grandi occhi
azzurri, capelli brizzolati raccolti in uno chignon
sulla nuca e carnagione perfetta, entr nella sala da
t. Il lungo abito bianco di lino le dava un'aria distinta.
Quando i loro sguardi si incontrarono, la donna
aveva gi aperto le braccia e si precipitava incontro
a Diana:
Santo cielo, non posso credere ai miei occhi!
Mary, sei tu! Oh, che bella giovane sei diventata!
Per un attimo, l'abbraccio di Zeynep Hanim ricord
a Diana quelli di sua madre. Abbracci che
sembravano non finire mai.
Oh, fatti guardare, disse Zeynep Hanim, prendendole
il volto fra le mani.
Mi dispiace, ma non sono Mary, disse Diana,
liberandosi. Mi chiamo Diana.
Zeynep Hanim sorrise. Mary, come potrei mai
dimenticarti?
No, davvero, non sono lei. Sono la sua gemella.
Zeynep Hanim la guard dubbiosa. Mary, tesoro,
ma tu non hai nessuna gemella.
La prego, deve credermi. Infatti, sono venuta
qui a chiederle di Mary.
Che cosa intendi dire? Sei stata di certo tu a
telefonarmi l'altro giorno dicendomi che saresti
arrivata qui questa settimana.
Cosa? Mary le ha telefonato? Ha detto che sarebbe
venuta qui? Dov' adesso?
Zeynep Hanim le fece cenno di sedersi come se
tentasse di calmarla. Accomodatasi sulla sedia di
fronte, chiese: Ma allora non sei davvero Mary?
Pu credermi sulla parola. Ma la prego, mi dica
dov' Mary e quando arriva! 
Non  che non ti creda, tesoro, ma...
La prego, quando arriver Mary?
Non ha detto esattamente quando, ma dovrebbe
essere qui entro tre o quattro giorni. Non ho
idea di dove si trovi in questo momento. Sono anni
che non la vedo e che non ricevo una sua telefonata.
Ma tu? Non l'hai vista di recente?
 una lunga storia, ma se  disposta ad ascoltare,
gliela racconto.
Naturalmente mi piacerebbe sentirla, ma prima
dimmi che cosa vuoi bere. Hai fame? Puoi ordinare
ci che vuoi. Io prender del t verde alla menta.
Te lo consiglio.
Grazie, mi andrebbe un espresso.
Abbiamo anche quello, ma forse ti piacerebbe
provare il caff turco?
Perch no.
Presa l'ordinazione, il cameriere lasci la sala.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
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...
Quando il cameriere ritorn con un vassoio d'argento,
Diana aveva finito di raccontare a Zeynep
Hanim tutto ci che era accaduto.
Mi dispiace molto, Diana, disse Zeynep Hanim
sfiorandole la mano. Ma non preoccuparti per Mary.
Non  qualcuno che si farebbe del male... Ma, mia
cara, e tu? Devi avere attraversato un periodo davvero
duro.
Sto cercando di riprendermi. Ma per riuscirci,
prima devo trovare Mary. Ho bisogno del suo aiuto.
Se chiama di nuovo, preferirei davvero che non le
parlasse di me, d'accordo? Inoltre, se riesce a sapere
il suo numero o dove si trovi, sarei molto contenta
di esserne informata.
Se telefona, certo, far tutto il possibile. Sono
cos felice che stiate per incontrarvi. Mary  una
ragazza straordinaria.  triste che siate state divise
per cos tanti anni.
Zeynep Hanim sollev la teiera d'argento e riemp
il bicchiere di cristallo che aveva davanti. Volle
assicurarsi che Diana trovasse il caff di suo
gradimento prima di chiederle: Che cos'ha detto Mary
di me nelle sue lettere?
A quelle parole, Diana si rese conto all'improvviso
che, ansiosa com'era di incontrare la sua gemella,
aveva completamente tralasciato di interessarsi a
Zeynep Hanim. Non era stata lei a insegnare a Mary
a parlare con le rose?!
La osserv attentamente. Con quegli occhi sorridenti,
l'espressione serena, la dolcezza dei modi e
il suo inglese impeccabile, sembrava non solo sana
di mente, ma era il ritratto di una perfetta signora.
Molto probabilmente, avrebbe sorriso con indulgenza
nell'apprendere ci che aveva detto Mary di
lei e l'avrebbe rassicurata spiegandole perch la
sua gemella avesse scritto simili cose nelle sue lettere.
So che probabilmente le sembrer bizzarro,
disse Diana, ma in una sua lettera Mary ha scritto
che lei le aveva insegnato a udire le rose parlare.
Con suo grande stupore, Zeynep Hanim non parve
affatto sorpresa.
Diana voleva sentirle dire che udire le rose parlare
non era altro che un gioco che faceva con
Mary. O che le cose di cui Mary scriveva nelle sue
lettere erano mere espressioni della sua fervida immaginazione.
Era il genere di spiegazione che Diana
voleva udire perch si sarebbe sentita molto a disagio
in compagnia di una persona che non avesse
negato di potere insegnare alle persone a udire le
rose.
Mary ha dunque scritto questo, disse infine
Zeynep Hanim.  incredibile, non  vero?
Diana non sapeva come interpretare la domanda.
Stava per dire: S,  assolutamente incredibile,
ma all'ultimo momento cambi idea e decise
piuttosto di sondare Zeynep Hanim.
Non  incredibile anche la realt? disse Diana
con calma. Prenda la terra per esempio, sembra
cos stabile sotto i nostri piedi, ma in realt si muove
pi rapidamente dell'aereo pi veloce.
Zeynep Hanim non fece alcun commento. Rendendosi
conto che la donna non avrebbe detto nulla,
Diana fin col chiedere: Ha insegnato veramente
a Mary a udire le rose?
Zeynep Hanim bevve un sorso di t. Diana,
sarai mia ospite fino all'arrivo di Mary. Qui serviamo
anche persone che non possono udire le rose. E
sono certa che tutto il personale si sentir onorato
di servire la gemella di Mary.
Diana si chiese se Zeynep Hanim stesse solo cercando
di proteggere Mary. O forse si trovava di
fronte a una persona che si divertiva a fare la misteriosa.
O il comportamento di Zeynep Hanim era
motivato da una ragione completamente diversa?
Grazie, ma non posso accettare. Tuttavia mi
piacerebbe restare fino all'arrivo di Mary, se ha una
stanza per cui posso pagare.
Mi dispiace, Diana, ma siamo al completo. Ti
posso aiutare solo se accetti di essere mia ospite personale.
Zeynep Hanim chiam con un cenno il cameriere
e gli disse qualcosa in turco prima di rivolgersi a Diana.
Mia cara, hai l'aria stanca. Se vuoi, qualcuno
pu accompagnarti subito nella tua stanza. Se desideri
qualcosa, non devi fare altro che chiedere alla
reception. A ogni modo, ci rivedremo all'arrivo di Mary.
Bench Zeynep Hanim fosse gentile, Diana percepiva
che era delusa di non avere Mary di fronte a
s. Per un attimo pens di andarsene dicendo: No,
grazie! E disposta a ospitarmi solo perch sono la gemella di Mary.
Invece accett l'offerta di Zeynep Hanim con un cenno del capo.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Dopo una notte di sonno tranquillo, Diana scese
a fare colazione presto. Entrando nella sala ristorante,
vide Zeynep Hanim seduta da sola a un tavolo vicino alla porta.
Diana respir profondamente in previsione di
ci che stava per fare. Non perch credesse alle fantasie
di Mary o volesse compiacere Zeynep Hanim.
Il suo unico obiettivo era capire meglio come Mary
fosse diventata cos.
Mi scusi. Spero di non disturbarla,"disse Diana.
No, mia cara, ma stavo per andarmene.
Fatto un altro profondo respiro, Diana disse con
tono risoluto: Mi piacerebbe che mi insegnasse ci
che ha insegnato a Mary.
Zeynep Hanim la guard in silenzio. Era come se
quello sguardo penetrasse nella mente di Diana,
leggendone tutti i pensieri e i sentimenti, prima di
lasciarla di nuovo sola con se stessa.
Non vuoi accomodarti, Diana?
Significa che acconsente?
Acconsentire a che cosa?
Fa finta di non capire, pens Diana. Forse voleva
apparire ancora pi misteriosa. Diana doveva
batterla con le sue stesse armi.
Voglio che mi insegni a udire le rose proprio
come lo ha insegnato a Mary.
Perch vuoi che lo faccia?
Be', dev'essere un'esperienza incredibile per avere
influenzato Mary a tal punto! 
L'espressione dolce di Zeynep Hanim, che sembrava
sempre sul punto di cedere il passo a un sorriso,
svan di colpo.
E credi che meriti ci che pretendo in cambio?
Cosa? chiese Diana.
Voglio che tu ti uccida.
Diana non sapeva se si trattasse di uno scherzo o
solo di un altro pezzo del puzzle. Perci non disse
nulla, limitandosi a ridere. Si aspettava che Zeynep
Hanim la imitasse, ma la donna non lo fece.
Ha chiesto a Mary la stessa cosa?
Non ce n' stato bisogno. Mary non metteva in
dubbio che le rose potessero parlare o farsi sentire. Ma
tu, Diana, credi di potere udire le rose o ne dubiti?
Ma la prego! Quando Mary  venuta qui, era solo
una bimba. Quando avevo la sua et, credevo in cose
addirittura pi incredibili delle rose parlanti.
Del genere?
Del genere, del genere... Credevo di potere fare
il giro del mondo a nuoto, per esempio. Credevo di
potere volare o parlare con gli angeli... Mia madre mi
diceva sempre che mio padre era con Dio. Cos mi
ripromettevo di fare il giro del mondo a nuoto per
scoprire dove vivessero Dio e mio padre. Se non fossi
riuscita a trovare mio padre in mare, allora mi sarei
messa un paio di ali enormi per andare a cercarlo in
cielo. E se non fossi riuscita a trovarlo nemmeno
lass, avrei chiesto a un angelo di accompagnarmi da
lui. Perch? Perch ero una bimba! Conosce la verit
su mio padre? Sa dove fosse quando sognavo di
compiere quelle prodezze?
Diana si ferm, sul punto di scoppiare in lacrime.
Oh, lasci perdere, non ha pi importanza.
E poi che cos' successo, Diana?
Che cosa intende dire?
Quando hai rinunciato a cercare tuo padre o a
sognare che lo avresti rivisto? Chi ti ha detto che non
c'era modo di ritrovarlo?
Diana si alz in piedi. Mi dispiace, ma  stato
un errore. Un mio errore. Non la disturber pi.
Proprio come pensavo, disse Zeynep Hanim.
Diana non  disposta a morire, perci non sar
mai in grado di udire le rose.
Girando sui tacchi, Diana si diresse alla porta. Ma
ud la domanda che le veniva sussurrata alle spalle:
Diana, secondo te, chi capisce di pi il valore
della vita?
Diana si ferm senza girare il capo, in attesa.
Coloro che hanno sentito il sapore della morte,
disse Zeynep Hanim.
Diana torn al tavolo. Mi dica, la prego, che cosa
vuole da me!
Una cosa sola: uccidi la parte di te che non crede
che tu possa udire le rose. Dopo avere sentito il sapore
di tale morte, avrai una vita in cui potrai udirle. E
ti chiedo di farlo soltanto perch hai espresso il desiderio
che ti insegnassi come udire le rose.
Be', voglio essere sincera con lei, disse Diana.
Se questo cosiddetto udire le rose  ci che penso
che sia, cio la possibilit di udirle fisicamente come
lei suggerirebbe, io non ci credo. E ogni pretesa del
contrario non desta in me la minima curiosit. Ma
se, nonostante ci, lei dice che pu insegnarmelo,
allora, la prego, lo faccia.
Solo a certe condizioni, disse Zeynep Hanim.
Del genere?
Semplicissimo. Farai esattamente ci che ti
viene detto. Sei libera di interrompere le lezioni, ma,
finch continui, devi fare esattamente ci che ti dico
io. Le lezioni si svolgeranno secondo gli orari stabiliti,
nel giardino sul retro della casa. Neanche un
secondo di ritardo  ammesso. Piuttosto che arrivare
in ritardo  meglio non presentarsi affatto. Nel
giardino, la parola del giardiniere, la mia parola per
essere precisi,  legge. Ci saranno quattro lezioni in
tutto. Durante tale periodo, che potrebbe essere considerato
come un internato per l'arte di udire le rose,
ti  vietato uscire dall'albergo da sola. Ho un'altra
condizione: un curriculum vitae in bianco.
Un curriculum in bianco?
Naturalmente, tu hai il curriculum di una giovane
donna che  nata in un determinato momento, in
un determinato posto, in un determinato ambiente
sociale. Se tu fossi nata a San Francisco alcuni secoli fa, o fossi stata allevata dai pellerossa o fossi cresciuta
in un'isola dei mari del Sud oggi, la tua esperienza
di vita sarebbe del tutto diversa. Forse, se non
di sicuro, avresti una percezione e una comprensione
della vita totalmente diverse da quelle che hai
adesso.
I curriculum sono tutti relativi. Ma udiamo le
rose con una parte di noi stessi che non ha niente a
che vedere con il tempo, il luogo o l'ambiente sociale
in cui viviamo. Ecco perch devi eliminare tutti i
contenuti del tuo curriculum: l'educazione, l'esperienza
passata e specialmente i riferimenti culturali.
Se queste cose fossero di qualche utilit in un roseto,
i botanici sarebbero stati i primi a udire le rose.
Ci che hai imparato finora, qui costituirebbe per
te soltanto un pesante bagaglio.
A un tratto Diana guard Zeynep Hanim come
se si fosse ricordata di qualcosa. E l'acqua non mi
sosterr con questo bagaglio, vero?
Verissimo. Dove l'hai sentito?
Secondo una delle lettere di Mary, mia madre le
ha detto all'incirca la stessa cosa in sogno. Ma poi
Mary dice che in seguito molte delle cose viste nel
suo sogno si sono avverate.
 pi che naturale, disse Zeynep Hanim. I
sogni sono il lievito della realt.
Restia a dilungarsi sui sogni di Mary, Diana disse:
Be', stavamo parlando delle condizioni... Supponiamo
che accetti di rispettarle tutte, che cosa otterr in
cambio?
Qualunque sia il tuo desiderio entrando nel
giardino, sar esaudito. Non  ci che fai nel giardino
a importare, ma perch lo fai. Se hai intenzione
di imparare a udire le rose solo per distinguerti
dagli altri, temo che ci guadagnerai soltanto della
vanit. Se la tua intenzione  unicamente quella di
udire le rose, allora udrai le rose. O come Mary, se
entri nel giardino per udire la voce di tua madre
attraverso le rose, udrai la sua voce. Se, a parte ci,
vuoi sperimentare qualche nuovo divertimento, 
anche possibile, ma a tue spese.
Sembrava tutto uno scherzo. L'anziana signora,
che fino a poco prima le era parsa una persona dolce,
si era trasformata di colpo in un manager rigorosissimo
che non avrebbe tollerato alcun errore, o in un
generale che subissava di ordini il suo aiutante di
campo, come se l'argomento di cui stava parlando
con tanta seriet non riguardasse la capacit di udire
dei fiori!...
Ce qualcosa che mi incuriosisce, disse Diana.
Che uno ci creda o no, l'idea di udire le rose sembra
sensazionale. Ma, d'altro canto, le condizioni che ha
elencato e la sua impostazione, be'... Non mi fraintenda,
ma sembra tutto molto rigido e limitativo.
Nembi, pioggia, acqua, sono anch'essi sensazionali.
Ma per spegnere la nostra sete, in definitiva
abbiamo bisogno di un bicchiere che  qualcosa di
limitativo.
Diana rimase in silenzio alcuni istanti prima di
chiedere: Ha detto solo quattro lezioni, esatto?
Solo quattro.
Bene, d'accordo allora.
Zeynep Hanim si alz in piedi. La nostra prima
lezione comincer domattina alle 6,11. L'argomento
 la matematica dell'ascolto delle rose. Non hai
bisogno di portare con te libri di algebra o di geometria.
Sii solo puntuale accanto agli sgabelli all'entrata
del giardino, sar sufficiente.
Alle 6,11 del mattino? ! 
Precisamente.
Diana annu, bench l'idea di alzarsi cos presto
non le arridesse.
Bene. Adesso sincronizziamo i nostri orologi,
ordin Zeynep Hanim. Oh, quasi dimenticavo. Se
riesci a udire una rosa al termine delle nostre lezioni,
avrai diritto a una ricompensa.
Crede davvero che possa succedere, eh? Deve
avere una grande fiducia in me.
Finch avrai fiducia in te stessa, ne avr in te.
E qual  la ricompensa?
Un prezioso adagio che ha attraversato i secoli.
E se non ce la faccio? chiese Diana con un sorriso
sarcastico. Non c' qualche punizione in caso
di insuccesso?
Il silenzio delle rose, rispose Zeynep Hanim.
Non essere in grado di udire le rose  una punizione sufficiente.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Diana si sedette su uno degli sgabelli. Mancavano
ancora cinque minuti all'orario fissato da Zeynep
Hanim per la lezione. Lo steccato che circondava
il giardino era pi alto di lei, impedendole di
vedere dall'altra parte. La porta del giardino, invece,
era piuttosto bassa.
Fissando la lancetta dei minuti del suo orologio,
si chiedeva che cosa potesse significare la matematica
dell'ascolto delle rose. Per quanti sforzi di immaginazione
facesse, non ne aveva idea.
Nel momento in cui la lancetta dei minuti del suo
orologio arriv a 11, Diana ud la voce di Zeynep
Hanim: Non  qualcosa che si possa afferrare con
l'intelletto.
Diana sorrise per nascondere la sua sorpresa. Nonostante
le apparenze, non riteneva che Zeynep Hanim
le avesse potuto leggere nel pensiero. Che altro
si sarebbe potuta chiedere in attesa dell'ora stabilita,
contando i minuti che la separavano da un insegnamento
cos pazzesco?
Se  qualcosa che il mio intelletto non pu afferrare,
allora mi dica di che si tratta.
Hai mai mangiato un'oliva? chiese
Zeynep Hanim. Naturalmente. Perch?
Be', saresti in grado di spiegarmi di che cosa sa
un'oliva? Facciamo un patto. Se riesci a descrivermi
il gusto di un'oliva, ti descriver com' l'ascolto
di una rosa.
Benissimo, disse Diana. Un'oliva... ...  salata...
be'...  come... oleosa... sa di... be'...  piuttosto
forte... E come...
Zeynep Hanim arricci il naso. Oh, sento in
bocca un gusto salato, oleoso, forte. Per fortuna ho
gi mangiato delle olive, altrimenti, dopo la tua descrizione,
non mi verrebbe mai la voglia di assaggiarle.
Okay, okay. Ha vinto,disse Diana.
Bene, mettiamo da parte adesso il gusto di un'oliva
o l'ascolto delle rose e, prima di entrare nel giardino,
sbarazziamoci di questa lezione di matematica, eh?
Prego, la sto a sentire.
La matematica dell'ascolto delle rose  una
lezione che deve essere certamente studiata da tutti,
si creda o no nell'arte di udire le rose. Semplicemente
perch l'equazione che imparerai oggi 
applicabile a ogni domanda che abbia un numero
stragrande di possibili risposte che non possono
essere fornite da nessuno dei nostri cinque sensi.
Prendiamo, per esempio, una domanda come: Che
cosa accade dopo la morte?
Ora, prima di essere tentati di dare una risposta
a domande simili, dovremmo tenere a mente questa
equazione: 1 fratto infinito. Riprender il discorso
fra un minuto. Ma prima dimmi, riesci a udire la
canzone che le rose cantano in questo momento?
Sa perfettamente che non odo nulla del genere.
Che canzone cantano, Diana?
Gliel'ho detto, non sento nulla.
Suvvia, tira a indovinare. Forse ce la fai.
Rendendosi conto che Zeynep Hanim non intendeva
desistere, Diana disse: D'accordo. Stanno
cantando Purple Rain.
Pensi di avere indovinato?
Naturalmente no.
Ti dar un'altra possibilit. Fa' un altro tentativo.
Bene. Morning Has Broken di Cat Stevens.
Pensi di avere dato la risposta giusta stavolta?
Naturalmente no. Posso chiederle dove vuole arrivare?
Adesso testiamo un po' le tue conoscenze in
materia di statistica. Allora, dimmi, che probabilit
hai di indovinare la canzone?
Praticamente nessuna.
Esatto. Dividendo il numero di canzoni per il
numero di possibili risposte, abbiamo la probabilit
di arrivare alla canzone giusta solo tirando a
indovinare. Il numero di canzoni  1. Se pensi alle
canzoni che sono state scritte in tutto il mondo, nel
corso dei secoli, in centinaia di lingue, da milioni di
autori, il numero delle possibilit pu essere fatto
ammontare a bilioni. E se aggiungiamo a tale numero
le canzoni che non sono state ancora scritte ma
che le rose conoscono gi, allora possiamo dire di
avere un numero infinito di possibili risposte. In tal
caso, la probabilit di arrivare alla canzone giusta :
1 fratto infinito. Ed  l'equazione che dobbiamo conoscere
prima di potere imparare a udire le rose.
Allora, quanto fa 1 fratto infinito?
Zero, per quanto ricordo.
Esatto, ma se fosse il solito zero, significherebbe
che non c'era assolutamente alcuna possibilit
di conoscere la canzone che le rose stavano cantando.
Perci, 1 fratto infinito  uguale a uno zero speciale.
Uno zero speciale?
Sono sicura che la tua conoscenza della matematica
 superiore alla mia, Diana. Ma vorrei esaminare
brevemente con te il valore matematico di questa
equazione.
Prendiamo qualsiasi equazione: 1 fratto un qualunque
numero... Pi aumenta il numero per il quale
viene diviso l'1, e pi aumenta il numero di zeri
che precedono l'1 nella risposta all'equazione. Se
dividiamo 1 per l'infinito, nella risposta ci sar un
numero infinito di zeri davanti all'1. Perci, la risposta
sarebbe zero virgola zero zero zero, all'infinito.
Ma anche se non lo vediamo, c' sempre un 1
che rimane all'estremit della risposta.  zero, eppure
uno zero speciale che termina con un 1, anche
se tale 1 si cela nell'infinito.
Dunque, questa equazione ci insegna una cosa
molto importante. Anche se la probabilit di conoscere
la canzone giusta tirando a indovinare  zero,
non  comunque impossibile arrivare alla risposta
esatta, perch c' un 1 alla fine.
Quando ti ho chiesto quale canzone cantassero
le rose, hai risposto nel modo migliore dicendo che
non lo sapevi. Perch? Perch sapevi di non poterlo sapere. Hai capito che, tirando a indovinare,
sarebbe stato inutile cercare di rispondere a una
domanda che ha innumerevoli possibili risposte che
non possono essere fornite dai cinque sensi.
Perci non si pu giungere alla Vera Canzone
con le semplici supposizioni dell'intelletto, ma solo
attraverso la testimonianza. Per prima cosa dobbiamo
capire che le rose si odono non con le orecchie
ma con i nostri cuori.
Alla nascita, il cuore di tutti ha questa capacit.
Ma con il passare del tempo, i cuori diventano
sordi. Chi desidera essere testimone del canto delle
rose, deve prima riacquistare questa capacit che va
perduta mentre gli insegnano a diventare adulto. E
ci  possibile soltanto mantenendo un costante
interesse per le rose e avendone cura.
Forse non si possono udire le rose alle prime
visite al giardino. Ma non si deve mai disperare. La
mancanza di certezza, insieme a ogni altro pensiero
o sentimento negativo, rappresenta il principale nemico
nel giardino.
Immagina una montagna... Dalla sua cima, la
vista  meravigliosa. Vorresti esserci, ma la vetta
sembra cos lontana che perdi la speranza di raggiungerla.
Rinunci dicendo: Non ci arriver mai.
La verit  che i passi di coloro che hanno raggiunto
la cima non erano pi lunghi dei tuoi. Ma
hanno solo continuato a mettere un piede davanti
all'altro. Non sono i miracoli a fare accadere l'impossibile,
ma la perseveranza.  cos che l'acqua
consuma la pietra, ed  cos che la gente del XXI
secolo ode le rose cantare.
Se crediamo di essere in grado di udirle, e se perseveriamo,
allora prima o poi le udremo.  possibile
perch c' sempre un 1 nascosto alla fine degli
zeri. E se seguiamo il sentiero del nulla fino all'infinito,
finiremo col raggiungere quell'Uno.
E se le rose non parlano affatto? chiese Diana.
O se non cantano alcuna canzone? Prendiamone
in considerazione la probabilit. Se il numero di
canzoni che le rose cantano  zero, l'equazione
diventa zero fratto infinito. E il risultato  zero. E
stavolta, non si tratta di uno zero speciale, ma di un
semplice, grosso zero. Il che significa che non c'
nessuna canzone e nessuna possibilit di udirle.
Vero, ammise Zeynep Hanim. Due sentieri.
Uno comincia e finisce qui e ora, l'altro si estende
all'infinito. Rispondendo alla domanda: Le rose
cantano? o Posso udire le rose?, si sceglie uno di
questi due sentieri. Tali domande hanno solo due
possibili risposte: S o No. Non esiste una terza
risposta. Per chi dice S, la soluzione dell'equazione
 uno zero speciale, mentre per chi dice No, 
un semplice grosso zero, come hai detto tu. Ecco
perch non c' alcuna possibilit per coloro che
rispondono No di udire cantare le rose. Comunque,
non  ci cui aspirano. Per loro sono sufficienti
le frequenze sonore percepite dall'orecchio. Ogni
suono che vada al di l non riveste alcun interesse
per loro.
Ma chi deve decidere quale risposta sia giusta?
chiese Diana.
Non importa quale sia giusta, Diana. L'importante
 ci in cui credi tu. Chiediti in che cosa
credi.  semplicissimo. Se la tua risposta : Non
posso udire le rose, andr bene lo stesso. Nessuno
pu biasimarti per questo. Devono esserci coloro
che non credono perch ci siano coloro che credono.
Il giorno esiste perch c' la notte e la notte esiste
perch c' il giorno. Invece di chiederti se sia
pi bello il giorno o la notte, chiediti in quale vivi.
Chiediti: Credo di potere udire le rose?
Ma ti devi fare questa domanda. Perch se sei
sicura che la risposta sia No, allora non vale la
pena che tu entri nel giardino. Ti verranno risparmiate
le difficolt, le delusioni e i fallimenti che vi
dovrai affrontare. Non sarai costretta ad ascoltarmi.
Non dovrai trascorrere giorni, mesi e forse anni in
attesa davanti a una rosa sperando di udirla parlare.
Tutto sar molto pi facile, molto pi comodo. Per
esempio, invece di alzarti presto per recarti nel giardino,
potrai dormire quanto vuoi. Che ne pensi?
Non sarebbe assai pi piacevole?
Zeynep Hanim si ferm per un attimo prima di
soggiungere: Dipende tutto dalla tua convinzione
di potere o meno udire le rose. Immagina solo che
cosa sarebbe pi piacevole per qualcuno convinto
che si possano udire le rose: dormire? O svegliarsi
con la speranza di udirle cantare?
Allora, Diana, sei una che dice: S, posso udire
le rose?
Zeynep Hanim attese invano una risposta.
Lo sapevo, disse Zeynep Hanim. La risposta
che hai dato  la ragione per la quale sei qui.
Ma non ho dato una risposta.
Ho udito la risposta che dovevo udire. Talvolta
il silenzio  pi eloquente di cento promesse.
Diana rimase silenziosa.
Tuttavia, non basta credere che le rose cantino
per conoscere la loro canzone. Ci sono soltanto due
modi di sapere quale sia la vera canzone. O la odi
tu stessa o lo apprendi da qualcuno che la ode.
Per  assai meglio se la odi personalmente. Le
rose hanno una voce divina. Ti mandano in estasi, ti
trasportano nel loro mondo e ti riportano indietro
olezzante del loro profumo, che allora non emana
pi dalle rose ma dal tuo intimo, perch alla fine
arrivi a renderti conto di che cosa significhi essere
responsabile della tua rosa.
Aspetti un minuto, disse Diana.  proprio la
frase usata da Mary nella lettera di addio a nostro
padre. Ha scritto che se ne andava di casa perch
aveva finalmente capito che cosa significasse essere
responsabile di una rosa. Avr pensato di venire da
lei quando ha scritto quella lettera. Ecco perch
deve essersene andata di casa.
Non credo, disse Zeynep Hanim. Mary sapeva
di non avere alcun bisogno di andarsene di casa,
nemmeno per amore del roseto.
Per qualche attimo Diana rimase assorta nei suoi
pensieri, poi disse: Nelle sue lettere, Mary l'ha
descritta come Qualcuno-che-sa. C' qualcosa che
voglio sapere, Zeynep Hanim.  qualcosa al di l
della portata dei cinque sensi, ma non ha nulla a che
vedere con le rose...
Riguarda tua madre, non  vero?
Come fa a saperlo?
Mary voleva sapere la stessa cosa. Fa' come ha
fatto tua sorella. Mentre era qui, pregava Dio di
darle notizie di sua madre. Dio  l'unico a sapere
che cosa sia successo a tua madre. Chiedi e Lui ti
risponder. Anche se non odi Dio, Lui ode te.
Diana aveva un'espressione poco convinta.
Dio non lascia senza risposta chi sta aspettando
con cuore sincero notizie della propria madre. Dio,
nella sua grandezza, non permetterebbe mai che le
Sue creature rimanessero nell'ignoranza. Alcuni credono
che Dio sia troppo superiore per interessarsi
della nostra vita quotidiana. Invece,  proprio perch
 cos superiore che si interessa persino delle
nostre pi piccole faccende.
Gli occhi di Zeynep Hanim brillarono. Si occupa
di noi, Diana, davvero. E nel modo migliore. Si
interessa molto di Diana, di Mary, di Zeynep. Di
ciascuno di noi, personalmente e individualmente.
 sempre con noi, ma, per rendercene conto, anche
noi dobbiamo essere con Lui. Mary sentiva che Dio
si prendeva sempre cura di lei, ecco perch Gli ha
chiesto di sua madre.
Anch'io gliel'ho chiesto, disse Diana. Ho pregato
Dio cos spesso per avere notizie di mia madre.
L'ho supplicato, ma non ho mai ricevuto risposta.
Mi dispiace, ma Dio ci lascia senza risposta.
No, non  vero. Pu inviare le risposte in modi
inattesi. Talvolta tramite un sogno, talvolta tramite
una rosa, forse una madre o persino un mendicante.
Un mendicante?!
Ho detto qualcosa che non va, mia cara?
Diana non sapeva che cosa dire. Voleva credere
che ci che Zeynep Hanim aveva detto fosse solo
una coincidenza. Cercando di nascondere il proprio
stupore, fece segno a Zeynep Hanim di proseguire.
Diana, proprio come te, Mary non ha ancora
ricevuto notizie di sua madre. Ma certamente ne
ricever. E non la notizia che l'ha perduta, ma quella
che non la perder mai.
E come avverr? chiese Diana con voce rotta.
Se Dio lo vuole, tutto pu avvenire. Se Dio lo
vuole, solo per fare avere a Mary notizie di sua madre,
sessantasette anni fa, un uomo e una donna si
innamorano. Si sposano e due anni dopo nasce loro
una figlia. Anche se il medico dice che la neonata
prematura non potr sopravvivere, la piccina ce la
fa e cresce sana e robusta... Molti anni dopo, gi
adulta, nel corso di uno dei suoi viaggi in paesi lontani,
incontra un vecchio giardiniere che le dice che
pu insegnarle a udire le rose. Lei gli crede e, per i
successivi vent'anni, si dedica all'arte di udire le
rose. Nel frattempo, incontra molte difficolt. Solo
a causa di questa sua pazzia, viene abbandonata
dal marito, respinta da chi le sta attorno e costretta
a lasciare la citt natale, arrivando infine qui a
Istanbul, dove acquista una casa con un giardino e
trascorre tutto il suo tempo con le rose. In breve
tempo, i semi sparsi nel suo cuore dal vecchio giardiniere
danno i loro frutti e alla fine  in grado di
udire le rose.
Sai perch siano accaduti tutti questi avvenimenti
e i molti altri che li hanno accompagnati, Diana?
Forse semplicemente perch Dio vuole che Mary
oda la voce di sua madre tramite una rosa.  per
tale ragione che una Zeynep  nata, un giardino 
stato creato e una rosa fiorisce...
Anche se Diana apprezzava l'eloquenza di Zeynep Hanim,
non riusc a trovarvi consolazione, dato
che ci che la donna diceva era basato tutto sul presupposto
che Mary potesse udire la voce della
madre.
Benissimo, disse Zeynep Hanim. Con la matematica
e l'introduzione abbiamo finito. Facciamo
una pausa, ho parlato fino a diventare rauca. Ci ritroviamo
qui fra trentatr minuti, d'accordo?
D'accordo, disse Diana. Ma prima ho una domanda:
che cosa cantavano le rose?
Non posso dirtelo, rispose Zeynep Hanim. Se
lo facessi, non ti sforzeresti di udirle.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Quando ritornarono ai loro sgabelli, Zeynep Hanim
disse: Adesso, Diana, vorrei che andassi a quella
fontana laggi, ti lavassi la testa per bene e poi tornassi
qui.
Ma me la sono lavata stamattina!
Lo vedo, mia cara. Adesso per favore va' a lavarti
la testa.
Alzando le spalle, Diana si diresse alla fontana.
L'acqua era gelata e non pot evitare di bagnarsi i
vestiti. Mentre rabbrividiva nel fresco del mattino,
era contenta di non essere venuta l d'inverno. Dopo
essersi strizzata i capelli e averli pettinati con le
dita, ritorn al suo sgabello come una scolaretta
obbediente.
Adesso, Diana, vorrei che andassi a quella fontana
laggi, ti lavassi la testa per bene e poi tornassi
qui.
Per un attimo, Diana ebbe una sensazione di dj-
vu. Zeynep aveva ripetuto esattamente le stesse parole
e con la medesima espressione. Diana rimase
incollata al suo sgabello per un minuto senza dire
una parola.
Ma, incapace di resistere allo sguardo severo di
Zeynep Hanim, torn alla fontana e si lav la testa
di nuovo. Mentre si sedeva di nuovo sul suo sgabello,
temette che Zeynep Hanim potesse chiederle
un'altra volta di fare la stessa cosa.
Ecco fatto, adesso possiamo cominciare, disse
Zeynep Hanim. Oh, prima che me ne dimentichi.
Se questa lezione va bene, ho una sorpresa per te
nella prossima.
Che genere di sorpresa?
Non ho parlato di sorpresa?
Capisco... A proposito, mi  consentito di fare
domande nel giardino?
Naturalmente. Ti devo dire solo che non c'
bisogno che tu capisca la ragione di tutto ci che
faremo nel giardino per raggiungere la tua meta. Se
non dimenticherai le esperienze vissute qui, prima o
poi tutte le tue domande riceveranno una risposta.
All'interno del giardino, sei allieva e insegnante
al tempo stesso. Possiedi gi tutte le risposte. Come
ho detto prima, un tempo anche tu avevi la capacit
di udire le rose. Sono qui solo per rammentarti le
cose che hai dimenticato. Udire le rose  facile. Facilissimo.
Non devi fare altro che rammentare ci
che hai dimenticato, o dimenticare tutto ci che ti 
stato insegnato.
Ma vorrei sapere perch i miei capelli dovessero
essere bagnati! 
Nel giardino, ogni domanda  come un seme,
Diana. Con il tempo mette radici, produce steli e
boccioli e finisce col fiorire. Posso assicurarti che
per il resto della tua vita non dimenticherai mai che
un fresco mattino ti sei dovuta lavare due volte i
capelli anche se erano puliti. Il vissuto non si cancella
e sar il vissuto a darti, prima o poi, la risposta
cercata. Ma stavolta, sar io a rispondere alla tua
domanda... Ho voluto che ti lavassi la testa perch
quella testa apparteneva a Diana.
Ma io sono Diana!
Non eravamo d'accordo di eliminare il curriculum?
Ma perch me li sono dovuti lavare una seconda
volta?
Il primo lavaggio ti aveva liberata dalla pettinatura
di Diana. Ma la mentalit che aveva dato quella
forma ai tuoi capelli c'era ancora.
Oh, cos lavandomeli una seconda volta ho smesso
di pensare come Diana, vero? chiese con un sorriso
scettico. Non intendo giudicare, ma tutto ci
sembra troppo formalistico.
Hai ragione, non ci si pu purificare la mente
con l'acqua di una fontana. Ma  un simbolo. Silenzioso
per il momento, ma se non lo trascuri, un
giorno ti parler. Come un'impronta nel tuo cuore,
che forse adesso  invisibile, ma che al momento
giusto si riveler.
Quando sar il momento giusto?
Forse il giorno in cui finirai col renderti conto
che le cose che sai non possono pi esserti di alcuna
utilit. O forse quando ti renderai conto che la
consapevolezza  come una scala a pioli e che per
salire pi in alto non devi tornare indietro.
Diana, impaziente di vedere il giardino, si trattenne
dal fare altre domande.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Nonostante avesse chinato il capo, Diana sbatt
contro l'architrave della porta. Ma almeno c'era
davvero un giardino dall'altra parte.
Una leggera foschia, di un rosa madreperlaceo
nella luce del primo mattino, avvolgeva tutto il giardino
conferendogli un'aria di mistero, senza per
riuscire a nasconderne il tripudio cromatico. Uno
stretto sentiero di mattonelle esagonali serpeggiava
fra le rose che la brezza leggera faceva ondeggiare
in sincronia con il volo degli usignoli. Soltanto il
canto degli uccelli e il mormorio sommesso dell'acqua
nella vasca di marmo rompevano il silenzio.
Diana rimase un momento con gli occhi socchiusi,
inspirando il profumo che aleggiava nell'aria. A
ogni respiro, aveva l'impressione di essere trasportata
sempre pi vicino a un luogo celestiale. Ma
ritorn alla realt quando Zeynep Hanim si tolse le
scarpe e cominci a strofinare i piedi nudi sulla terra.
Su, mia cara, disse Zeynep Hanim, fa' come me.
Con lo stesso contegno tenuto quando si era
recata alla fontana, Diana si tolse le scarpe e fece
come le era stato detto.
Lo so, chiederlo non far alcuna differenza, ma
mi piacerebbe sapere perch adesso ho i piedi sporchi.
Le rose sono sempre diffidenti, per timore che
la bellezza di un dono faccia dimenticare loro il donatore.
Naturale! disse Diana. Perch non ci ho pensato?!
Le rose non dimenticano mai, neppure per un
istante, che la loro esistenza e la loro bellezza sono
doni della terra. Sono pienamente consapevoli che,
al giungere della loro ora, avvizziranno e cadranno
sulla terra come semi e che la terra accetter soltanto
i semi delle rose che non hanno dimenticato da
dove vengono. Toccando la terra con i piedi nudi,
mostriamo alle rose che neppure noi abbiamo dimenticato
la terra. Le rose lo apprezzano.
Zeynep Hanim si infil di nuovo i sandali.
Tutto ci di cui abbiamo parlato finora  stato
solo un preludio al viaggio che porter a udire le
rose. Finora, tutto ha riguardato noi, i cercatori. Ma
nel giardino il cercatore deve cessare di esistere,
occupandosi totalmente delle rose. Dobbiamo dare
loro tutto ci che abbiamo: la nostra mente, il nostro
cuore, la nostra anima, ogni cosa. Bene, Diana,
se sei pronta, possiamo cominciare.
Diana annu.
Benissimo allora... Che cosa sai delle rose?
chiese Zeynep Hanim.
Nulla, dal suo punto di vista assolutamente nulla.
Ottimo.  sempre l'inizio migliore. Perci adesso
posso insegnarti la regola d'oro per udire le rose.
La regola d'oro?
La regola d'oro dice: Conosci la tua rosa.
Zeynep Hanim accarezz delicatamente i petali
della rosa arancione che stava alla sua sinistra prima
di proseguire: Si pu conoscere una rosa solo grazie
a un'altra rosa.  l'unico modo per conoscerla
veramente.
Si avviarono verso il centro del giardino. Dopo
un po', Zeynep Hanim si ferm di colpo chinandosi
verso la rosa gialla che aveva davanti. Cosa c',
Fiore Giallo? Non ti ho mai visto piangere. Perch
piangi nel giardino della felicit?
Diana osservava attentamente Zeynep Hanim.
La rosa non emetteva alcun suono, ma Zeynep Hanim
sembrava ascoltarla con attenzione, facendo
ogni tanto un cenno di assenso con il capo.
Mi dispiace tanto, non avevo idea, Fiore Giallo,
disse alla rosa. Se la nostra ospite  d'accordo,
mi piacerebbe udire la tua storia dall'inizio.
Rivolta a Diana, Zeynep Hanim spieg: Oggi,
Fiore Giallo  molto triste. Ti spiacerebbe rimanere
un po' ad ascoltare ci che ha da dire?
Che cosa intende? Sa benissimo che non posso
udirla.
Ti comunicher io la storia che mi racconter
Fiore Giallo.
Be', mi sembra un po' strano, ma d'accordo.
Diana si sedette nel punto indicato da Zeynep
Hanim, ripiegando le gambe sotto di s. Che le
importava di sporcarsi i pantaloni bianchi se poteva
offrire un po' di conforto spirituale a una rosa!
Zeynep Hanim si rivolse alla rosa. Questa  Diana,
la sorella gemella di Mary.
Piacere di conoscerti, Diana, disse Fiore Giallo per bocca di Zeynep Hanim. Avrei creduto davvero
che fosse Mary se l'usignolo giallo non mi
avesse informato del contrario.
Il piacere  tutto mio, disse Diana come se
stesse parlando a se stessa.
Su, Fiore Giallo, raccontaci che cosa ti rende
cos triste, disse Zeynep Hanim.
Sono molto spiacente, disse Fiore Giallo. So
che di solito si vedono rose felici in questo giardino,
ma oggi ricorre l'anniversario del giorno in cui la
mia vecchia amica Venere ha perso il suo profumo.
Mi sento cos una volta all'anno, perdonatemi...
Non c' nulla da perdonare, Fiore Giallo, disse
Zeynep Hanim. Talvolta la felicit si esprime
meglio attraverso le lacrime versate per una creatura
amica... Ma dicci, come successo? Non avrei mai
pensato che una tua amica potesse perdere il suo
profumo.
Inizier col raccontarti della prima rosa profumata,
quella da cui ha tratto origine la nostra specie,
poich la storia  strettamente legata alla tragedia
vissuta da Venere... disse Fiore Giallo.
Un giorno, il Sultano del nostro regno, desiderando
creare una rosa che avesse il suo speciale profumo,
asperse il suolo del suo giardino con il profumo
reale. In seguito, annaffi il giardino con l'elisir
di vita, affinch la sua rosa non appassisse mai. E
quando finalmente fior, la chiam Rosa del Nulla
affinch non dimenticasse mai che aveva il profumo
del suo signore. Perch, da dove vengo, una rosa 
tale solo grazie alla sua fragranza.
Qualche tempo dopo, il Sultano volle che il suo
profumo fosse conosciuto da tutto il popolo, perci
permise che la sua rosa venisse piantata fuori dei
giardini imperiali. La sua rosa, non pi annaffiata
con l'elisir di vita, un giorno sarebbe appassita, ma,
intanto, la sua discendenza avrebbe portato il suo
profumo in ogni angolo del regno.
Venere e io, sue discendenti, siamo state piantate
nella piazzetta di un villaggio. Fiorivamo con l'unico
scopo di far conoscere a tutti il profumo del Sultano
e perci desideravamo essere amate solo per il profumo
reale che emanavamo.
C'erano due categorie di persone nel nostro villaggio:
Quelli-come-Mary e gli Altri.
Quelli-come-Mary erano gli unici in grado di riconoscere
che portavamo il profumo del Sultano e
quindi erano interessati alla nostra fragranza pi che
a qualsiasi altra cosa. Gli Altri, invece, davano
importanza solamente al nostro colore, ai nostri steli,
ai nostri petali, insomma a tutto ci che percepisce
l'occhio...
Un giorno arriv al villaggio un mercante che
vendeva rose artificiali. Rose finte, senza vita, senza
fragranza... Non avremmo mai immaginato che
qualcuno potesse interessarsi a rose del genere. Ma
in breve tempo, gli Altri cominciarono a sussurrare:
Quel mercante ha delle belle rose. I loro petali
sono di seta, i loro colori non sbiadiscono mai, e
soprattutto i loro steli non hanno spine.
In breve tempo, il mercante vendette molte rose
e il nostro villaggio divenne presto quello delle rose
artificiali. Quelli-come-Mary, non riuscendo a sopportarlo,
pian piano se ne andarono tutti. Alla fine,
Venere e io rimanemmo con gli Altri e con un gran
bisogno di essere amate.
A quel tempo, non potevamo prevedere il disastro
cui tale situazione ci avrebbe condotte. Subito
dopo che se ne furono andati tutti Quelli-come-
Mary, cominciammo a trasformarci in ci che gli
Altri apprezzavano, nella speranza di ottenere il
loro amore. E poich era solo il nostro aspetto esteriore
che apprezzavano, ce ne preoccupammo sempre
di pi. Ci sforzavamo di stare dritte come le
rose artificiali, cercavamo di conservare il pi a
lungo possibile le foglie. Non piangevamo neppure
nei momenti di commozione per evitare che i nostri
petali avvizzissero. E presto, poich trascuravamo
di preservarlo, il nostro profumo cominci a svanire.
Ci modificavamo per non deludere le aspettative
degli Altri, assumendo forme sempre nuove. Ritoccavamo
i nostri colori, sfoggiando una sfumatura
dopo l'altra. Gli Altri dicevano: Crescete di pi e
noi diventavamo pi alte. Dicevano: Orientatevi in
questa o in quella direzione e noi obbedivamo con
una premura silenziosa. Prima ci foggiavano come
piaceva loro e poi ci ricoprivano di lodi.
Ma, nonostante tutto ci, nel nostro intimo sentivamo
di non essere amate. Soltanto coloro che
erano interessati al nostro profumo potevano amarci
davvero. Perch  il suo profumo che fa di una
rosa una rosa. Nel migliore dei casi, il sentimento
che gli Altri avevano per noi poteva essere soltanto
ammirazione.
Io ne ero consapevole, ma Venere si comportava
come se non se ne rendesse conto. Cercai di avvertirla.
Le dissi che gli Altri erano come vermi invisibili
che avessero scoperto il nostro letto di gioia cremisi
per distruggere le nostre vite. Le dissi:
Dobbiamo fuggire immediatamente in un posto in
cui vivano Quelli-come-Mary. Ma non diede retta
alle mie parole, dicendomi che non ero normale.
Non potevo biasimarla per una simile affermazione.
Aveva ragione. Ormai c'erano cos tante rose artificiali
nel nostro villaggio che per una rosa era diventata
la norma essere senza profumo.
Mentre stavo cercando di convincerla, uno stuolo
di formiche comparve accanto a noi, tracciando queste
parole sul terreno: Opponetevi agli Altri.
Venere, lanciando loro un'occhiata sprezzante, brontol:
Dannate formiche, sono dappertutto!
Alla fine, mi resi conto che non sarei stata in
grado di aiutare Venere, perci decisi di pensare a
me stessa. Dovevo lasciare il villaggio al pi presto,
ma non avevo idea di come fare. Le rose non hanno
piedi,  risaputo. Perci cominciai ad aspettare che
passasse qualcuno disposto a tirarmi via con le mie
radici e a portarmi con s.
Finalmente arrivarono un uomo grande e grosso,
un bambino esile e un asino grigio. Bench l'uomo
e il bambino sembrassero sfiniti, non stavano in
groppa all'animale ma andavano a piedi. Non capivo
il perch.
Si lasciarono cadere con sollievo sotto un albero
che cresceva l accanto. Il ragazzino si rivolse al
padre: Pap, sono sfinito, siamo quasi morti lungo
il cammino. Dove abbiamo sbagliato strada?
Chiudi la bocca, disse il padre, dandogli uno
schiaffo sull'orecchio.  sempre cos quando si
viaggia a piedi.
Ma abbiamo un asino, pap! E anche robusto.
Chiudi la bocca, ti ripeto! Non hai sentito ci
che la gente diceva quando gli stavamo entrambi in
groppa? Guardate quegli sciagurati senza cuore, in
due su una povera bestia! Dio solo sa che cosa penseranno
di me al villaggio se lo vengono a sapere.
S,  quando mi hai detto di smontare. Ma almeno
tu stavi comodo.
Ma allora ho udito un altro che diceva: Che
padre sciagurato! Cavalca l'asino come un re mentre
il suo povero figlio riesce a stento a camminare.
Conosco quell'uomo.  una vera linguaccia. Dio
solo sa che cosa penseranno di me al villaggio se lo
vengono a sapere.
Be', pap,  quando sei sceso dall'asino e mi ci
hai fatto salire. Ma almeno stavo comodo.
E poi? Che cos'ha detto la gente? Guardate
quel ragazzino sciagurato, in groppa all'asino mentre
suo padre si trascina a fatica. Non voglio che
nessuno dica che ho un figlio che non mi rispetta.
Dio solo sa che cosa penseranno di me al villaggio
se lo vengono a sapere.
Ma, pap! Allora non ci  rimasto altro che
andare a piedi!
Sta' buono, scioccone! Almeno nessuno potr
parlare male di noi adesso.
Proprio allora, un passante, rivolto a un amico,
disse: Guarda quei due stupidi! Hanno un asino
ma si sono fatti tutta la strada a piedi fin qui!
Udendo ci, il padre arross fino alla radice dei
capelli. Il ragazzino sorrideva. Sembrava avesse
capito ci che suo padre non era stato in grado di
capire. I bambini capiscono.
Per attirare l'attenzione del bambino, feci uso
di tutta la mia forza per emanare ci che restava
della mia fragranza, prosegu Fiore Giallo. Non
appena il profumo reale giunse alle sue narici, il
bambino si volt verso di me. Poich i bambini
amano sempre il profumo del Sultano.
Quando scesero le tenebre, mi prese con delicatezza
e mi mise sul dorso dell'asino.
Prima della partenza, Venere mi parl un'ultima
volta. Fiore Giallo, disse. Sostieni di partire per
conservare la tua fragranza, ma vedo che  svanita
tutta da un bel pezzo. Nel momento in cui lo disse,
una lacrima mi scese lungo i petali poich mi ero
resa conto che Venere aveva perso completamente
la sua fragranza. Perch una rosa  uno specchio per
un'altra rosa. Quando una guarda l'altra, si accorge
se possiede ancora la propria fragranza o se l'ha
persa.
Il mattino seguente, quando il padre del ragazzino
mi scorse, avvert il figlio di non gravare l'asino
di cose inutili. Poi mi port al mercato e mi vendette.
Dopo essere passata per molte mani, fui finalmente
condotta da un amante delle rose nel tuo
giardino per recuperare la mia fragranza. Sono stata
cos felice qui, ma non posso fare a meno di pensare
a Venere quando ricorre l'anniversario della nostra
separazione.
Ci fu un breve silenzio.
Se Fiore Giallo ha finito di raccontare la sua
storia, c' una domanda che mi piacerebbe fargli,
disse Diana.
Avanti, mia cara! disse Zeynep Hanim.
Fiore Giallo, alle rose vere come te deve dare
fastidio l'esistenza di quelle artificiali, non  cos?
Perch mai? rispose Fiore Giallo. Le rose
artificiali esistono soltanto perch ci sono le rose
vere. La loro esistenza  una dimostrazione del
nostro valore. Chi imiterebbe qualcosa che non vale
nulla?
Diana annu.
Vorrei chiedere qualcosa anche a lei, disse
rivolgendosi a Zeynep Hanim. Mi sembra di avere
gi sentito la storia del padre e del figlio narrata da
Fiore Giallo. Se non mi sbaglio, molto tempo fa,
mia madre deve avermi raccontato una storia simile.
 possibile?
Perch no? disse Zeynep Hanim. Quella narrata da Fiore Giallo  nota qui come una storia di Nasreddin Hodja.
NOTA: Personaggio realmente vissuto nel 13esimo secolo, di cui parecchie citt turche si contendono i natali.  una specie di icona popolare, protagonista di storie piene di saggezza assai famose nel Medio Oriente. Hodja significa maestro. FINE NOTA.
Ma il nostro Hodja non somiglia affatto al padre incontrato da Fiore Giallo. Hodja  assai pi gentile e affettuoso.
Diana, perplessa, guard Zeynep Hanim come se attendesse una spiegazione.
Perch sei cos sorpresa, mia cara? Nasreddin Hodja era anche un giardiniere e naturalmente le sue storie erano ispirate dalle rose.
Zeynep Hanim si alz. Allora, Diana, per oggi  tutto. La lezione di domani inizier alle 5,57.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Il mattino seguente, Diana si alz di nuovo presto,
ancora assonnata. Le riflessioni sulla sua prima
lezione l'avevano tenuta sveglia fino a tardi. La sua
mente era un turbinio di pensieri: Zeynep Hanim, il
giardino, la storia di Fiore Giallo, la matematica dell'ascolto
delle rose...
Pur sopraffatta da tali pensieri, Diana nello stesso
tempo trovava un certo conforto nell'equazione
che aveva imparato, applicabile a ogni domanda che
avesse un'infinit di possibili risposte indipendenti
dai cinque sensi. Perci le probabilit di sapere che
cosa fosse successo a sua madre erano pari a quelle
di sapere che cosa cantassero le rose. Quindi, equivalevano
a zero... ma a uno zero speciale. Sbagliava
dunque a concludere che sua madre non esistesse
pi. Era contenta che la sua prima lezione l'avesse
almeno aiutata a rendersene conto.
Indossati un paio di jeans e una camicia rossa, si
prepar in fretta per arrivare puntuale alla sua
seconda lezione. Quel giorno, almeno, non doveva
preoccuparsi dei capelli.
Rendendosi conto per che stava facendo tardi,
Diana scese di corsa le scale per essere al suo sgabello alle 5,57. Al suo arrivo, vide che Zeynep Hanim
l'aveva preceduta.
Buongiorno, Diana. Posso chiederti che ore
sono?
Diana vide con un certo sollievo che la lancetta
pi lunga del suo orologio segnava solo un minuto
oltre l'orario fissato.
Oh, buongiorno. Sono le 5,58.
Lo supponevo. Per oggi la nostra lezione  finita.
Ma mi sta prendendo in giro!
Mi perdoni, disse Diana. Lei mi aveva avvertita.
Lo so che non avrei dovuto essere in ritardo,
neppure di un minuto, ma...
Non c' nulla da perdonare, mia cara. Io so gi
come udire le rose. Questi momenti erano per te.
Rimanderemo la lezione a domani sera alle 18,19.
Non pu dire sul serio!
Zeynep Hanim non rispose.
Non posso crederlo. Mi alzo alle 5,30 del mattino,
non mi sistemo i capelli proprio come vuole
lei, mi preparo in un lampo e mi precipito qui. E, ci
creda o no, ero impaziente. E adesso mi dice che la
lezione  annullata solo perch ho un minuto di
ritardo!
Zeynep Hanim prese gentilmente Diana per mano
e la condusse all'entrata del giardino. Con un ampio
gesto del braccio, indic la distesa di fiori. Guarda le
decine di rosai, Diana, centinaia di rose e di boccioli
di rosa. Fragranza di rose ovunque, l'aria ne  satura...
Non  una vista magnifica?
Sono pienamente d'accordo, ma non capisco
proprio che cosa stia cercando di...
Ci pu volere solo un minuto per spargere i
semi che creeranno un giardino. Sai, persino i nostri
sogni pi lunghi durano meno di un minuto. Forse
cercano di dirci che non dobbiamo impiegare una
vita per far s che si avverino. Ci che di sicuro ci
dicono, per,  che ogni minuto conta. Non sarai
mai in grado di recuperare il minuto che hai appena
perso. Chiss, forse il minuto fra le 5,56 e le 5,58
del 21 maggio era proprio quello in cui avresti udito
una rosa.
Mentre ritornava nella sua stanza, Diana pens
che forse la lezione non era stata rimandata, dopotutto.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Diana non si era annoiata rimanendo relegata in
albergo per un giorno e mezzo. La sua mente era
assorbita dal pensiero della gemella. Mary aveva
detto a Zeynep Hanim che sarebbe arrivata prima
della fine della settimana, perci Diana l'avrebbe
incontrata molto presto, forse quel giorno o l'indomani,
o, al pi tardi, di l a pochi giorni.
Il tempo trascorso nel giardino, e specialmente le
cose raccontate da Fiore Giallo, l'avevano costretta
a pensare intensamente a se stessa e a Mary. Ci rendeva
l'incontro con la sua gemella pi difficile; tuttavia,
era impaziente di incontrare Mary.
Come al solito, Zeynep Hanim arriv spaccando
il minuto.
Come va stasera, mia cara? Possiamo andare
direttamente nel giardino, devi essere desiderosa di
scoprire quale sia la sorpresa che ti ho promesso
nella nostra prima lezione.
Dopo che ebbero passeggiato un po' per il giardino,
Zeynep Hanim si ferm davanti a una rosa
color pesca. Oh, no, non  lei.
Dopo essersi allontanata di pochi passi dalla rosa,
si volt verso Diana. Voleva sapere se tu fossi Mary.
Sembra che in questo giardino tutto ruoti attorno
a Mary, disse Diana. Ieri, quando eravamo con
Fiore Giallo, avevo intenzione di chiederglielo, ma
mi  sfuggito di mente. Come fanno le rose a riconoscere
qualcuno che  venuto nel suo giardino cos
tanti anni fa?
Anche se la fioritura di una rosa dura al massimo
solo alcune settimane, molti dei rosai che vedi in questo
giardino c'erano gi quando  venuta Mary. Fece
loro una tale impressione che dissero tutti che Mary
era come l'acqua. Nel linguaggio delle rose, dire che
qualcuno  come l'acqua equivale a fargli il pi grande
complimento. Perch anche le rose sono come l'acqua:
sono identiche dentro e fuori. E si aspettano la
stessa cosa da noi. Le rose percepivano che Mary poteva
rispondere a tale aspettativa in tutto e per tutto.
Vollero che dicessi a Mary che persona unica fosse.
Quando lo feci, arross violentemente replicando:
Se c' qualcosa di unico in me  il mio amore
per le rose. Il fatto che Mary definisse il proprio
valore solo sulla base dell'amore che portava alle
rose piacque loro immensamente e perci desiderarono
che ne udisse le voci. Ma allora non era possibile.
Mary doveva prima raggiungere un certo livello
di maturit.
Le rose erano sicurissime che un giorno sarebbe
ritornata nel giardino per udire quelle che sarebbero
fiorite molte generazioni dopo. Tennero un'assemblea
e giunsero alla decisione unanime che ogni rosa,
prima di appassire, avrebbe trasmesso ci che sapeva
di Mary ai giovani boccioli in procinto di fiorire.
Successivamente, quei boccioli avrebbero trasmesso
le informazioni alla generazione seguente che l'avrebbe
trasmessa a quella dopo e cos via. Perci, in
questo modo, tutte le qualit di Mary vennero trasmesse
da una fioritura all'altra per molti anni. Da
allora in poi, ogni rosa fiorita in questo giardino ha
sperato di appartenere alla fortunata generazione
che avrebbe parlato con Mary.
Inoltre, nel corso di quell'assemblea, venne presa
un'altra importante decisione: Mary avrebbe avuto
la possibilit di udire la rosa chiamata Socrate.
Socrate?
 il fiore pi prezioso del roseto, e rappresenta
l'ultimo gradino nell'arte di udire le rose. Si esprime
solo in versi. Mary non ha incontrato Socrate
quando  stata qui, non era pronta per un incontro
del genere. Ma da allora le rose di questo giardino
vivono nella speranza di assistere all'evento.
Diana ebbe l'impressione di ascoltare una specie
di favola. Il reale e l'irreale erano cos mescolati
nella sua mente che non sapeva pi che cosa pensare
o provare. Ma almeno adesso sapeva chi fosse il
Socrate della terza lettera di Mary.
I suoi occhi esaminarono con attenzione il roseto
alla ricerca di una rosa che spiccasse. Ma non riusc
a vederne una che fosse pi bella delle altre o
dotata di caratteristiche particolari.
 possibile vedere Socrate? chiese Diana.
Se vuoi davvero vederlo, puoi di certo. In realt,
 la sorpresa che ti avevo promesso. Seguimi.
Dopo alcuni minuti, raggiunsero quasi l'estremit
del giardino. Zeynep Hanim si ferm accanto a
un pezzetto di terra nuda che misurava circa un
metro quadrato.
Ecco qua, disse Zeynep Hanim.
Pressappoco ogni centimetro del giardino era
piantato a rosai. Eccetto quel pezzetto di terra! Diana
attese in silenzio mentre Zeynep Hanim rimaneva
immobile.
Dopo un po', Diana, non riuscendo pi a trattenersi,
sbott: Perch ce ne stiamo qui impalate?
Pensavo stessimo andando da Socrate.
Siamo proprio accanto a lui. Socrate ti sta esattamente
davanti in tutto il suo splendore!
Sta scherzando, non  vero? La prego, mi dica
che sta scherzando.
Zeynep Hanim sollev in aria la mano a forma di
coppa come se stesse reggendo una rosa fiorita.
Ammirane la bellezza.
Ma, appena pronunciate tali parole, scosse il
capo con rincrescimento. Mi dispiace tanto, Diana,
non avrei dovuto menzionarti la bellezza di qualcosa
che non puoi vedere.
Mentre Diana la fissava sbalordita, Zeynep Hanim
le chiese: Non credi davvero che Socrate sia
proprio di fronte a te, eh?
Be', mi  un po' difficile crederlo.
In tal caso, permettimi soltanto di chiederti una
cosa, disse Zeynep Hanim. Come mai per anni gli
altri sono riusciti a farti credere che non potevi udire
una rosa, mentre io non posso farti credere nemmeno
per un attimo che non puoi vedere una rosa?
Senza attendere una risposta, addit il riquadro
vuoto. Socrate era piantato proprio in questo punto
una settimana fa. Volevo farne dono a Mary, perci
l'ho inviato a un mio amico vivaista per i necessari
preparativi.
Oh, capisco, disse Diana. Be', avevo veramente
bisogno di una spiegazione. Che sorpresa! Per poco
non me ne andavo di corsa.
Ti devo delle scuse, mia cara, disse Zeynep Hanim.
Non esiste la bugia innocente. Una bugia 
una bugia. Tuttavia, se una bugia ci aiuta a scoprirne
una assai pi grossa, diciamo, per esempio, quella
secondo la quale non possiamo udire le rose, suppongo
che la si possa perdonare. Ma ti offro ancora
le mie scuse e spero che tu possa perdonarmi tenuto
conto della mia intenzione.
Diana sorrise. D'accordo.
Quando raggiunsero la porta del roseto, Zeynep
Hanim disse: Perch non spostiamo la lezione di
domani alle 15,31? Ma aspettami nella tua stanza
domattina, verso le 9,30. Forse faremo una piccola
crociera sul Bosforo, che ne pensi?
Oh, sarebbe meraviglioso!
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Al ritorno da una splendida escursione sul Bosforo,
Diana si era recata nella sua stanza per un
riposino prima della lezione. Nella mente le si affollavano
le immagini della mattinata.
Zeynep Hanim era passata a prenderla all'ora stabilita
e l'aveva accompagnata nel sobborgo di Ortaky.
Dopo avere mangiato kebab in un piccolo
ristorante, erano salite a bordo di un'imbarcazione
privata ed erano partite dal molo di fronte alla
moschea di pietra riccamente decorata.
Nelle acque calme e azzurre del Bosforo, avevano
veleggiato lungo la costa europea fino al castello
di Rumeli. Poi la barca si era diretta alla riva asiatica
ed era discesa verso il mar di Marmara. All'imboccatura,
avevano pranzato su una minuscola isola
dove si trova la Torre della Vergine che  stata riaperta
al pubblico solo di recente dopo essere rimasta
chiusa per secoli. Diana aveva creduto che il
kebab l'avesse saziata abbastanza da farle saltare il
pasto di mezzogiorno, ma poi non era riuscita a
resistere agli appetitosi piatti della cucina ottomana
che venivano serviti.
Zeynep Hanim aveva vietato ogni discorso riguardante
le rose o Mary fino all'ora della lezione.
Cos avevano riso molto, impegnandosi persino in
una gara di freddure.
Diana aveva notato l'impegno di Zeynep Hanim
a rendere memorabile la giornata. Si era sentita cos
coccolata che non aveva potuto fare a meno di chiedersi
se la sua guida non l'avesse scambiata per Mary
un'altra volta.
Mentre si stava recando al giardino per la lezione,
si domand se l'espressione allegra che aveva
rischiarato il volto di Zeynep Hanim tutto il giorno
sarebbe stata sostituita da una pi adeguata alla
seriet dell'arte di udire le rose.
Esattamente all'ora fissata, risuon la voce di
Zeynep Hanim: Andiamo direttamente nel roseto,
mia cara. Suvvia, non perdiamo tempo!
Diana segu Zeynep Hanim che procedeva spedita.
Quando raggiunsero il centro del roseto, Diana
not sul ciglio del sentiero un grande vaso che
non aveva mai visto. Conteneva due piante di rose
intrecciate come se fossero rampicanti. L'una era
rossa, l'altra bianca.
La rosa rossa stava eretta, mentre quella bianca
pendeva verso il terreno. Erano cos intrecciate che si
sarebbe potuto pensare che nel vaso ci fosse soltanto
una pianta di rose, con fiori di due colori diversi.
 Socrate? chiese Diana.
No, il suo nome  scritto sul vaso.
Chinatasi, Diana lesse Efeso, scritto in lettere
molto piccole.
Efeso... L'antica citt?
Esattamente. A breve distanza dalla cittadina di
Selguk, nella Turchia occidentale.
Il vaso proviene da l? Non vedo altre rose in
vaso. Intende piantare anche queste due nel giardino?
S, il vaso proviene da Efeso. Lo abbiamo tenuto
dentro dal suo arrivo, ma la notte scorsa lo abbiamo
portato fuori. Dipende esclusivamente da queste
due rose se pianteremo o no qui la Rosa di Efeso.
Hanno tre giorni. Verranno piantate nel giardino o
rimandate a Efeso. Lo decider il test cui saranno
sottoposte.
Diana, avendo ormai imparato a non meravigliarsi
dei discorsi di Zeynep Hanim, si limit a
chiedere di che test si trattasse, come se per le rose
fosse la cosa pi naturale del mondo sottoporsi a un
test prima di essere piantate.
Una delle pi importanti qualit delle rose di
questo giardino  la loro capacit di vivere in armonia
con le altre, incuranti delle loro differenze di
colore, dimensione o origine. La loro vita qui  priva
di dispute, gelosie o vanit. Perci, ogni volta che
piantiamo una nuova rosa, dobbiamo essere molto
selettivi e attenti. Le rose si influenzano a vicenda e
con il tempo arrivano a somigliare a quelle circostanti.
Abbiamo un meraviglioso proverbio al
riguardo: I chicchi d'uva diventano neri guardandosi
l'un l'altro. Ecco perch, prima di piantare una
rosa, vogliamo assicurarci che non abbia un influsso
negativo sulle altre.
Inoltre, il caso di Efeso  particolarmente speciale.
Questa rosa a due teste ha assunto il suo attuale
aspetto dopo che due rose con caratteristiche totalmente
diverse sono state piantate nello stesso vaso.
Con il tempo, le loro radici si sono talmente intrecciate
che non  pi possibile separarle. Ci che le
rende cos singolari  che sono in costante conflitto.
Se vogliono che le piantiamo nel giardino, prima
devono dimostrarci che possono riuscire a essere
una sola rosa.
Dopo avere guardato pensosamente Efeso,
Zeynep Hanim prosegu: Ma ci non sar cos facile,
temo. Bench provengano entrambe dalla stessa
regione e dallo stesso terreno, il modo in cui ciascuna
si considera  molto diverso. La rosa rossa
viene dal tempio di Artemide Efesia e quella bianca
dalla casa di Maria, sempre a Efeso. La rossa
crede di essere Artemide, la dea della caccia, e rifiuta
che la si chiami in altro modo. La bianca non
ha alcuna preferenza in materia, ma la chiamiamo
Miriam.
Ha parlato di dea della caccia? chiese Diana.
Non era Diana la dea della caccia? Poich porto il
suo nome, i miei amici talvolta mi chiamano
dea...
Vero. Nella mitologia romana, Diana  la dea
della caccia. Ma  nota come Artemide nella mitologia
greca. I miti riguardanti Artemide sono molto pi
antichi e la divinit sub alcune trasformazioni prima
di diventare nota come Diana nel mondo latino.
Dopo essere rimasta in silenzio per un po', Diana
chiese: Che genere di conflitto contrappone queste
rose?
Ti piacerebbe che ti riferissi la loro conversazione?
Anche se non desiderava darlo a vedere, Diana ci
teneva molto a udire il dialogo fra Artemide e Miriam.
Perch no? disse. Se non interferir con la
nostra lezione...
Zeynep Hanim si sedette per terra accanto al
vaso. Diana fece lo stesso.
Buongiorno, Efeso, disse Zeynep Hanim, sei
d'accordo se ti ascoltiamo per un po'?
Dopo alcuni secondi, si rivolse a Diana. Artemide
mi ha rimproverata dicendo: Il mio nome 
Artemide, non Efeso, vecchia! Poich  questo che
vuole, mi rivolger alla Rosa di Efeso usando i due
nomi. Ti ripeter la loro conversazione parola per
parola. Sei pronta?
Diana annu e cos Zeynep Hanim cominci a
riferire il dialogo fra Artemide e Miriam:
Non potresti essere pi educata, Artemide? disse
Miriam. Non dovrebbe davvero importare con
che nome veniamo chiamate.
Come non dovrebbe importare? chiese Artemide.
Io ho un nome. Un grande nome che  sulla
bocca di tutti, un nome le cui lodi si innalzano fino
al cielo. Sono Ar-te-mi-de! Il mio nome  famoso
ovunque e gli di mi conoscono bene. Io sono l'eccelsa
Artemide, sono la pi bella delle belle. Sono
una dea, non un semplice fiore come te, che pu solo ornare il mio tempio.
Hai notato una cosa? chiese Miriam.
Cosa?
Non fai altro che dire: Io, mi, mio.
Naturale che dico: Io, mi, mio! Se Artemide
non merita di dire Io, chi mai lo pu? Un fiore
mortale come te?
Dici sempre la stessa cosa: tu sei una dea e io
solo un fiore. Ma conosci la verit.
Quale verit?
Oh, non importa. Non voglio turbarti.
Tu? Turbare me? Ma non farmi ridere, povero
fiore. Un fiore turberebbe Artemide? Ah! ah! ah!...
Avanti, fiore ridicolo, cerca pure di turbarmi!
Bene, Artemide, ma prima dicci chi sei in realt.
Diccelo, affinch l'intero giardino possa saperlo.
Oh, che assurdit! Chi non conoscerebbe Artemide?
Chi non mi conoscerebbe?
Non siamo nel tuo tempio, Artemide. Questo 
un roseto. Le rose possono non sapere chi tu sia.
Non  loro diritto sapere chi sia l'eccelsa Artemide?
Sei la pi grande! Perci, ti prego, facci l'onore di
parlarci di te.
Per una volta, hai detto la verit, fiore. S, tutti
hanno il diritto di sentire parlare della mia grandezza;
e anche le rose dovrebbero sapere quanto sia
grande Artemide. Perci sta' zitto e ascolta...
Io!... Io sono Artemide, figlia di Zeus, il re degli
di. Vivevo a Efeso, la citt famosa per il mio tempio,
non per la catapecchia di Maria Vergine. Per
centinaia di anni, ho ricevuto coloro che venivano
ad adorarmi nel mio tempio, una delle sette meraviglie
del mondo antico, detto en passant. Migliaia di
persone, in processione come formiche, venivano da
lontano solo per me. Affluivano in massa per cantare
le mie lodi, esaltarmi e inchinarsi davanti a me,
spinte da un ardore che a volte risultava loro fatale.
Nella ressa, infatti, potevano finire schiacciate.
Adesso capisci, fiore senza qualit, la grandezza di
Artemide? Coloro che raccolgono e mettono in vaso
fiori come te venivano alla mia soglia come schiavi.
Ehi voi, rose del giardino, mi udite? Adesso anche
voi conoscete la grandezza di Artemide, non 
vero?
Hai detto esattamente ci che mi aspettavo,
replic Miriam. Quando ti ho chiesto di parlarci di
te, hai menzionato tuo padre, lo splendore del tuo
tempio e la moltitudine dei tuoi fedeli. Ma io non ti
ho chiesto niente del genere. Ti ho chiesto soltanto
chi fossi.
Povero fiore miserabile, che cosa stai cercando
di dire? Se vuoi sapere chi io sia, allora sappi che io
sono la Grandezza. Ecco chi sono.
Che cosa ti fa credere di essere cos grande?
Se non fossi grande, migliaia di persone si interesserebbero
a me? Mi loderebbero fino ad avere la
lingua incollata al palato? Si prostrerebbero ai miei
piedi?
La verit  che sei tu a prostrarti, prosegu Miriam,
ma non vuoi riconoscerlo.
Oh, sei cos geloso che non sai quello che dici.
 vero, invece. Sei proprio tu a prostrarti davanti
a loro. Chi  Artemide in realt? Null'altro che im'illusione,
plasmata e venerata dagli Altri. Chi ha creato
Artemide? Non sono stati gli esseri umani che
tanto disprezzi a creare nella loro mente un'immagine
della bellezza da venerare e poi a plasmarti cos
con le loro lodi? Non lasciarti ingannare dalla loro
appassionata devozione. Sono stati loro a inventarti,
loro a definire i tuoi attributi, loro a esaltare il tuo
nome. Mi dispiace, ma non hai alcuna esistenza autonoma.
Tu esisti soltanto grazie a loro. Tu esisti grazie
alle loro lodi, alla loro adorazione, ai loro applausi.
Tu dipendi dagli Altri.
Adesso esageri, fiore! Guarda te stesso prima di
aprire bocca. Chi credi di essere per parlarmi cos,
nullit?
S, hai ragione. Sono insignificante. Ma sono
una rosa... Sono una rosa sia che mi ammirino o no,
sia che qualcuno vada pazzo per me o no... Come ho
detto, sono insignificante. Solo una rosa... Ma tu sai
che cosa significhi essere una rosa, amica mia? Essere
una rosa significa libert. Significa non esistere
grazie alle lodi degli Altri o non smettere di esistere
a causa della loro disapprovazione. Non fraintendermi.
Anch'io amo la gente. Mi piace che mi vengano
a trovare e a odorare la mia fragranza. Ma lo
voglio solo per potere offrire loro il mio profumo.
 vero, forse non ho mai avuto le tue folle di visitatori.
Forse coloro che venivano alla casa della Vergine
non si sono accorti della piccola rosa. Eppure
alcuni mi hanno notato. Ma non confondere mai
costoro con i tuoi adoratori.
Naturalmente no, come potrei? disse Artemide.
I miei visitatori venivano a migliaia! 
Ricordi come coloro che venivano in gran
numero da te nei giorni d'estate cominciavano ad
abbandonarti uno alla volta al giungere dell'autunno?
E nel cuore dell'inverno, non c'era nessuno al
tuo fianco. Il tuo vano orgoglio non faceva altro che
accrescere la tua solitudine e ti impediva persino di
piangere. Pi le loro lodi ti avevano innalzata in primavera,
e pi rovinosa era la caduta che dovevi
affrontare in autunno. Il cambiamento di stagione ti
abbatteva all'istante.
Sciocchezze! L'autunno  cos.
Non per le rose, Artemide... Per una rosa, l'autunno
significa pioggia. L'autunno prepara la strada
alla primavera. E coloro che vengono per una rosa
non sono mai sleali come coloro che venivano ad
adorarti. Coloro che venerano lo fanno solo per se
stessi. A differenza dei tuoi visitatori, coloro che
visitavano me venivano solo per la mia fragranza.
Non mi sono mai aspettata che si inchinassero
davanti a me. No, quello non sarebbe stato amore.
L'amore non abbassa coloro che amano, li innalza.
Oh, fiore insignificante, che cosa puoi mai capire
dell'adorazione?
Mi dispiace, amica mia, ma coloro che ti sono
fervidamente devoti, ti tradiranno un giorno. Perch
non adorano te, ma le loro stesse passioni.
Giorno verr in cui la loro passione trover un'altra
dea, pi bella, pi seducente, pi desiderabile!
Perci sarai dimenticata. E poich devi la tua esistenza
alle loro lodi, una volta dimenticata cesserai
di esistere.
No, io vivr per sempre! Sei tu quella mortale,
ricordi?
 vero, non sono immortale. Un giorno avvizzir
ritornando alla terra. Morir, ma la mia vita non
finir. Poich la terra nutrir un'altra rosa. A parte
coloro che mi amano per la mia fragranza, nessuno
si ricorder di me. Nessuno immaginer che una rosa
morta possa ancora emanare il suo delizioso profumo.
Ma quando i miei amici respireranno l'aria in
cui alegger, un sorriso splender sui loro volti. E
cos potr dire: La mia vita non  stata vana. Le
tenebre che ho attraversato prima che la mia rosa
fiorisse non sono state inutili. Sono felice di essermi
accontentata di essere solo una rosa...
Su, amica mia, sii paga anche tu di essere solo
una rosa. Smettila di dissimulare la verit. Rivela il
tuo volto di rosa e unisciti a me. Su, chiediamo al
giardiniere di rompere il nostro vaso. Persino i vasi
pi grandi sono troppo piccoli per le vere rose, non
vedi?
Non sono una rosa, stupido fiore! disse Artemide.
Sono una dea!
Se la tua maschera di grandezza ti rende felice,
non togliertela, continua a portarla. Continua a dire
io. Ma sappi che c' un prezzo da pagare. E il
prezzo  l'oblio della vera te stessa...
Giardiniere! Tu, vecchia! Mi si tolga dai piedi
questo fiore patetico!
Come sai, amica mia, disse Miriam, una nostra
separazione  ormai impossibile. Che ci piaccia
o no, siamo costrette a trascorrere l'intera vita insieme.
Finch continueremo a essere due voci diverse
parlanti nello stesso vaso, non solo non troveremo
mai pace, ma turberemo anche la tranquillit delle
altre rose. E anche quella della gente... Penetreremo
in coloro che ci odorano come due voci in
conflitto. Sar un continuo battibecco fra Artemide
e Miriam. Talvolta parleremo anche contemporaneamente.
E come se il rumore nel nostro vaso non
bastasse, porteremo la nostra cacofonia nei cuori
della gente. Ma non abbiamo nessun diritto di rendere
infelici gli altri o noi stesse.
Se  cos, disse Artemide, sottomettiti alla mia
voce. Diventa me!
Sta' sicura che, se solo potessi, lo farei. Dichiarerei
al mondo intero di essere Artemide, per arrivare
a essere una sola voce con te. Ma non posso. Non
solo perch so di essere una rosa, ma perch so che
anche tu lo sei. Forse potrei scordarmi di me stessa,
ma non potrei mai scordarmi di te. Perch  guardandoti
che sono arrivata a conoscere me stessa.
Non pu essere vero, io sono Artemide e tu
solo un povero fiore.
Artemide, ho sentito che ti definiscono la protettrice
dei poveri. E anche che procuri una morte
dolce e rapida con le tue frecce...  vero?
S, certo,  tutto vero.
Be', se sono un povero fiore, allora proteggimi.
Proteggimi da te stessa! Ora, in questo preciso momento!
Tendi il tuo arco, scocca la tua freccia e
procurati una morte dolce e rapida. Non avere
paura, non ti annullerai. Artemide non ha mai
avuto un'esistenza reale, perci come pu mai cessare
di esistere? Ma quando il tuo ego immaginario
avr assaporato la dolce morte, rinascerai. Rinascerai
come rosa. Lo so, non  facile, ma ti supplico
di tentare. Allora, lo farai?
Artemide non rispose.
Ti prego, disse Miriam. Ricordi di essere una
rosa, vero?
Zeynep Hanim rimase silenziosa per un po'. Poi
si rivolse a Diana.
Artemide si rifiuta di rispondere a Miriam.
Non ha detto nulla?"chiese Diana.
Nulla, rispose Zeynep Hanim alzandosi in piedi.
Ritengo sia abbastanza per oggi, mia cara. La
lezione di domani, la nostra quarta e ultima, inizier
alle 4,01 del mattino.
Diana aveva l'impressione che ogni sua parte,
soprattutto la mente, si fosse intorpidita. Avrebbe
voluto dire tante cose, ma scelse di tacere.
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
Diana, in camicia da notte bianca, era ferma
davanti alla porta della stanza n. 1. Quale sarebbe
stata la reazione di Zeynep Hanim udendo bussare
nel cuore della notte?
Bussare alla porta o non bussare, pens Diana.
Questo  il problema.
Se solo avesse potuto attendere tre ore, avrebbe
avuto modo di fare a Zeynep Hanim tutte le domande
che le passavano per la testa e non avrebbe dovuto
disturbarla a un'ora cos tarda. Ma non sopportava
l'idea di girarsi e rigirarsi nel letto per tutto quel
tempo.
Buss delicatamente alla porta.
Zeynep Hanim apr la porta immediatamente.
La prima cosa che Diana not fu la camicia da notte
bianca di Zeynep Hanim che era molto simile a
quella che indossava lei. In realt erano identiche.
Mi dispiace molto disturbarla. Forse era gi a
letto, forse infrango le sue regole, ma non ce la facevo
proprio ad aspettare. Avevo veramente bisogno di
parlarle. Ma suppongo non sia il momento giusto...
 l'una, mia cara. Stavo proprio per coricarmi.
Non  certo l'ora per bussare alla porta di qualcuno,
e tanto meno a quella di una vecchia signora come
me.
Aveva perfettamente ragione. Diana non poteva
biasimarla. Avrebbe desiderato sprofondare sotto
terra.
Entra, prego, disse Zeynep Hanim.
Ma ha appena detto...
Credi che non mi renda conto di quanto debba
essere stato difficile per te bussare alla mia porta a
quest'ora della notte? Ma lo hai fatto. Perch per te
era pi difficile dormire in un letto comodo che venire
qui. In un caso del genere, di solito si ha qualcosa
da dire che merita di essere ascoltato. Su, entra.
Diana entr a capo chino nella stanza debolmente
illuminata.
Si sedettero l'una di fronte all'altra accanto alla
finestra che si affacciava sul giardino.
Non so da dove cominciare...
Perch non cominci da ci che ti risulta pi
difficile? Il resto seguir.
Mary, disse Diana. Mary e io... Mary... L'ho
sempre in mente. Non posso impedirmi di pensare
a lei... Lo so, non manca molto al nostro incontro.
Chiss, forse domani... Ma le cose che ho sperimentato
qui, nel giardino...
Si interruppe un attimo e poi prosegu:
Fino a quando non ho incontrato lei, mi ero
sforzata di credere che Mary fosse pazza. Avevo
accantonato tutte le altre possibilit. Dopotutto,
nelle sue lettere diceva di parlare con le rose... Ma
non credo fosse la vera ragione per la quale avevo
innalzato un muro fra me e la mia gemella. Era stata
lei a turbare profondamente gli ultimi giorni di mia
madre. Eppure, oltre a ci, ho provato qualcos'altro
leggendo le lettere di Mary. Qualcosa che temevo
di confessare persino a me stessa, qualcosa che
temevo mi distruggesse...
Cosa?
Era come se Mary fosse la persona che avrei
sempre voluto essere, ma che non ero mai riuscita a
diventare. Non potevo fare a meno di credere che
fosse uguale a mia madre...
Diana fece un profondo sospiro prima di continuare.
Non c' niente di sbagliato nel somigliare
alla propria madre, naturalmente. Ma se la figlia,
che  stata separata dalla madre quando aveva solo
un anno, le somiglia pi della gemella che ha vissuto
con lei ventiquattro anni,  piuttosto difficile per
la gemella accettarlo, specialmente se questa ha perduto
la madre proprio quando stava cominciando a
scoprirla, specialmente se non ha avuto la possibilit
di dirle neppure una volta quanto avrebbe desiderato
somigliarle...
Gli occhi di Diana si riempirono di lacrime.
Zeynep Hanim le si accost prendendole le mani.
Non preoccuparti, mia cara, una madre come la
tua sapeva gi che cosa avrebbe desiderato dirle sua
figlia, anche se non ne aveva avuto la possibilit...
Dopo il mio arrivo qui, mi sono resa conto che
le qualit di mia madre che non ero riuscita a far
mie, le aveva Mary. E questa  la ragione per la
quale non posso essere come Mary.
Perch ritieni di non potere essere come lei?
Mia madre soleva dire: L'unica cosa di cui hai
bisogno per sentirti speciale sei tu. Ma non volevo
capirlo. Avevo sempre bisogno di qualcos'altro: attenzione,
lodi, qualsiasi cosa mi facesse sentire speciale...
L'ammirazione mi era indispensabile per vivere.
Mi piaceva essere la reginetta del ballo, amavo la
Diana negli occhi degli Altri. Forse proprio per
questo, ho rinunciato al mio sogno pi grande,
quello di diventare scrittrice.
Era come se la prima lettera di Mary mi descrivesse.
La costante attenzione della gente attorno a
lei, il fatto che non fosse felice nonostante ci e la
sua quasi rinuncia al suo sogno pi grande solo a
causa degli Altri...
Vedi, mia cara, Mary ha avuto le tue stesse
esperienze. Non  capitato solo a te. Fino a un certo
punto, tutti rinunciamo a una parte di noi stessi per
ottenere l'approvazione delle altre persone.
S, ma alla fine Mary  riuscita a realizzare il suo
sogno. A differenza di me, non  diventata schiava
delle aspettative degli Altri... Durante la nostra prima
lezione, quando ascoltavamo Fiore Giallo, sa che cosa
ho pensato? Era come se Fiore Giallo fosse Mary e io
fossi Venere... E in seguito Miriam e Artemide...
Diana si ferm per vedere se Zeynep Hanim reagisse
in qualche modo al parallelo che aveva fatto fra
s e Venere e Artemide. Quando fu certa che la sua
espressione era rimasta immutata, prosegu: Non lo
dico perch Diana  l'altro nome di Artemide o per
il rapporto fra i nomi Miriam e Mary. Mi creda, ho
imparato a non rimuginare coincidenze che non sono
in grado di spiegare.
Ma c' una cosa su cui dovrei riflettere: proprio
come Artemide, dipendo dagli Altri... E per nasconderlo
ho ostentato per anni la maschera di una dea.
Adesso mi rendo conto che cercando di diventare pi
grande, sono diventata solo pi piccola... Sbaglio?
Ci che dico di Mary e di me stessa non  la verit?
Diana, ti lamenti dell'influenza che gli Altri esercitano
su di te, ma, nello stesso tempo, chiedi l'opinione
di un'altra persona. Non scordartelo, anch'io
faccio parte degli Altri.
No, Zeynep Hanim. Mary ha detto che lei era
una Non-Altra e sono d'accordo con mia sorella. La
prego, mi dica la verit, non mi sbaglio su ci che
penso di Mary e di me stessa, vero?
Zeynep Hanim guard Diana con aria compassionevole.
Penso che tu sia troppo dura con te
stessa, Diana. Nessuno di noi  perfetto. N deve
esserlo. Ciascuno desidera essere ammirato e accettato
da chi lo circonda,  del tutto normale.
E se viviamo una vita che gli Altri hanno scelto
per noi invece di quella che sceglieremmo per noi
stessi? Anche questo  normale?
Mia cara, n io n altri abbiamo il diritto di giudicare
come vivi la tua vita. Forse posso insegnarti a
udire le rose e a questo riguardo posso darti certamente
molti consigli. Nel giardino, posso dirti di
fare questo o quello finch hai voglia di starmi ad
ascoltare. Perch l'arte di udire le rose  qualcosa
che conosco, mentre tu sei una profana. E mi hai
chiesto di insegnartela. Ma non chiedermi di te, Diana.
Non ti conosco. E anche se ti conoscessi bene,
cosa potrei mai insegnarti sul tuo conto?
Per quanto riguarda Mary, ne so davvero molto
meno di quel che pensi. Ho trascorso pochi giorni
con lei. Ma da quel che so, posso dire che  qualcuno
di estremamente coraggioso.
Ed  bella come te, soggiunse.
Diana sorrise con gratitudine a Zeynep Hanim.
Sono contenta di avere bussato alla sua porta,
pens Diana. Non aveva voglia di tornare nella sua
stanza. Le sarebbe piaciuto poter rimanere per il
resto della notte con Zeynep Hanim. Ma a che pr?
Non era rimasta con sua madre per venticinque
anni?
Adesso  meglio che vada, disse Diana. Non
so come ringraziarla per il suo tempo e per la sua
gentilezza.
Non ho fatto nulla, disse Zeynep Hanim. Ma
hai certamente ragione, mia cara, dovresti riposare
un poco. L'ultima lezione  la pi difficile.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Faceva buio pesto. Diana scese in giardino con
un certo anticipo per trascorrere un po' di tempo
da sola con le rose prima dell'inizio della lezione.
Mentre si apprestava a entrare nel giardino, ud
all'improvviso un echeggiare di passi sul pavimento
di legno dell'albergo. Non sembravano affatto quelli
di Zeynep Hanim che si era sempre presentata
con puntualit e con andatura regolare e tranquilla
alle precedenti lezioni. Ma i passi che si avvicinavano
erano frettolosi, agitati e sempre pi veloci. Pareva
che la persona stesse quasi correndo.
E invece era proprio Zeynep Hanim che la raggiunse
ansimando, con il volto madido di sudore.
Oh, Diana, disse con voce tremante, so che
eri cos impaziente, ma...
Che cosa c'?! Si tratta... si tratta di Mary?!
Zeynep Hanim annu.
Che cos' successo? La prego, mi dica che va
tutto bene!
Mary ha telefonato, io dormivo. Ma grazie a
Dio ha lasciato un messaggio. Ha detto che doveva
recarsi d'urgenza a San Francisco.
Oh, mio Dio! Avr saputo della malattia della
mamma. Devo rientrare immediatamente, devo
essere a casa prima di lei! 
Ma Mary  gi...
Spero non sia stata informata della sua morte,
mormor Diana.
Che effetto avrebbe avuto una notizia del genere
su una ragazza che aveva cercato tutta la vita di
ritrovare la madre? Al solo pensiero, Diana rabbrivid.
Per Mary aveva parlato di urgenza. Avrebbe
avuto tanta fretta per vedere una tomba?
Mi dispiace, ma devo andare subito a fare i
bagagli.
Naturalmente, mia cara. Intanto ti riserver un
posto sul primo volo.
Mentre Diana stava per tornare dentro, si ferm
di colpo. Facendo dietrofront, corse al centro del
giardino e si inginocchi davanti a Fiore Giallo, accarezzandone
i petali con la punta delle dita.
Hai ragione, Fiore Giallo.  la sua fragranza,
innanzitutto, che fa di una rosa una rosa.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Diana aveva un posto sul volo di mezzogiorno e
le due donne arrivarono all'aeroporto appena in
tempo. Prima di mettersi in fila per il controllo del
passaporto, Diana abbracci Zeynep Hanim.
Grazie per tutto ci che ha fatto per me. Non
riuscir mai a contraccambiare. I giorni trascorsi con
lei sono stati forse i pi straordinari della mia vita. Se
avesse conosciuto mia madre, capirebbe perch non
possa evitare il forse.
Ringrazia te stessa, Diana. Ci che ha reso questa
settimana speciale non ha nulla a che vedere con
me o con le nostre lezioni incompiute.  stato il tuo
coraggio di fronte alle rose a renderla speciale. Non
 qualcosa che una persona possa trasmettere a
un'altra.
Sei giunta qui come una persona intelligente e
colta. Ma ci non ti ha impedito di cercare di ascoltare
le rose. Credimi, non  facile come si pu pensare.
Solo coloro che hanno il coraggio di rinunciare
al buono possono raggiungere il meglio. Tu hai
questo coraggio.
Diana sorrise. Non credo di meritare un simile
complimento, ma sono cos felice di avere avuto il
privilegio di conoscerla. Sappia che lascio il mio
cuore qui. E spero di ritornare un giorno nel roseto
per completare la mia lezione.
Siamo dovunque sia il nostro cuore. Se il tuo
cuore  qui, non importa quanto tu sia lontano
fisicamente, la lezione sar completata, non dubitarne.
Zeynep Hanim estrasse un flacone di profumo
dalla borsetta. Non ho avuto il tempo di incartartelo.
 un profumo creato con le fragranze delle
rose del giardino. Ce ne sono cento, compresa quella
di Socrate. La sua singolarit  che sembra diverso
ogni volta che lo si odora. Sono certa che si addice
perfettamente alla tua personalit.
Non so che dire. Non pu immaginare che cosa
significhi per me. Mi dispiace tanto, io non ho nulla
da darle.
Hai gi dato, tesoro. Avere accettato la mia
ospitalit  stato il regalo pi grande che potessi
farmi.
Quando fu il momento dei saluti, per un attimo
Diana vide sua madre negli occhi azzurri di Zeynep
Hanim. Posando la valigia, l'abbracci ancora una
volta. Oh, non posso crederlo, lei somiglia talmente
a mia madre...
Un giorno, tesoro, anche tu udrai le rose, le
sussurr all'orecchio Zeynep Hanim. Quando ci
accadr, non pensare si tratti di un miracolo. Non
scordartelo, ogni momento della vita  un miracolo.
Ricordati sempre che tutto ci parla, non solo le rose.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
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...
Pieni di apprensione, i passeggeri aspettavano di
udire il comandante annunciare che non c'era nulla
di cui preoccuparsi. La turbolenza era tale da far temere
che le ali si sarebbero spezzate da un momento
all'altro. Tutti erano allarmati da ogni strano rumore
dell'aereo, tranne Diana che non vedeva l'ora che si
spegnesse la scritta Allacciare le cinture in modo
da poter prendere il suo diario dal portabagagli.
Non ha proprio intenzione di spegnersi...
Slacciatasi la cintura, si alz ignorando gli sguardi
di disapprovazione degli altri passeggeri e della
hostess seduta in fondo al velivolo. In quell'istante,
l'aereo traball di nuovo e Diana si ritrov sulle ginocchia
del passeggero che occupava il posto vicino
al suo.
Oh, mi dispiace tanto, signore.
Poteva farsi male, signorina, farebbe meglio a
sedersi, disse l'uomo anziano.
La hostess, con aria perentoria, le fece cenno di
rimettersi a sedere e alcuni passeggeri si voltarono
chiedendosi che cosa le prendesse. Raddrizzandosi,
Diana infil una mano nel portabagagli per estrarre
la borsa che rischiava di cadere sulla testa di un
altro passeggero per gli scossoni dell'aereo. Riusc
ad afferrarla senza alcun incidente.
Aperto il suo diario, Diana cominci a scrivervi
con lettere storte fra una turbolenza e l'altra:
Amata mamma,
voglio chiederti qualcosa...
Mary  nata prima di me, non  vero? Ha imparato
a camminare prima di me, e ha parlato prima
di me, non  vero?
Purtroppo, anche oggi  un passo avanti rispetto
a me. Forse, proprio mentre ti scrivo queste
righe, sta per raggiungerti... A dire il vero, mamma,
Mary meritava di essere con te da un pezzo. Ti
meritava certamente pi di me. Ti ama in maniera
pazzesca.
Non fraintendermi. Anch'io ti amo. Ti amo
quanto lei. Ma lei ti amava senza neppure conoscere
la dolcezza di essere tua figlia. Ti amava senza
ricevere nulla da te, senza avere la protezione delle
tue braccia quando era spaventata, senza addormentarsi
con il capo sul tuo seno. Come solevi
dire: L'amore non  amore se chi ama chiede
qualcosa in cambio.
Allora, mamma... Chi di noi  pi degna di
essere tua figlia? Mary o io? Non ho pi paura
della risposta. Lei  la mia gemella. Dato che sono
sempre stata al secondo posto, forse un giorno
anch'io meriter di essere tua figlia.
Dopotutto, io e lei non abbiamo condiviso lo
stesso destino finora? Crescendo con un solo genitore,
circondate dall'attenzione degli Altri, con la
nostra passione per le storie, i nostri sogni, Zeynep
Hanim e il roseto... Visto com' andata a Mary, presto
dovrebbe toccare a me parlare con una rosa...
Ma in questo momento non mi sembra molto probabile.
Una parte di me pensa tuttora che cose simili
accadano solo nelle favole.
Ma c' ancora un interrogativo che non riesco a
togliermi dalla mente, mamma... Nelle fiabe, i
protagonisti non fanno mai promesse che non possono
mantenere, non  cos? In tal caso, se le cose
che ho udito nel roseto sono parte di una favola,
Zeynep Hanim non ne  l'eroina? Quindi deve
mantenere la sua promessa, non  vero? Un giorno,
anche tu udrai le rose, mi ha detto...
Non lo so, mamma...
Fantasia-realt; timore-speranza; io-Mary...
Come tutto  diventato confuso!
Ho un bisogno tremendo di udire la tua voce...
Diana
la tua piccola figlia
...
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...
CAPITOLO 38.
...
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...
Non appena vide l'autista dell'albergo che era
venuto a prenderla all'aeroporto, Diana gli chiese:
 passato qualcuno in albergo a chiedere di mia
madre? Qualcuno che mi somiglia moltissimo?
Che io sappia, no, signorina Stewart.
Allora fermiamoci un attimo all'albergo prima
di andare a casa.
Diana non vedeva l'ora di arrivare. Ma con sua
delusione, ricevette la stessa risposta dal personale
dell'albergo, e pi tardi dai domestici di casa: nessuno
aveva chiesto di sua madre. Poich, per il momento,
Diana non voleva rivelare a nessuno di avere
una gemella, chiese anche: Qualcuno mi ha vista
qui la settimana scorsa? Poich tutti sapevano che
era stata via, nessuno prese sul serio la domanda.
Il fatto che Mary non si fosse presentata all'albergo
o a casa poteva significare che non aveva ancora
saputo della morte della madre. Era una buona
notizia. Ma Diana non si sentiva tranquilla poich
Mary poteva averlo appreso da altra fonte.
Non le restava altro che aspettare a casa. Per ore
cammin su e gi per le stanze, aspettando di sentire
squillare il campanello della porta o il telefono.
Non venne nessuno e nessuno telefon...
L'attesa continu fino a mezzanotte quando,
esausta, si arrese addormentandosi sul divano nero.
...
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CAPITOLO 39.
...
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...
Svegliata di soprassalto dal campanello, Diana si
precipit alla porta, raggiungendola prima della signora
Lopez. Era il postino. Diana prese la busta
che l'uomo le porgeva e chiuse la porta, con il presentimento
che fosse di Mary anche se non c'erano
n il nome n l'indirizzo del mittente. L'apr in
fretta.
Amata mamma,
oggi sono arrivata a San Francisco. Mi hanno detto
che eri morta. Non ci ho creduto.
Mammina!, dove sei? Dove sei andata, proprio
quando stavamo finalmente per incontrarci?
Oh, mamma, mi manchi tremendamente...
Anch'io ti manco, non  vero?
Perci vieni a prendermi. Sono all'indirizzo che
ti ho dato nella mia quarta lettera.
Sono sicura che verrai perch so che sei viva.
Devi venire...
Perch, se non verrai, dovr concludere che gli
Altri mi hanno detto la verit sin dall'inizio.
Dovr accettare l'idea che non ti incontrer mai in
questo mondo.
E in tal caso, far il necessario per venire io da te.
Mary
Oh, mio Dio! sussurr Diana. Non c'era alcuna lettera nella quarta busta.
...
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...
CAPITOLO 40.
...
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...
Diana telefon a Zeynep Hanim per informarla
del biglietto di Mary. Poi cominci a cercare la lettera
mancante in ogni angolo della casa. Cerc nell'antico
scrigno, nella stanza della madre, nella biblioteca,
frugando in ogni possibile nascondiglio, ma
non riusc a trovare la lettera in nessun posto.
Verso sera, squill il telefono.
Ciao, Diana, disse Zeynep Hanim. Sei riuscita
a trovare la lettera?
No, ho guardato dappertutto. Sto per impazzire.
Non preoccuparti. Non ricevendo una risposta
da tua madre, Mary cercher di contattarla di nuovo,
ne sono sicura.
Ho chiesto a chiunque e tutti dicono che non si
 presentato nessuno n all'albergo n a casa. E non
ho idea di chi possa avere detto a Mary della morte
di nostra madre. Temo moltissimo che commetta
una sciocchezza.
No, no, non devi pensare una cosa simile. Vedrai,
se non ha notizie di tua madre, si far viva con me,
non preoccuparti... Domani ti spedisco un pacco per
espresso. Aprilo e, se Mary arriva, per favore, daglielo.
Forse le sar di qualche conforto. Ma nel frattempo
continua a cercare la lettera, mia cara.
Forse la lettera non esiste!
Non hai detto che c'era una quarta busta? Se c' una busta, deve esserci per forza una lettera.
...
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...
CAPITOLO 41.
...
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...
Diana cerc la lettera ininterrottamente per due
giorni, ma senza alcun risultato. Si rec persino alla
tomba della madre a chiederle dove potesse trovarsi,
ma non ricevette alcuna risposta.
Tornata a casa, entr nella biblioteca. Dopo avere
passato in rassegna centinaia di grossi volumi, trov
finalmente Il piccolo principe che aveva letto spesso
da bambina. Nella lettera di addio al padre, Mary
aveva scritto di avere riletto Il piccolo principe dopo
tanti anni e di averlo trovato completamente diverso.
Aveva ragione?
Dopo averne spolverato la copertina, Diana si
sedette sul pavimento e lo apr.
Un'ora dopo, aveva finito di leggerlo. Appoggiata
alla parete, pens a quanto fosse diventato diverso
il libro. Poi, prese il suo diario.
Cara Mary,
ho appena finito di rileggere Il piccolo principe
dopo tanti anni. Hai ragione, il libro  completamente cambiato!...
Credo di cominciare anche a rendermi conto di
che cosa significhi "essere responsabile di una
rosa.
Ma ci non significa che sia in grado di esserne
responsabile. E questa  la differenza fra te e me,
Mary. Tu sei riuscita a essere responsabile della
tua rosa.
Ti sei resa conto molto prima di me che la tua
rosa era scomparsa e hai fatto tutto il possibile per
ritrovarla. Ti sei presa cura della tua rosa...
Sai che cosa penso, Mary? Mi sarebbe piaciuto
che nostro padre avesse preso me con s e avesse
lasciato te con mamma. Mi sarebbe piaciuto che la
mamma avesse dedicato la propria vita a te invece
che a me. Eri l'unica che meritasse nostra madre.
Mi rendo conto che la mamma non ha affidato
te a me, ma piuttosto me a te. Sapeva che avevo
bisogno di te.
E adesso lo so anch'io.
Ecco perch devi venire qui, Mary. Devi credere
ancora una volta che possiamo incontrare la
mamma in questo mondo. Devi credere che  con
Dio e che Dio  sempre con noi.
Ricordi come rispondevi agli Altri quando eri
piccola? Quando gli Altri ti dicevano che tua
madre era morta o che era da qualche parte, lontano,
o che non l'avresti mai potuta ritrovare in questo
mondo? Non credevi che dovesse esserci un'altra
risposta?
Dunque, perch hai cambiato idea, cos' successo?
O  perch anche tu sei ormai un'adulta come me?
Mary, non rinuncer alla speranza di vederti giungere qui. Perch questo  quanto il cuore mi dice:
Molto prima che tu cominciassi a cercare Mary, lei aveva gi cominciato a cercare te...
Diana
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
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...
Solo pochi minuti dopo che ebbe chiuso il suo
diario, si ud una scampanellata. Diana si precipit
ad aprire la porta.
Era Gabriel con un enorme pacco fra le braccia.
Buongiorno, Diana. Un pacco espresso per lei
da Istanbul. A chi ha rubato il cuore, laggi?
Spero di essere riuscita a rubare quello di qualcuno,
rispose pensando a Zeynep Hanim.
Il pacco era cos legato da fare pensare a un salame.
Gabriel le consegn anche una busta. Dopo averlo 
congedato con un sorriso  cordiale, Diana apr la
busta.
Cara Diana,
nel pacco troverai Socrate con appesa una corona di
rose bianche, simile a quella che Mary aveva in
testa nel suo sogno. Tua sorella credeva che avrebbe
udito la voce di sua madre solo dopo avere udito
quella di Socrate. Spero che il suo desiderio venga
esaudito presto.
Inoltre, Fiore Giallo ha qualcosa da chiederti...
Ha adattato per Mary una storia di Nasreddin
Hodja. Vuole che tu gliela legga quando vi incontrerete.
Mary, dopo avere udito i versi di Socrate,
avr bisogno di una chiave che si pu trovare soltanto
in questa storia.
La chiave del tesoro
Un giorno Nasreddin Hodja perse la chiave
del suo tesoro. La cerc davanti a casa, attorno
alle case vicine, lungo la strada che attraversava il
villaggio, ma non riusc a trovarla in alcun posto.
Perci si rivolse ai suoi vicini perch lo aiutassero
a trovare la chiave. Anche costoro cercarono
per tutto il villaggio, ma inutilmente. Era
come se la terra si fosse aperta inghiottendo la
chiave. Per fortuna, qualche tempo dopo, a un
vicino venne in mente di chiedere a Hodja:
Hodja, sei sicuro di avere perso la chiave
fuori?
Oh, no, rispose Hodja. L'ho persa in casa,
ma cercarla fuori  pi facile.
Fiore Giallo dice che Mary non dovrebbe cercare
fuori la chiave del suo tesoro, ma dentro...
 forse nel cassetto del comodino.
Fiore Giallo e io vogliamo ringraziarti per tutto
il tuo aiuto, tesoro.
Zeynep
...
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...
CAPITOLO 43.
...
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...
Tolto l'imballaggio di polistirolo, Diana trov il
pesante vaso con un pezzo di stoffa argentea che
ricopriva Socrate. Lo pos con attenzione su un
tavolo. Poi, come se stesse scoprendo una statua,
tir via la stoffa.
Socrate!!
Oh, mio Dio! sussurr Diana cadendo in ginocchio.
Oh, mio Dio!
Riusciva solo a fissare Socrate, incapace persino
di battere le palpebre. Socrate era un rosaio con
quattro rose nere. Quattro rose nere!...
Persa la nozione del tempo, Diana fissava stupita
Socrate.
Quattro rose nere!
Diana balz in piedi e corse immediatamente alla
parete cui era appeso l'ultimo regalo di compleanno
di sua madre: la cornice d'argento. Dopo avere
accarezzato le quattro rose nere che ne adornavano
i lati, lesse i versi che vi erano racchiusi:
No, non  ci che pensi,
non mi hai perduta.
Ti parlo attraverso ogni cosa,
dietro i ricordi...
Mentre scorreva le parole era come se stesse
facendo un viaggio nel passato.
Diana ricord alcuni passaggi delle lettere di
Mary... Quel che aveva detto agli Altri: Non  ci
che pensate. E le parole che sua madre aveva detto
a Mary nel suo sogno: Non mi hai perduta. Ci
che la rosa carnicina aveva detto a Mary: Tua madre
ti parla attraverso ogni cosa...
Diana ricord le giornate trascorse nel roseto. Ebbe
la visione di Artemide e Miriam attorcigliate insieme
in un solo vaso, ud riecheggiare parti del loro
dialogo. Ricord le parole di Zeynep Hanim. Proprio
come le parole nelle lettere di Mary, anche quelle
di Zeynep Hanim sembravano essere quelle di sua
madre...
Diana ricord il momento in cui aveva scorto sua
madre negli occhi di Zeynep Hanim. Adesso era come
se stesse guardando di nuovo negli occhi la signora
di Istanbul. Era come se quegli scintillanti
occhi azzurri non fossero di Zeynep Hanim, ma di
sua madre...
Diana ricord le volte in cui aveva chiesto alla
madre la chiave del suo tesoro, ottenendo sempre
la stessa risposta: Ma non ce l'ho! Ricord le storie
che sua madre le aveva narrato... Ricord la storia
che Fiore Giallo aveva mandato per Mary... E le
rose gialle che la signora Johnson aveva deposto sulla
tomba di sua madre.
Ogni riga della strofa incorniciata rammentava a
Diana una delle lettere di Mary ed ebbe l'impressione
che ogni secondo l'avvicinasse sempre pi alla
lettera mancante.
La prima riga, No, non  ci che pensi, le
ramment la prima lettera di Mary, la sua obiezione
agli Altri... Non mi hai perduta ramment a
Diana la seconda lettera di Mary, l'apparizione in
sogno della madre che diceva alla sua gemella che
non l'aveva perduta... E Ti parlo attraverso ogni
cosa le ramment la terza, con la rosa carnicina
che diceva a Mary che sua madre le parlava attraverso
ogni cosa... Perci la quarta lettera doveva
essere nascosta nell'ultima riga. Diana la ripet mille
volte:
Dietro i ricordi... Dietro i ricordi...
Ricordi... Ricordi...
Dietro...
Ammutolita all'improvviso, allung la mano verso
la cornice, prezioso ricordo della madre. Staccatala
dal muro, la volt.
Non si era sbagliata! Nell'angolo superiore destro
c'era una piccola toppa. Ricordando il consiglio
dato da Fiore Giallo nella lettera di Zeynep Hanim,
Diana pos la cornice sul tavolo e corse nella
sua stanza dove apr il cassetto del comodino. Le
sue dita nervose frugarono fra le carte e le penne
che riempivano il cassetto fino a trovare una piccola
chiave fissata con del nastro adesivo al fondo.
Strinse nel palmo la chiave. Grazie, Fiore Giallo...
Tornata in soggiorno, prese la corona di rose
bianche appesa a un ramo di Socrate e se la pose
delicatamente sul capo.
Poi sollev la cornice d'argento. La chiave era
cos piccola che le cadde di mano mentre cercava
di infilarla nella serratura. Ma, al secondo tentativo,
fu in grado di aprire la cornice. In essa c'era
una lamina d'argento su cui era stata incisa una lettera
in caratteri minuscoli. Mentre la estraeva, il
cuore le batteva cos forte che ne poteva quasi udire
i colpi.
Sollev all'altezza del seno la lamina d'argento,
lucente come uno specchio, che recava in cima due
parole: Indirizzo di Mary. Sotto tali parole, vide
il riflesso del suo volto.
Mentre si sistemava la corona che le era scivolata
leggermente all'indietro, due lacrime le scorsero
lentamente lungo le guance. Senza asciugarsele,
lesse le parole della madre:
Mia cara Diana, o, come tuo padre soleva chiamarti:
Mary...
Tuo padre ti sussurrava sempre questo nome
all'orecchio. Ma dopo la sua morte, non ho voluto
chiamarti Mary finch tu non fossi arrivata a capire
che parte di te rappresenti questo nome.
Volevo che ti sentissi spinta a lasciare la tua
casa, ad attraversare un oceano e a vivere nella
paura di perdere la tua gemella, cosicch nessuna
forza sarebbe mai stata in grado di farti dimenticare
questo nome.
Mi dispiace, amata figlia, ma per mandarti a
cercare Mary ho dovuto dirti cose che non erano
del tutto vere. Purtroppo, avevo i giorni contati e
non potevo fare altrimenti. Volevo che ti mettessi
in viaggio per il roseto il pi presto possibile.
Con tale viaggio, che potrebbe essere considerato
una sorta di preparazione per le Piogge ottobrine,
volevo che tu uccidessi il tuo ego che ti causa
infelicit e ti impedisce di perseguire i tuoi sogni.
Poich questa lettera  in mano tua, devi avere
fatto una buona partenza sul sentiero delle rose.
Devi avere notato la differenza del roseto che hai
visto.
Se  davvero cos... Se per te quel giardino 
davvero diverso da tutti gli altri giardini, se
Socrate  diverso da tutte le altre rose, se il "tu in
quel giardino  diverso da tutti gli altri tu... E se
tale differenza, anzich darti un senso di superiorit,
ti rende umile e ti d la sensazione di abbracciare
il mondo intero, allora, tesoro, Zeynep e io ti
invitiamo a Efeso in ottobre. Poich puoi conoscere
veramente Mary soltanto attraverso le Piogge
ottobrine...
Chiss, forse sfider tutte le leggi della fisica
giungendo a Efeso su un destriero alato. In modo
da potere abbracciare mia figlia. In modo da potere
stare con te sotto la Pioggia di ottobre...
Ma anche se non dovessi vedermi laggi, tesoro,
ascolta bene le voci di Efeso... Presto ti renderai
conto che a Efeso c' soltanto una voce e non
due: la voce di Mary... La tua voce...
Se un giorno quella voce ti dicesse: "Ritira tutte
le domande fatte agli studi legali, prendi un foglio
bianco e comincia a scrivere il primo libro della
tua carriera, allora ho un solo consiglio da darti,
tesoro mio. Nel tuo libro, raccontaci la storia pi
vecchia di tutte: un viaggio che inizia e finisce con
te...
Vivendo tale storia, l'hai gi scritta. Adesso
non devi fare altro che metterla sulla carta.
Forse, in una pagina, vorrai citare il prezioso
adagio che Zeynep ti aveva promesso come ricompensa
per il tuo impegno nel volere udire le rose.
L'adagio di un santo sufita:
"C' un solo Io dentro di me, nel mio intimo.
Ti voglio bene, mia adorata... E sono sempre
con te.
Tua madre
...
.
...
CAPITOLO 44.
...
.
...
19 settembre
Amata mamma,
la possibilit di ritrovarti dopo cos tanti mesi mi
riempie di indescrivibile felicit. Fra un mese esatto,
sar a Efeso! Cos potr stare con te sotto le Piogge
ottobrine...
Nei quattro mesi scorsi, ho lavorato al mio
primo romanzo. Vorrei potertelo leggere, ma purtroppo
non  ancora finito. Tuttavia, mi piacerebbe
dartene un'idea.
 la storia di una rosa, mamma. La Rosa di
Efeso... Una rosa creata con una fragranza divina
che possiede una propria voce. La voce della felicit.
Parla di sogni. Parla di angeli e parla di incontri
con Dio in questo mondo.
Ma la rosa, crescendo, comincia a udire un'altra
voce, una voce che scambia per la propria, una
voce che dice io di continuo.  alta. Cos alta
che la rosa non riesce pi a udire la propria voce
originale.
La rosa deve prendersi cura della propria fragranza
per udire questa voce di nuovo. Ma  piantata
in un posto dove la gente non la ama per la
sua fragranza, bens per il suo colore, il suo stelo e
i suoi petali...
Perci, nella speranza di guadagnarsi il loro
amore, si conforma a ci che gli altri vogliono che
sia. La gente dice: Diventa pi alta, e lei diventa
pi alta. La gente dice: Fa' risplendere i tuoi
petali, e lei obbedisce solerte. E in breve tempo,
per la sua negligenza, la sua fragranza comincia a
svanire.
Dopo averla plasmata in tal modo, la gente la
ricopre di lodi come se fosse una dea e presto la
rosa comincia a credere di esserlo davvero. Non si
rende conto che l'unica cosa di cui ha bisogno per
sentirsi speciale  ricordarsi di essere una rosa.
Nulla di straordinario. Solo una rosa...
Con il passare dei giorni, si scopre sempre pi
infelice. Rimane un solo motivo di felicit nella
sua vita: sua madre. Ma, proprio quando comincia
a scoprirla, quando ne ha pi bisogno, la perde per
sempre. O cos crede.
A dire il vero, mamma, non  la storia di una
rosa, ma di una madre. Di una madre che ha dimostrato
che le vere rose non muoiono mai, che continuano
a emanare il loro profumo anche dopo
essere appassite... Di una madre che ha dovuto
scuotere il vaso della rosa perch potesse ricordare...
Sar possibile? Ricorder ci che ha dimenticato,
o dimenticher tutto ci che le  stato insegnato?
Sar in grado di recuperare la sua fragranza? E
soprattutto, sar in grado di udire la propria voce
originale?
Io spero proprio di s...
Ecco, mamma, questa  pi o meno la storia del
mio romanzo. Non sono sicura di avertela raccontata
bene, per. Credo sia pi una storia da vivere
che da tradurre in parole. Non sono riuscita neppure
a descrivere il gusto di un'oliva a Zeynep Hanim,
quindi come potrei descrivere la magia del roseto?
Ma anche se non ci fossi riuscita, va bene lo stesso.
Va bene anche se non sono stata capace di raccontare
la storia come si deve, va bene anche se agli
altri non piace... L'importante  che conti per me.
Perch  la tua storia. Sono contenta di averla raccontata.
A dire il vero, no, non l'ho fatto. Sei stata
tu a raccontarla a me, proprio quando pensavo che
non avresti pi potuto raccontarmene un'altra.
Grazie, mamma...
Sento il tuo profumo nell'aria. E ogni volta 
diverso.
Fragranza di rose. Ovunque.
Diana
...
.
...
CAPITOLO 45.
...
.
...
Mentre sto per finire il mio romanzo, scorgo dei palloncini azzurri che passano davanti alla mia finestra in grappoli di cinque o sei. Da dove verranno?
Apro la finestra per vedere che cosa stia succedendo.
C' movimento nel parco. Con un po' di difficolt, distinguo le parole scritte su un grande striscione:
I mari mutevoli della California. Mostra di arte di strada. 24-27 settembre.
Dopo avere aggiunto al mio romanzo questo capitolo in cui vedo i palloncini azzurri, esco di casa per assistere all'inaugurazione della mostra.
...
.
...
CAPITOLO 46.
...
.
...
Quando arrivo alla mostra, vedo una ventina di
quadri disposti l'uno accanto all'altro. Cerco con lo
sguardo Mathias, ma non lo trovo. Esamino i quadri,
a caccia di quello che ha eseguito mentre era
qui. Proprio allora scorgo il mio indovino che mi fa un cenno.
Sei fortunata, piccola signora. Visto chi c'?
Sorrido. Ehi, non sappiamo neppure perch sia qui.
Chi vivr vedr, dice.
S, chi vivr vedr, dico. Oh, a proposito, ieri
ho parlato con la signora Johnson. La manda a salutare.
Ma si sta ancora chiedendo perch non abbia
accettato il suo regalo.
Perch avrei dovuto accettarlo? Sono un uomo
d'onore e rispetto il mio lavoro. Se non predico la
sorte, non accetto n regali n verdoni.
Be', nel mio caso, forse non mi ha predetto la
sorte ma mi ha indotto in qualche modo a leggere
quelle lettere. Non avrebbe potuto accettare il 
regalo della signora Johnson come un piccolo segno di
gratitudine per avere aiutato lei e mia madre? Come
un piccolo riconoscimento per la sua gentilezza?
Un regalo in cambio di una gentilezza, eh? Mi
suona pi come un baratto, piccola signora. La gentilezza ...
Si ferma e addita gli altri mendicanti.
Vedi quei mendicanti laggi? Assieme a me,
erano i mendicanti pi fortunati della citt, con la
pancia piena dal mattino alla sera. Aprivi gli occhi e
cosa ti trovavi davanti? Piatti d'argento colmi di
ogni ben di Dio. Ogni mattina un ragazzo ci portava
del cibo delizioso e poi filava via. Abbiamo mangiato
gratis per un pezzo. Noi tutti ci chiedevamo
chi mandasse quei piatti ma il ragazzo aveva la bocca
cucita. Gli altri non sanno ancora chi fosse la
persona generosa che ce lo mandava. Ma io lo so
perch esattamente sei mesi fa il cibo ha smesso di
arrivare. Piccola signora, dimmi, chi credi che mandasse
tutto quel cibo squisito?
Non lo so, un'organizzazione di beneficenza,
forse?
Lui sorride. Vedi, piccola signora, la gentilezza
 quando neppure tua figlia  al corrente delle tue
buone azioni.
Non so cosa dire. Ma ancora una volta, quale
figlia di mia madre, mi sento speciale.
Mi dispiace, non lo sapevo. Informer le cucine
appena torno all'albergo. Mi assicurer che il cibo
riprenda a esservi mandato e...
Non ce n' bisogno, dichiara. Volevo solo
dirti perch ho rifiutato il regalo di quella gentile
signora Johnson. Adesso non pensarci e va' a vedere
i quadri.
Grazie, dico dandogli un colpetto sulla schiena.
...
.
...
CAPITOLO 47.
...
.
...
Dopo averlo lasciato, mi dirigo verso il gruppo
di fronte. Osservano il quadro che Mathias ha
dipinto quando era qui. Esaminando la tela attentamente,
mi rendo conto che Mathias non  tornato
per me. Aveva detto che avrebbe tenuto la sua
mostra dove avesse dipinto l'opera migliore. E quel
quadro  davvero il migliore di tutti. La furia delle
onde  resa persino meglio e c' ancora solo un gabbiano
nell'angolo superiore. L'uccello non si stanca
mai di volare da solo?
All'improvviso, scorgo Mathias, di schiena, accanto
a un uomo con il listino prezzi in mano. Avvicinandomi,
mi arrivano le parole dell'uomo: Ci
piace soprattutto questo quadro, specie a mia moglie.
Se potesse abbassare un po' il prezzo...
 anche il mio preferito, dice Mathias. Sarei
pi che felice di farvi uno sconto e...
Si arresta quando si accorge della mia presenza.
Fissandomi, non dice una parola, neppure un Salve!.
Mi fissa la fronte come se avesse appena visto
la cosa pi strana del mondo.
Trascorrono quindici o venti secondi prima che
si rivolga di nuovo al cliente: Ma purtroppo non
posso vendere un quadro che non  ancora finito.
Se non  finito, perch mai lo ha incluso nel
listino?
Mi dispiace, signore. Ma me ne sono reso conto
solo adesso. Indica il mare. Ho dipinto il mare
esattamente a quest'ora del giorno, contemplando
proprio quel punto... Guardi, non le pare che ci sia
pi luce sulla superficie dell'acqua? Non sono riuscito
a renderne completamente la luminosit.
Mathias continua a lanciarmi delle occhiate mentre
si scusa con l'uomo che sembra irritato. Borbottando
qualcosa all'orecchio della moglie, la prende
per un braccio e si allontana.
Mathias si volta verso di me. Non so che cosa
dire, Diana, sono davvero...
Non dire nulla.
Non ti chieder come stai perch ti vedo in ottima
forma. Non posso fare a meno di chiedermi che
cosa sia successo da quando...
Una lunga storia, dico. Infatti ci si potrebbe
persino scrivere un romanzo.
Mi piacerebbe sentirla.
Dopo una breve passeggiata durante la quale
nessuna delle sue domande riceve una risposta, arriviamo
a casa.
Siediti dove vuoi. Ma promettimi di non alzarti
finch non avr finito. Devo scrivere qualcosa, ci
vorr un po'.
D'accordo, promesso, dice sedendosi nella poltrona
accanto alla finestra, con il quadro incompiuto
sulle ginocchia.
Stampo le prime pagine del mio romanzo. Mentre
continuo la stesura, lui lavora al suo quadro.
Proprio quando finisco di scrivere il pezzo in cui
torniamo a casa dal parco, Mathias posa il pennello
e comincia a guardarmi. Ha l'espressione di un bambino
felice. Uhm, mi chiedo se debba invitarlo a
Efeso...
Ma la cosa presenta dei problemi. Soprattutto
perch non so neppure che cosa faremo a Efeso.
Zeynep Hanim si  rivelata risoluta come mia madre
e la signora Johnson nel mantenere il segreto.
L'unica cosa che so con certezza  che vado laggi
per conoscere meglio Mary. Come spiegarlo a Mathias?
Le scarse informazioni che possiedo gli renderanno
interessante la piccola citt dall'altra parte del
mondo? Che cosa c' per Mathias a Efeso? Le rovine
di una citt antica... Il tempio di Artemide... La Santa
casa di Maria... Basterebbe per persuaderlo a venirci?
Naturalmente, ci sarei anch'io!...
Vedo che fai di nuovo la presuntuosa, dice Mary,
interrompendo il mio pensiero, come accade
spesso in questi giorni. Ogni volta che Artemide
rialza la testa dentro di me, sento Miriam che ha da
obiettare. Talvolta  Diana ad alzare di pi la voce,
talvolta  Mary... Pare che ci vorr un po' prima che
diventino una sola rosa. Ma sono contenta di riuscire
adesso a distinguerne almeno le voci.
Allora... Mathias verrebbe davvero a Efeso?
E nel caso...
Forse, una sera di ottobre, ci ritroveremmo seduti
sulla riva del Meles, davanti al monte Bulbul, intenti
a contemplare il tramonto.
Forse potrei raccontare a Mathias cosa accadde
a Efeso circa duemila anni fa. Avvenimenti appresi
dai libri. O forse i suoni che io stessa ho sentito salire
dall'antica Efeso.
Forse gli parlerei anche della condizione umana.
Siamo tutti come la citt di Efeso, gli direi, sede
nel contempo di Artemide e della Madonna.
E per confonderlo ancora di pi, gli parlerei
anche di Apollo, il gemello di Artemide. Poi, lo
guarderei con fermezza dicendogli: Non badare
ad Apollo. Va' anche tu alla ricerca del tuo gemello
perduto!
Se, una sera d'ottobre, tutto si svolger nel modo
che immagino, io stessa potrei constatare la verit
delle parole di Zeynep Hanim:
I sogni sono il lievito della realt.
...
.
...
CAPITOLO 48.
...
.
...
Proprio mentre comincio a scrivere l'ultimo capitolo,
vedo Mathias che mi tende il quadro.
Ha dato un piccolo tocco finale alla sua tela: una
terza ala che spicca fra quelle del gabbiano solitario
rivelando un secondo uccello seminascosto dal
primo.
Non riesco a staccare gli occhi dal quadro, ma continuo
a scrivere. Ancora qualche frase e poi... Prender
le prime pagine del mio romanzo dalla stampante
e le porger a Mathias.
Lo guarder negli occhi per un attimo, pensando
alle due bottiglie di vino del primo capitolo...
Penser all'inizio e alla fine... Alle due onde della
storia di Mathias... Ad Artemide e a Miriam... Ai
due gabbiani del quadro... A Mary e a me... E,
soprattutto, penser alla mamma e a me.
Il mio cuore sar all'unisono con la mia mente.
Affinch anche Mathias sappia ci che dice il mio
cuore, gli legger le prime parole del mio romanzo:
Due fanno una.
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
Efeso! Citt della dualit. Sede del tempio di Artemide
e della Santa casa di Maria, madre di Dio. La
citt che incarna l'ego e l'anima. L'epitome della
vanit e dell'umilt. Il simbolo dell'asservimento e
della libert. Efeso! La citt in cui gli opposti si
intrecciano. La citt che  umana come ogni anima
viva.
Una sera d'ottobre, erano seduti sulla riva del
Meles nei pressi di quella citt... l'antica Efeso. Il
sole stava calando dietro il monte Bulbul, tinto di
scarlatto dai suoi raggi. Coloro che parlavano la lingua
dei cieli avevano portato loro la lieta novella
della pioggia imminente.
San Paolo parla alla gente della Madonna, disse
Diana. Odi la folla in collera che urla, protesta
e lo maledice? In migliaia si ribellano contro la
nuova religione che vieta loro di adorare la dea
tanto amata. Ascolta! La folla strepita: Non vogliamo
Maria! Noi veneriamo Artemide!
Artemide? chiese Mathias. La dea? La Diana
dei Romani?
Non curarti di lei, disse Diana. Non  altro che
un'illusione, concepita e venerata dagli altri.
Sembra che tu la conosca bene.
La conosco come me stessa.
Allora, non puoi parlarmene?
 la dea della caccia, cominci Diana. Una vera
cacciatrice le cui frecce procurano una morte rapida
ai suoi nemici. Libera di spirito eppure schiava, soggetta
eppure orgogliosa. Sotto un ulivo, Latona partor
lei e...
Dopo un profondo respiro, Diana soggiunse: E
il suo gemello...
Sfiorando la mano di Mathias, disse: Ti parler
pi avanti di Apollo, il suo gemello. Ti parler del suo
tempio e della saggia massima incisa sul suo frontone:
Conosci te stesso. Ti parler anche del grande filosofo
Socrate che non riusc a staccare gli occhi da queste
tre parole quando pass un giorno davanti al tempio
di Apollo a Delfi. Conosci te stesso, la massima
che rivela la ragione per la quale fu creato l'intero universo,
la ragione per la quale noi esistiamo. Ma prima
mi piacerebbe parlarti della rosa gemella di Artemide,
di cui Artemide e Omero ignoravano l'esistenza.
Secondo la leggenda, prosegu Diana, un giorno
Artemide apprende dalla madre di avere una gemella
completamente diversa. Lascia la casa per cercarla,
attraversa un oceano ed entra in un roseto dove
le viene chiesto di darsi una morte rapida e dolce.
Le dicono che per trovare la gemella deve ascoltare la
voce delle rose.
Dopo avere trascorso qualche tempo nel giardino,
Artemide torna a casa e trova la chiave che l'avrebbe
condotta alla gemella.  felicissima di trovarla,
eppure la sua gioia non  senza nubi. Non
pu fare a meno di chiedersi: L'arte di udire le rose
era solo una favola? Ma poi ricorda che cosa le aveva
detto la giardiniera il primo giorno nel roseto e
cos il suo cuore trova conforto. Un'impronta nel
tuo cuore, che forse adesso  invisibile, ma che al
momento giusto si riveler.
Fissando le nubi cariche di pioggia all'orizzonte,
Diana soggiunse: Forse  questo il momento giusto,
Jon. Guarda, le Piogge ottobrine si avvicinano...
...
.
...
FINE.